Dolce Lucano

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Il punto è da che parte stare. […]
Dalla parte del sindaco di Riace c’è un alleato potente
che si chiama Costituzione della Repubblica italiana.
Già, si può violare la legge, e però attuare la Costituzione.
(Tomaso Montanari)

Ho letto sul Fatto Quotidiano di qualche giorno fa l’articolo di Marco Travaglio dedicato alla condanna di Mimmo Lucano. Il suo titolo “Amaro Lucano” ha ispirato il mio e mi ha indotto a scrivere. Non perché ci sia qualcosa di buono all’orizzonte (perlomeno al mio orizzonte). Semmai tutto il contrario. Il detonatore (e che detonatore) è, appunto, la condanna inflitta all’ex sindaco di Riace a 13 anni di reclusione (e un paio di mesi… per “buon peso” come si diceva un tempo nei negozi di alimentari di queste contrade dell’estremo Nord Ovest).

Io a Riace ci sono stato, con tutta la famiglia. Accadde anni fa, giugno 2006; andammo apposta in ferie in Calabria dove non ci eravamo mai spinti nonostante fosse la terra di origine dei miei nonni paterni. Andammo prima a Tropea, per qualche giorno, poi attraversammo la punta dello stivale nel suo lembo più stretto, dal Tirreno allo Ionio, 106 chilometri. Non per raggiungere quel mare, ma un paese sulla collina: non come quelli narrati da Cesare Pavese, ma ricco di una storia (allora solo all’inizio) che azzarderei definire ugualmente forte, ancorché non letteraria. La storia che stanno ricordando tutti, da Wim Wenders ai signor nessuno come me, e che ha affascinato tutti (e continua a farlo): la storia di un maestro elementare “comunista”, che non aspetta di vincere le elezioni per rivoltare come un calzino il suo paese di poche anime, spopolato proprio come tanti del Monferrato, ma da cui si vede il mare… Quel mare dove i maggiorenti hanno spostato i loro beni, puliti o sporchi che siano; averi ben rappresentati da ristoranti, discoteche, “lidi azzurri” e capannoni, così tristemente uguali a quelli che hanno lastricato persino le nostre Langhe patrimonio dell’umanità, che generano ricchi oneri di urbanizzazione… non puzzano, basta tapparsi il naso. Ma il maestro non ci sta a veder morire un po’ alla volta il paese vero, dissanguato dalla concorrenza spietata di quello artificiale. Non ci sta soprattutto a che da quel mare lontano, reso famoso dal ripescaggio accidentale dei Bronzi (peraltro espropriati dalla città del “boia chi molla”), rischino di non venire “ripescati” degli esseri umani, in quel caso Curdi. Esseri umani, certo, ma che i maggiorenti vedono né più né meno come una seccatura o addirittura una minaccia al recente benessere (un po’ come i loro futuri referenti del “nord”). Mimmo Lucano invece pensa non solo che debbano essere soccorsi, ma intuisce che possono costituire una ricchezza: la rinascita, assieme a loro, alla loro accoglienza, del paese sulla collina. Nulla è pianificato, nulla nasce sulle carte bollate sostituite, un po’ alla volta, dai moduli “smaterializzati”, non ci pensa nemmeno a “pararsi il culo”: come giri lo sguardo vedi le case di altri migranti, quelli che hanno abbandonato la Calabria per il Nord Italia, la Germania, o per un altro mare, Atlantico o Pacifico (di molti di loro si sono perse le tracce). Ciononostante le finestre vengono riaperte. Una casa che dà sulla piazzetta del paese diventa una trattoria, altre diventano un “albergo diffuso”, ben prima che questa definizione entri nel Devoto Oli. Del resto se non è un maestro a reinventare la lingua…

Basta, queste cose sono state descritte molto meglio, e ampiamente documentate, in molti libri, servizi televisivi, articoli di giornale assai più autorevoli di me… Io voglio solo raccontare (a me stesso e a chi si imbatterà casualmente su queste righe tra chi sa quanti anni) come ho conosciuto un uomo giudicato da un tribunale della Repubblica “meritevole” di oltre 13 anni di reclusione, poco meno del doppio di quanto chiesto dalla pubblica accusa (i magistrati che – come in “America” – conducono le indagini, portano le prove di colpevolezza, se del caso mandano al “confino” i sospetti rei, i conclamati farabutti, i ladri, gli ‘ndranghetisti e gli assassini). Avranno pur “scoperto” nelle loro indagini a tappeto, che una rivista statunitense (non certo comunista) come Fortune aveva inserito Lucano nella classifica annuale dei 50 uomini più influenti del mondo! Del resto il “modello Riace” è divenuto il simbolo stesso dell’accoglienza. Se ne parla in tutto il “mondo occidentale”, quello che si autocelebra per la transizione ecologica e che dissemina di piattaforme petrolifere anche un piccolo mare come lo Ionio. Quello stesso mondo che regala le dosi scadute di vaccini agli africani e fa patti ignobili con Libia e Turchia perché gli impediscano di partire e li torturino nei campi di concentramento, o gli impediscano di varcare i confini dell’Unione. Che non sanzionano i “muri” di calcestruzzo e filo spinato dell’Ungheria comunitaria, per non dire della Francia – patria dei “diritti dell’uomo” – la cui gendarmeria respinge chi è riuscito ad arrivare fin lì abbandonandoli in territorio italiano tra ghiaccio e precipizi.

