Gli interventi dei capi di Stato o di governo all’annuale Assemblea Generale dell’Onu non sono quasi mai eccitanti. Ma quest’anno, data la temperie bellica in cui ci troviamo, è interessante una lettura in parallelo di alcuni di essi, in particolare quelli di Pezeshkian, Sánchez e Netanyahu, rivelatori, al di là delle comuni parole di circostanza, di culture e mondi non solo diversi ma incapaci di convivere e di comunicare. Le traduzioni degli interventi non hanno carattere ufficiale ma sono stare realizzate redazionalmente e attingendo a quelle informali diffuse in rete. (la redazione)
Intervento del presidente iraniano Pezeshkian – 23 settembre 2026
Signor Presidente, signor Segretario Generale, Eccellenze, signore e signori.
Il Presidente degli Stati Uniti ci ha descritti come terroristi. Ma le vittime del terrorismo siamo noi. Vengo da un Iran in cui il nostro Leader Supremo è stato assassinato senza motivo e fuori da ogni legalità. Vengo da un Iran dove hanno bombardato una scuola. Vedete queste bambine? Sono morte sotto le bombe, con armi degli Stati Uniti e di Israele, a Minab, piccola città di una provincia iraniana. Erano innocenti, non avevano commesso crimini. Gli Stati Uniti hanno martirizzato, assassinato i nostri scienziati, i nostri uomini, donne e bambini che non avevano commesso crimini né peccati. Coloro che sono terroristi e addestrano e proteggono terroristi ci descrivono così. Ci siamo solo difesi. Non siamo terroristi.
Il nostro popolo innocente è stato bersaglio di aggressioni codarde e ci siamo difesi con la massima forza. America e Israele, dotati delle più recenti tecnologie e sistemi d’arma, ci hanno attaccato, ma il nostro popolo è rimasto saldo. Sì, ci hanno colpiti, ma non abbiamo piegato le ginocchia. Non abbiamo chinato il capo. Abbiamo risposto, senza colpire le popolazioni civili, mentre loro hanno preso di mira le nostre università, i nostri centri sanitari, le nostre scuole, i nostri ospedali, le nostre infrastrutture – tutto in violazione del diritto internazionale.
A Gaza, oltre 80.000 civili innocenti sono stati assassinati, brutalmente assassinati. Centinaia di migliaia sono stati sfollati. Si sta commettendo un genocidio e si etichetta altri come terroristi.
Siamo noi le fonti dell’instabilità? Noi cerchiamo solo di vivere in modo indipendente. Coloro che commettono terrorismo e crimini sono loro i protettori della pace e della stabilità? Nessuna delle leggi internazionali è stata rispettata da loro. Abbiamo bisogno di forza, perché nel mondo di oggi un popolo che non può difendersi sarà calpestato. Viviamo in un mondo in cui i potenti, invece di pensare all’umanità, alla giustizia, all’equità e alla democrazia, sembrano essere i protettori e fautori di instabilità e distruzione.
Negli ultimi due secoli l’Iran non ha attaccato nessun paese, ma ci siamo sempre difesi con fermezza. Ora ci accusano di essere fonte di instabilità nella regione e siamo etichettati come terroristi. Non cerchiamo il potere per attaccare o commettere aggressioni. Cerchiamo energia per il progresso, non per minacciare le società con le armi. E desideriamo collaborare per la sicurezza. Il popolo iraniano, negli ultimi sette mesi, è stato in piazza ogni notte a manifestare a sostegno della propria terra, della loro patria, per non permettere a coloro che sono stati equipaggiati, addestrati e armati da Israele e dall’America di causare disordini nella sicurezza del loro paese.
L’Iran deve essere potente per evitare di essere minacciato, per evitare che il suo futuro venga minacciato. Non desideriamo usare il nostro potere per l’egemonia, e non cerchiamo la nostra sicurezza nell’insicurezza altrui. I nostri sistemi difensivi sono stati costruiti affinché nessuno possa pensare che i bombardamenti delle città iraniane rimarranno senza risposta. Ecco perché abbiamo il potere militare. Ma lo diciamo chiaramente: per difendere il nostro paese, non chiediamo il permesso o l’approvazione di nessuno. Cerchiamo energia per il progresso. La tecnologia nucleare pacifica fa parte del nostro progresso. Per i nostri malati, è cura e trattamento. Per il settore agricolo, si tratta di sicurezza alimentare. Per l’industria, si tratta di progresso e fornitura di energia elettrica. L’Iran non accetta che la tecnologia nucleare sia a disposizione esclusiva di pochissimi. Lo diciamo chiaramente: niente armi nucleari, e nessuna limitazione alla tecnologia nucleare pacifica. Cerchiamo cooperazione per garantire sicurezza. Viviamo in una regione in cui la guerra non conosce confini. Ecco perché l’Iran non vede i suoi vicini come rivali in materia di sicurezza. Nello Stretto di Hormuz, non possiamo permettere a qualcuno di avere libero accesso per i propri interessi e allo stesso tempo usare quel corso d’acqua per imporre le loro aggressioni su di noi. Chiudono l’accesso al nostro corso d’acqua, e continuano a fornire missili e tecnologie militari letali per portare insicurezza a tutte le coste circostanti. Non cederemo a questo.
