Migranti. Il doppiopetto e le ricette di sempre

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Qualche giorno fa il Ministro degli esteri Moavero Milanesi ha proposto un suo “piano immigrazione”. Ma la proposta, accolta con molta freddezza dai colleghi europei, è, a ben guardare, la solita minestra riscaldata. Ricordate il Migration Compact di Renzi? Si tratta, come in quel caso, del tentativo maldestro di proporre misure che vanno nella stessa direzione di quelle della destra xenofoba, ma con un linguaggio civile e apparentemente ragionevole. Un tentativo già fallito più volte per la nota regola che l’originale è sempre più convincente della copia, peraltro sbiadita. Le proposte hanno sempre il medesimo obiettivo strategico: impedire ogni accesso legale al territorio nazionale ed europeo, dichiarando però il contrario.

La prima è la formula, ormai svuotata di significato, “aiutiamoli a casa loro”. Oltre al fatto che le risorse per l’aiuto allo sviluppo in questi anni si sono ridotte, spostate in gran parte sul controllo e la militarizzazione delle frontiere, l’esperienza degli ultimi 50 anni dimostra che le maggiori opportunità di crescita inizialmente si traducono in un aumento dei flussi, non in una loro diminuzione. D’altra parte, i fondi per militarizzare le frontiere, delegando i controlli ai Paesi interessati, soprattutto in Africa, spesso vanno a finanziare regimi dittatoriali, con un aumento delle persecuzioni e quindi delle fughe.

L’altra misura annunciata e mai realizzata è quella di spostare la responsabilità delle domande d’asilo ai Paesi di transito. Un modo per scaricare gli obblighi che derivano dalle convenzioni internazionali a Paesi economicamente e politicamente fragili, bisognosi di sostegno e quindi ricattabili. Per evitare che le persone si debbano affidare ai trafficanti – dice Moavero – bisogna fermarle lontano dalle nostre frontiere, facendo presentare le domande d’asilo in uffici europei operanti in Africa. Ma l’accoglienza di queste persone avverrebbe, in attesa della presentazione della domanda e poi del suo esito, in luoghi lontani e l’eventuale ricorso, previsto dalle direttive e dalle legislazioni nazionali, si dovrebbe presentare a distanza. Con quali procedure non è dato sapere, ma la tutela dei diritti delle persone, come è noto, a questo Governo poco interessa. In ogni caso, se si volesse far arrivare rifugiati già formalmente riconosciuti in Italia o in altri Paesi UE, basterebbe accogliere una quota adeguata di reinsediati già selezionati dall’UNHCR e disponibili a partire da subito. Ma su questo Moavero tace. Anzi, i programmi di reinsediamento sono tuttora ostacolati e si promuovono, a parole, i corridoi umanitari perché, come ripete Salvini, sono a carico di chi li organizza e non dello Stato. Come se il diritto d’asilo potesse essere garantito da privati cittadini.

La vera farsa sta però nella proposta di Moavero di riformare il regolamento Dublino, con la “novità” delle “aree franche”, dove “contenere” i potenziali richiedenti asilo, prima di distribuirli (è esattamente la logica degli hot spot). Ovviamente per evitare che arrivino tutti in Italia e Grecia. Il Ministro forse non ricorda che i due partiti al governo sono tra i pochi che non hanno votato la riforma del Regolamento, proprio perché non vogliono, come i loro amici del gruppo di Visegrad, nessuna condivisione.

Altra “straordinaria novità” è la proposta di promuovere accordi per i rimpatri non come singoli Stati ma come UE. Una strada che tanti, anche con grande impiego di risorse, hanno già provato a percorrere, con risultati al disotto delle aspettative e in Italia certamente insignificanti.

Non si parla di decreto flussi, di ricerca di lavoro, di regolarizzazione ad personam, di reinsediamento. Nessuno dei meccanismi che possono realmente contribuire a sottrarre ai trafficanti la gestione dell’immigrazione e a riconsegnarla agli Stati viene preso in considerazione.

L’idea di fondo, anche se espressa con parole formalmente più ragionevoli di quelle del Ministro della propaganda, è la stessa: proibire, contenere, espellere. L’obiettivo però è diverso. Mentre Salvini punta al consenso elettorale, scommettendo sull’aumento del disagio, della paura e del razzismo, il Ministro degli Esteri mira ad accreditarsi nei palazzi dell’UE e tra i moderati. Purtroppo per lui la lista è lunga e dovrà mettersi in fila.

About Filippo Miraglia

Filippo Miraglia, già responsabile del settore immigrazione e ora vice presidente nazionale dell'Arci, è stato protagonista di diverse campagne in favore dei migranti. Ha scritto, con Cinzia Gubbini, "Rifugiati, Conversazioni su frontiere, politica e diritti" (2016).

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