Migrazioni: occorre una svolta politica radicale

04/02/2020 di: , e

Sono passati cinque mesi (150 giorni) dall’insediamento del Governo Conte bis e dal ribaltamento della maggioranza gialloverde, ma i decreti sicurezza, approvati allorché era ministro dell’Interno Matteo Salvini, restano in vigore. Intatti. Pesanti come macigni. Qualcosa è cambiato nell’attività amministrativa e nel linguaggio del Governo ma il superamento di quei decreti non è neppure all’orizzonte. Nonostante le parole di circostanza di alcuni. E mentre è sempre più chiaro che non ci sono modifiche da elaborare e i decreti sicurezza vanno aboliti tout court. Cancellati con un tratto di penna. E sostituiti con provvedimenti che diano vita a una politica sulle migrazioni radicalmente diversa: accogliente, lungimirante, razionale. Nel mondo politico ci sono assai pochi segnali in questa direzione. Uno è contenuto in un appello diffuso nei giorni scorsi da Pietro Bartolo, Pierfrancesco Majorino ed Elly Schlein. Vale la pena riportarlo, nella speranza che abbia un seguito.

In Italia e in Europa c’è bisogno di una svolta radicale in materia di politiche di immigrazione.

Per questo rivolgiamo al Governo un appello preciso: ci si faccia carico di scelte più nette rispetto a quelle operate fin qui.

Serve una nuova legge quadro su di una materia che fin qui è stata affrontata attraverso le lenti dell’insicurezza, della paura, della fragilità dei progetti di inclusione e integrazione.

E serve una nuova legge sulla cittadinanza che cancelli l’odiosa differenza tra bambini che nascono e crescono in questo Paese e che devono essere sempre riconosciuti come italiani.

La cancellazione dei decreti Salvini, il superamento della Bossi-Fini, il potenziamento dell’accoglienza diffusa, il rilancio di SPRAR, un grande piano nazionale per la piena integrazione, il sostegno al soccorso in mare, la nuova gestione dei flussi contro qualsiasi illegalità, l’annullamento del memorandum con la Libia in cui la situazione non garantisce il rispetto diritti fondamentali e la cancellazione di quella autentica vergogna costituita dai campi di detenzione: tutto ciò deve e può essere il cuore di una nuova pagina da scrivere immediatamente attraverso il nostro Paese.

Un Paese che, ovviamente, non va lasciato solo.

Anche per questo è sempre più necessario che in sede europea si approvi davvero la riforma di “Dublino” e vinca la logica della comune responsabilità nella gestione dei processi di accoglienza e non quella della continua deresponsabilizzazione che aiuta i trafficanti e tratta i migranti come un nemico da respingere.