Lettera al Governo Draghi. È tempo di creare un’Italia davvero inclusiva

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Come movimento Italiani senza cittadinanza vi scriviamo per ricordarvi che fate parte di un’Italia che è già arricchita dalle vite di cittadini dalle diverse origini, di un’Europa che è già orgogliosamente interculturale.

Nei giorni scorsi ci eravamo già rivolti a voi attraverso i nostri video, volti e voci, perché siamo convinti che questo nostro amato Paese abbia bisogno di coesione e giustizia, e di una guida che lavori per il bene di tutti i suoi abitanti, adulti e minori di ogni origine.

Soprattutto in un momento così difficile, con una pandemia mondiale che ha reso ancora più faticosi e complicati i percorsi di tutti, è bene non lasciare indietro nessuno e lavorare perché ognuno di noi salga e resti sulla stessa barca da portare al sicuro.

Ed è proprio in una fase così delicata che diventa fondamentale rivolgere lo sguardo in particolare ai figli d’Italia non riconosciuti, nati o comunque cresciuti nelle città d’Italia, e che anche rappresentano il presente e futuro del Paese e dell’Europa. Già 858mila sono gli alunni e alunne di passaporto straniero che crescono nelle scuole italiane e 1.078.000 i minorenni senza cittadinanza italiana iscritti nelle anagrafi comunali.

Sono figli dell’Italia di oggi ai quali dobbiamo la modifica della legge sulla Cittadinanza italiana, lo devono il Parlamento e il Governo innanzitutto. Lo dobbiamo tutti noi adulti, responsabili e coerenti, in un momento in cui bisogna andare avanti per dare il buon esempio e non affondare.

Vediamo da anni cambiare i Governi mentre le nostre vite di Italiani senza cittadinanza restano impantanate per legge. Caro presidente del Consiglio, cari rappresentanti del nuovo Governo, ci rivolgiamo a voi in prossimità di una data importante, il primo marzo, Giornata internazionale contro le discriminazioni: dimostrateci che possiamo avere fiducia in voi, che possiamo darvi anche noi la fiducia di cui questo nostro Paese ha bisogno.

Buon lavoro da parte di tutte e tutti noi Italiani non riconosciuti.

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