Balcani e Mediterraneo: dove fallisce l’umanità

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«Le immagini che giungono dalla Bosnia sono drammatiche: migliaia di persone abbandonate tra i boschi e sotto la neve per l’incapacità dell’intera Unione Europea di affrontare e governare i flussi migratori. […] I racconti delle violenze subite dai migranti che hanno tentato di varcare il confine con la Croazia sono agghiaccianti: le persone vengono picchiate e poi private dei pochi effetti personali, spesso anche delle scarpe e abbandonati in mezzo ai boschi con temperature sotto lo zero. […] Tutto questo ad opera di forze di polizia europee in un vergognoso scaricabarile sulla pelle di esseri umani disperati a cui dovremmo garantire invece accoglienza e protezione. […] Un perverso “gioco” di polizie in cui da Trieste i migranti che riescono ad arrivare vengono consegnati alla polizia Slovena, poi a quella Croata ed infine respinti in Bosnia, abbandonati in tendopoli fatiscenti tra le montagne e sotto la neve. Sono in prevalenza ragazzi Afghani, Siriani, Iracheni. […] Abbiamo il dovere morale prima ancora che legale di accogliere queste persone, di far valere le leggi che noi stessi abbiamo scritto nelle nostre costituzioni per proteggere chi fugge da guerra, persecuzioni e trattamenti inumani. Lo abbiamo adesso! Per questo chiediamo che i Governi europei coinvolti nelle pratiche di respingimento illegali sul confine orientale interrompano immediatamente ogni attività di questo tipo applicando la legislazione europea ed internazionale in materia di diritto d’asilo e tutela dei diritti umani. Chiediamo alla Commissione ed al Consiglio Europeo che sia istituita una missione umanitaria europea con il coinvolgimento dell’UNHCR sul confine orientale per soccorrere le migliaia di persone rimaste intrappolate nella neve che rischiano di morire. Chiediamo infine che sia predisposto un piano straordinario per l’accoglienza che preveda una distribuzione tra tutti i paesi membri delle persone che arrivano in Europa».

Così si esprime un drammatico appello lanciato dall’europarlamentare Pietro Bartolo, dall’on. Erasmo Palazzotto, dal sen. Gregorio De Falco e da altri politici dotati di cuore e di cervello. Un appello rimasto inascoltato dalle cancellerie degli Stati interessati e dagli organi dell’Unione. È assurdo che l’Alto rappresentante della politica estera Josep Borrell abbia fatto la voce grossa con la Bosnia Erzegovina per non aver garantito una adeguata sistemazione dei profughi, osservando che l’UE ha messo a disposizione della Bosnia 3,5 milioni di euro per l’allestimento di un centro di accoglienza. Secondo Borrell la responsabilità per questa catastrofe umanitaria è della Bosnia, che non costruisce i campi di concentramento per il popolo dei migranti, non degli Stati membri che hanno sbarrato il confine orientale e hanno ricacciato indietro i profughi, in aperta violazione del diritto d’asilo e del divieto di respingimento, proclamato dagli articoli 18 e 19 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE.
Ma la rotta balcanica non è l’unica vergogna europea. C’è un’altra rotta, sul cammino del popolo dei profughi, che è stata definita la più letale al mondo: quella che dalla Libia punta verso l’Europa attraverso il Mediterraneo centrale, lungo la quale si consuma la vergogna dell’omissione di soccorso preordinata e dei respingimenti delegati alla Libia. Il 4 gennaio è stata rilasciata una dura nota dell’Arcivescovo di Palermo mons. Corrado Lorefice. Il monsignore ricorda la tragedia del piccolo Joseph, inghiottito dal Mediterraneo.

«Appena un mese fa piangevamo insieme la sua morte, rimasto nel cuore di tutti, in uno dei tanti drammatici naufragi a cui abbiamo assistito nell’anno appena trascorso. Oggi abbiamo la conferma che i quattro bambini i cui cadaveri sono stati ritrovati il 18 dicembre scorso sulle coste libiche, nel silenzio generale, sono morti annegati durante un respingimento, uno dei tanti push-back operati dalla cosiddetta Guardia costiera libica. Gli ultimi report sui fatti avvenuti nel Mediterraneo centrale tra le fine di dicembre e i primi giorni di gennaio fanno stringere il cuore a chiunque avverta ancora il senso della propria umanità: siamo chiamati a reagire da esseri umani e da cristiani».

Secondo gli ultimi report delle organizzazioni umanitarie, infatti, a fronte dei 34.476 migranti giunti sulle coste italiane attraverso il Mediterraneo centrale, in assenza di canali sicuri e legali di accesso in Europa, sarebbero 11.891 i migranti intercettati e riportati in Libia nel 2020 (9.225 nel 2019), mentre 323 corpi sono stati restituiti dal mare e 417 vite risultano tuttora scomparse nel nulla.

«Non ci stancheremo mai di ripetere – ribadisce Lorefice – che i respingimenti costituiscono una grave violazione del principio di non refoulement sancito dalla Convenzione di Ginevra, violano i diritti umani internazionali, calpestano il Vangelo, tradiscono la fraternità universale. E oltre a causare il ritorno di tante persone nei lager libici, portano ad esiti come l’annegamento di questi quattro bambini. È assordante il silenzio e spaventosa l’indifferenza che sta avvolgendo queste notizie. Non possiamo non indignarci anche come cristiani. La Carta costituzionale e il Vangelo ci chiedono di alzare la voce e di coinvolgere i cittadini italiani perché il nostro Paese attraverso quanti lo governano prenda le distanze da questa barbarie che massacra corpi, vite, volti umani, attese, drammi, speranze, e si adoperi anche a livello europeo per una soluzione umanamente sostenibile».

In questa livida alba del 2021, si levi alta la nostra voce contro la barbarie che ci assedia e ci potrebbe travolgere se non sapremo reagire.

Domenico Gallo

Domenico Gallo, magistrato è presidente di sezione della Corte di cassazione. Da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo e del movimento per la pace, è stato senatore della Repubblica per una legislatura ed è componente del comitato esecutivo del Coordinamento per la democrazia costituzionale. Tra i suoi ultimi libri "Da sudditi a cittadini. Il percorso della democrazia" (Edizioni Gruppo Abele, 2013) e "Ventisei Madonne Nere" (Edizioni Delta tre, 2019).

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