«Siamo il paese più accogliente»: falso di Draghi

La scorsa settimana il Presidente Draghi, volato alla corte del sultano Erdogan, ha pronunciato parole in tema di immigrazione («Siamo il Paese più aperto ma abbiamo dei limiti e ora ci siamo arrivati») che, oltre ad essere imbarazzanti, risultano offensive e mistificatrici.

Mentre, insieme agli altri governi occidentali, calpestava i diritti umani del popolo curdo (consegnandone le vite nelle mani del loro aguzzino in cambio dell’allargamento della NATO a Finlandia e Svezia), il nostro presidente del Consiglio, si è proclamato paladino dell’accoglienza e del salvataggio dei migranti. E ciò benché, da quando si è insediato al governo, le navi delle ONG carche di disperati raccolti in mare continuano, incomprensibilmente, a essere lasciate al largo delle nostre coste per settimane, mostrando tutta un’altra realtà: l’uso strumentale e senza alcuna strategia del tema dell’immigrazione, per non scontentare troppo le destre xenofobe, che comunque attaccano ugualmente il Viminale. L’affermazione che “i limiti” nell’accoglienza per il nostro Paese sarebbero stati raggiunti è semplicemente falsa, perché smentita dai dati Eurostat, forniti dai Ministeri degli interni dell’UE: l’Italia, sia sul medio che sul lungo periodo, continua ad ospitare meno di Germania, Francia, Spagna, Malta, Grecia, Cipro, Svezia e di tanti altri Paesi. La tabella qui riportata, che come ogni anno pubblichiamo come ARCI per chiarire qual è “lo sforzo” che l’Italia fa concretamente in relazione agli altri partner europei, spiega bene perché il limite di cui parla l’europeista Draghi è davvero uno di quei luoghi comuni accettati da tutti che non necessitano di dimostrazione e vanno ben oltre la realtà, di fatto inventandola.

L’Unione Europea nel suo complesso continua a essere tra le aree geografiche del pianeta meno investite dalle migrazioni forzate, ossia dall’arrivo di persone obbligate a lasciare le loro case. Solo nel 2022, a seguito della crisi ucraina, abbiamo avuto un numero di profughi superiore a quello degli anni scorsi e paragonabile ad alcune aree di crisi del mondo. Intanto nell’aprile scorso il numero di persone di competenza dell’UNHCR nel mondo ha superato la soglia dei 100 milioni. Un numero che cresce da anni e che rappresenta l’incapacità della comunità internazionale di trovare soluzione alle tante crisi che caratterizzano questa fase della nostra storia. Come negli ultimi anni più dell’85% delle persone in fuga si insediano nelle immediate vicinanze delle aree di crisi.

Per di più in Italia, come nel resto dell’Unione Europea, l’attivazione, per la prima volta, della Direttiva n. 55/2001 sulla protezione temporanea, ha consentito ai governi di scaricare sui privati l’accoglienza delle famiglie scappate dalla guerra. Nel nostro Paese, come dimostrano tutti i dati pubblicati di recente, più dell’80% delle persone arrivate è ancora oggi a carico di privati (famiglie, associazioni, terzo settore) e questo cambia le responsabilità pubbliche che si sono di molto ridotte, determinando per la prima volta una grande divergenza tra l’accoglienza del Paese e quella dello Stato.

Cambiano i governi, ma la retorica resta la stessa: un vittimismo farcito di menzogne, che alimenta razzismo e politiche di chiusura. In questo caso il capo del governo, oltre a sostenere una palese, ma poco nota purtroppo, bugia pubblica in relazione ai numeri degli accolti in Italia e al fatto che saremmo quelli che fanno di più e fanno troppo («siamo arrivati al limite!»), fa una affermazione gravissima perché priva di ogni fondamento giuridico: la richiesta d’asilo di chi arriva alle nostre frontiere è un diritto soggettivo, sancito nell’articolo 10 della nostra Costituzione, nelle Direttive UE e nel diritto internazionale, che non ammette deroghe o limiti. Se guardiamo i numeri, lasciando stare per un attimo il confronto con il resto del mondo e dell’Unione Europea, si capisce come l’affermazione di Draghi sia davvero mistificatrice. Nel 2022, sino ad oggi, le persone sbarcate in Italia sono circa 30 mila, un’entità ben al di sotto di quelle registrate negli anni di maggior afflusso (il massimo è stato raggiunto nel 2017 con quasi 120 mila sbarchi) e quelle accolte sono intorno ai 90 mila, meno della metà del massimo raggiunto qualche anno fa. Si tratta di entità che, nonostante contraddizioni e limiti e nonostante l’approccio perennemente emergenziale, l’Italia ha dimostrato di poter gestire senza particolari difficoltà, se non quelle prodotte dalle strumentalizzazioni politiche di stampo razzista. La cosa è tanto più evidente se si considera che, nello stesso periodo, sono arrivate nel nostro Paese dall’Ucraina 140 mila persone, senza che ciò abbia sollevato problemi (anche se bisogna tener conto che – come si è detto – esse sono assistite dallo Stato in misura davvero limitata, prossima al 20%). In ogni caso 140 mila arrivi che non hanno fatto registrare reazione negative e segnali di “collasso del sistema”.

Il superamento dei limiti di cui parlano Draghi, la destra xenofoba (per la quale qualsiasi numero di immigrati è eccessivo) e molti dirigenti delle forze democratiche (si ricordino le affermazioni deliranti dell’ex ministro Minniti secondo il quale l’eccesso di immigrati è un pericolo per la democrazia) non ha nulla a che vedere con la realtà, ma solo con la sua rappresentazione e con le paure (di essere attaccato, di perdere consenso, di non avere argomenti) di chi deve prendere decisioni. I limiti, in realtà, sono quelli di una classe dirigente che in questi anni si è dimostrata gravemente carente su questo come su altri argomenti. Sarebbe dunque meglio che la politica si interrogasse al riguardo, prima di stabilire limiti, del tutto inventati, all’ingresso di richiedenti asilo. Ma per farsi domande simili, servirebbe una classe dirigente diversa, che oggi non si vede all’orizzonte.

Gli autori

Filippo Miraglia

Filippo Miraglia, già responsabile del settore immigrazione e ora vice presidente nazionale dell'Arci, è stato protagonista di diverse campagne in favore dei migranti. Ha scritto, con Cinzia Gubbini, "Rifugiati, Conversazioni su frontiere, politica e diritti" (2016).

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