Non saremo complici

image_pdfimage_print

Siamo un nonno e una nonna, cittadini di questo Paese, che, arrivati bambini dal Sud Italia, hanno conosciuto il peso, la fatica, la discriminazione, ma anche la ricchezza culturale e umana conseguente allo scambio fra differenti culture.

Dove sono le differenze, con chi arriva da più lontano, con chi ha colori della pelle diversi dai nostri perché così ha stabilito la natura o il Dio in cui si crede? O con chi cucina cibi con profumi e sapori diversi dai nostri, esattamente come succedeva ai nostri genitori immigrati che portavano a Torino cibi dalle loro terre perché al Nord non sempre trovavano gli odori e i sapori della propria Terra Madre? … perché emigrare costa anche questo distacco.

Dobbiamo mantenere sempre viva la memoria della nostra storia e mai dimenticare che l’anelito a una vita migliore è frutto del cammino dell’umanità e noi italiani, che siamo stati migranti all’estero e immigrati dal Sud al Nord, ben conosciamo il carico di fatica, sofferenze e mortificazioni che molti della nostra generazione hanno vissuto e che hanno successivamente permesso ai nostri figli di vivere una vita migliore. Abbiamo il dovere civile e umano di adoperarci per permettere ad altri popoli, ad altre persone di percorrere la strada che abbiamo prima di loro percorso, che li condurrà a migliorare le proprie condizioni di vita. La propaganda degli ultimi decenni ci ha reso spesso sordi e smemorati e ha reso difficile empatizzare con chi è più debole, ma noi pensiamo che sia l’unica strada per una vita pacifica per tutti.

Ci domandiamo quali responsabilità abbiano il profugo e l’immigrato per i ponti che crollano, per la mancata difesa del territorio che frana, per la sanità che precipita verso il basso ogni giorno di più, per la mafia, per la camorra, per il lavoro nero e per tanti altri mali, diventati endemici, del nostro Paese. Le false priorità dettate dalle agende dei nostri governanti servono a distrarci dai veri problemi e, inoltre, impediscono una sana e civile convivenza.

Crediamo sia arrivato il momento di fermarci a riflettere su quanti danni sono stati fatti all’insieme del sistema di valori che sta alla base della nostra cultura da una propaganda che tenta di criminalizzare in blocco tutte le persone, giovani, bambini, ragazzi e ragazze in cammino verso un futuro migliore e spesso in fuga da morte certa. Perché quelli che noi chiamiamo migranti economici sono stati bambini, sono stati quei volti e corpi denutriti che dagli schermi televisivi ci ricordano che “se non li aiutiamo di sicuro moriranno” e che muovono la nostra commozione. Diventati adulti non riusciamo più a commuoverci e li chiamiamo migranti economici. Noi troviamo questa definizione mostruosa e disumana.

Regio decreto legge 17 novembre1938, n. 1728: “legge razziale”; decreto legge 4 ottobre 2018, n. 113: “decreto sicurezza”. Ambedue le leggi hanno un fine discriminatorio, repressivo e disumano perché si basano entrambe su presupposti ideologici aberranti che pensavamo fossero stati sconfitti dalla storia. Invece, ottant’anni dopo, è stata pensata, discussa, approvata una legge che pone il nostro Paese fuori dai princìpi enunciati dalla «Dichiarazione universale dei diritti umani», carta fondamentale per la vita di uno Stato democratico come il nostro. Ottant’anni sono passati ma, oggi come allora, il tentativo è quello di dare in pasto all’opinione pubblica ragioni propagandistiche rese ancora più gravi dal fatto che a subirne le conseguenze sono persone deboli e indifese.

Riteniamo necessario proporre pubblicamente, non solo la necessità di abolire questa legge con i metodi propri delle procedure parlamentari, ma anche nuove forme di disobbedienza civile al fine di opporsi a una disciplina ingiusta e repressiva, operando, nel contempo, affinché vengano ripristinati i princìpi basilari dell’umanità fra i quali rientra a pieno titolo l’accoglienza e il sostegno a chi scappa da condizioni di vita per noi inimmaginabili.

Chi di noi ha avuto la fortuna di incontrare sulla propria strada persone arrivate da lontano ha conosciuto il calore di rapporti umani spesso dimenticati.

A ben vedere questa legge che impone la chiusura degli SPRAR e si propone di aprire un CRS in ogni regione dove incarcerare, di fatto, migliaia di “clandestini” creati anche dall’annullamento del permesso per motivi umanitari servirà ad accrescere la manodopera dello sfruttamento più bestiale e, talora, ad agire fuori dalle leggi.

Per questo, non fosse altro che per queste aberrazioni, dobbiamo opporci e rendere pubblica la nostra obiezione. Dobbiamo insegnare ai nostri figli e ai nostri nipoti che il Paese in cui viviamo è tanto più vivibile quanto più ci impegniamo a difendere i più deboli e a contrastare chi vuole criminalizzarli.

Per opporsi a queste misure di stampo fascista volute dal Governo e approvate da un Parlamento assoggettato e ignavo bisogna, lo ripetiamo, agire. Noi ci adopereremo, quindi, per proteggere e se necessario ospitare chi ha dovuto fuggire dalla fame o dalla guerra o dalle politiche predatorie con le quali il mondo occidentale e non solo opprime tanti Paesi (Paesi che non sempre sono poveri ma che tali debbono rimanere per il profitto di venditori di armi e predatori delle loro ricchezze).

Da sempre le migrazioni sono il sale dell’umanità e del suo progresso. Anche se quasi sempre sono accompagnate da sofferenze, il genere umano non ha mai smesso di muoversi. Non sarà certo una legge a fermare coloro che approdano nel nostro Paese.

A noi il compito di rendere più umano questo tragitto! Non ci gireremo dall’altra parte! Non vogliamo vergognarci davanti alla nostra coscienza! Non vogliamo insegnare a nostro nipote l’indifferenza per i più deboli! Non vogliamo essere complici di una legge disumana!

One Comment on “Non saremo complici”

  1. A volte mi sembra di vivere in un incubo. La mia quotidianità non è cambiata dopo l’approvazione di questo decreto anche perché io appartengo ai “salvati”: dei “sommersi” so poco e già questo suona come un atto d’accusa. Eppure sento che qualcosa sta profondamente mutando. “Com’è stato possibile?” mi chiedevo studiando l’epoca nazista. E guardavo con timore ma anche con scetticismo a ciò che scriveva Primo Levi: “Ricordate che ciò è stato. E se è stato può ancora essere”. Ecco perché mi sembra un incubo: vedo una progressiva e costante disumanizzazione della società, il riconoscere nell’altro non un uomo ma un nemico, un crescente fastidio per i valori costituzionali sempre più svuotati e disattesi proprio da chi ha giurato di difenderli e attuarli. Più il governo fa la faccia feroce per nascondere l’imbarazzante pochezza economica politica e istituzionale dei suoi componenti, a metà strada fra la farsa e il grottesco, più la gente applaude ed io non lo so come oppormi in concreto. Sento che è giusto e che è un dovere farlo ma sono frastornato e non trovo la strada.

Comments are closed.