Quanti anni vogliamo dare, Vostro Onore, a chi usa i soldi dei cittadini UE per questi crimini contro l’umanità se a Mimmo Lucano chiediamo (anche) indietro 500mila euro di contributi della Unione? Manca forse una denuncia che consenta di far scattare l’obbligatorietà della azione penale? Ma allora come ha detto (provocatoriamente?) Wenders delle due l’una: o prendete per buone le pesanti accuse di Papa Francesco o lo arrestate per calunnia.

Provo a concludere: l’ho fatta lunga ma ce ne sarebbe. La Giustizia italiana è lenta, si sa: per questo la Ministra Cartabia ne ha promosso una riforma radicale che, grazie all’impunibilità dei potenti, accorcerà radicalmente la durata dei processi. Anche i più critici (lo sono tanti magistrati) si dovranno ricredere sulle buone intenzioni del premier Draghi e della sua Guardasigilli proprio prendendo a esempio la vicenda Lucano: prefetti, alti funzionari dello Stato (quello Stato nel cui nome si pronunciano ed eseguono le sentenze) per anni hanno usato la disponibilità di Mimmo a sburocratizzare i percorsi dell’accoglienza (lunghi a volte fino all’indurre i più fragili al suicidio) e a gestire le procedure al limite dell’autolesionismo (lo ha sempre dichiarato lui stesso). Spesso mancava il tempo materiale per farlo e ancor più spesso erano gli stessi rappresentanti di ben più alte istituzioni a chiederglielo: «Mimmo, abbiamo qui un centinaio di profughi cui dare un letto, un pasto e dei vestiti asciutti». Ma allora – pazienza io che, lo confesso, in quella breve “vacanza” nella Taverna di Donna Rosa ci ho desinato (e anche bene, dieta mediterranea) senza pormi tante domande – ma chiedo a Voi: possibile che nessuno si sia accorto di niente fermando a suo tempo (magari autodenunciandosi) la missione di Mimmo Lucano? Comodo servirsene per poi “scaricarlo”… O eravate anche Voi convinti che violava la legge per applicare la Costituzione?

Claudio Giorno

Claudio Giorno è nato e vive a Borgone Susa da 70 anni, la metà dei quali trascorsi nel mondo delle grandi opere (nell’ufficio tecnico di progettazione, prima, e manutenzione, poi, di una concessionaria pubblica poi svenduta ai privati). Ambientalista militante in tutte le associazioni “storiche” si è presto convinto che l’aggressione al territorio e la corruzione che affligge il nostro paese sono le due facce (inseparabili) della stessa medaglia. Ha partecipato con Mario Cavargna – fondatore di “Pro Natura” – a tutte le lotte nate negli anni in Val di Susa. In particolare contro la speculazione edilizia e contro il traforo e l’autostrada del Frejus. Prova a portare (con scarso successo) la stessa sensibilità nella CGIL cui rimane iscritto per motivi del tutto irrazionali (come chi continua a tifare per la sua squadra del cuore). Ha partecipato – negli anni Novanta – alla fondazione del Comitato Habitat per la difesa del territorio e della vivibilità residua della Valle di Susa, da cui è nato il “movimento No TAV”. Cura il blog semiclandestino https://claudiogiorno.wordpress.com/

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2 Comments on “Dolce Lucano”

  1. Un groppo allo stomaco e il cuore che sobbalza, occhi umidi! Un grido dagli antenati Epikeia!
    (Rifugiamoci nelle conferenze di Vito Mancuso; internet ci può aiutare!)

  2. Sono allucinato. In qs ultimi 10 anni ho seguito a mie spese profughi africani. Non faccio commenti sul modo di “accogliere” qs poveretti. Mi auguro di tutto cuore che qs vicenda si concluda come un colossale equivoco. Coraggio.

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