Eccellenza, la Palestina rimane una ferita aperta nella coscienza della comunità internazionale, e Gaza rimane un simbolo del fallimento dei meccanismi internazionali nel prevenire la sofferenza dei civili. Per decenni sono state adottate risoluzioni, eppure occupazione e violenza sono continuate. Non possiamo parlare di pace ignorando la Palestina. Una pace duratura è impossibile senza giustizia per la Palestina. Finché occupazione, aggressione e ingiustizia persisteranno, la resistenza continuerà. Gaza, nonostante i massacri incessanti e la devastazione, ha rafforzato la fiducia del popolo nella resistenza. E la resistenza non può essere distrutta da bombe e assedi. Questa è la natura umana. Se un essere umano viene cacciato dalla propria terra, resisterà. Se le loro case vengono soggette a attentati, aggressioni e attacchi, resisteranno. Che altra scelta hanno? Soccombere al bullismo? Essere cacciati dalle loro case, dalle loro terre, e rimanere in silenzio? E quando si difendono, venire etichettati come terroristi? Le nostre questioni regionali devono essere risolte nella regione, per mano dei paesi della regione, senza diventare un giocattolo nelle mani di aggressori esterni. Nessun rapporto con una potenza straniera può diventare uno strumento per minacciare i paesi vicini della regione.
E ora, qualche parola con coloro che sono responsabili di aver pianificato e portato a termine aggressioni contro il nostro popolo. Hanno messo alla prova la forza e la fermezza dell’Iran e hanno imparato che l’Iran non può essere costretto ad arrendersi. L’Iran non è mai stato un aggressore, non ha mai iniziato una guerra e ha sempre dimostrato il suo impegno al tavolo delle trattative. Ci hanno imposto la guerra, ma abbiamo dimostrato che non abbiamo paura di combattere una guerra difensiva.
Signore e signori, il tema di questo incontro è la fiducia reciproca. Questo non può essere ottenuto solo con le parole, ma astenendosi dall’usare doppi standard. Le bombe atomiche sono nelle mani del regime israeliano, ma agli ispettori viene chiesto di recarsi in Iran. Israele ha armi di distruzione di massa, ma non ha mai permesso alcuna ispezione in base al Trattato di Non Proliferazione. Ripeto: l’arma nucleare è in Israele, ma gli ispettori in Iran. Israele uccide, ma l’Iran è soggetto a sanzioni. Questa è una vera tragedia, che farebbe ridere chiunque la sentisse. Loro uccidono, noi veniamo sanzionati, veniamo puniti. I malati, gli innocenti, i poveri, i meno privilegiati della nostra società, sono i bersagli di queste sanzioni. Ma l’Iran, nella sua grande storia, ha imparato questa lezione: un mondo senza potere è pericoloso, ma un mondo che comprende solo il linguaggio della guerra e del bullismo non sarà al sicuro. Non dobbiamo permettere che il XXI secolo torni a un’epoca di solo potenti, poteri prepotenti ed egemoni. Non dobbiamo costruire un mondo in cui il potere militare sostituisce la legittimità, il terrorismo sostituisce la politica, e la guerra sostituisce il dialogo e la diplomazia.
L’Iran tende la mano verso il mondo. O lo costruiremo insieme o dovremo vivere insieme nella insicurezza. Cerchiamo di pensare a un futuro mondiale in cui sicurezza, equità, giustizia, dignità umana diventino diritti inalienabili per tutti gli esseri umani. Un futuro in cui nessun popolo sarà messo ai margini, nessuna voce si perderà nel caos del potere e nessun potere avrà il diritto di determinare il futuro di un altro popolo. Se vogliamo davvero un ordine basato sul diritto e sugli standard internazionali, deve essere basato sulla giustizia, sulla volontà umana comune, sull’elevazione della dignità umana. Perché una pace che non comprende tutto non è pace, e l’equità e la giustizia che non abbracciano tutto non sono degne di essere chiamate giustizia ed equità. Ma tornando alle parole del Presidente degli Stati Uniti di ieri, dimostrano a chi è esperto di diritto internazionale, di diplomazia e di standard umani che quelle parole vanno contro la carta e lo spirito delle Nazioni Unite. Il presidente deve sapere che la resistenza del popolo iraniano non farà che aumentare di fronte alle sanzioni, alle pressioni crescenti, al bullismo. Non chineremo mai la testa né piegheremo le ginocchia. Trump e coloro che cercano di intimidire l’Iran devono capire che siamo pronti per il dialogo, la diplomazia e i negoziati senza accettare il linguaggio della forza.
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Intervento del premier spagnolo Pedro Sánchez – 24 settembre 2026
Presidente, signore e signori, salgo su questa tribuna con un solo obiettivo: difendere ciò che molti stanno cercando di distruggere. Vengo a rivendicare i principi e le ambizioni che ispirarono la nascita di questa organizzazione ottantuno anni fa. Principi e ambizioni che diversi governi qui presenti disprezzano o intendono smantellare. La maggior parte di noi credeva in quella promessa comune. Perché eravamo convinti che la pace, la sostenibilità e le pari opportunità non fossero posizioni ideologiche, ma parte integrante del futuro dell’umanità. Oggi, però, queste idee non vengono soltanto messe in discussione. Vengono attaccate da attori politici, da governi che vogliono riportarci a un passato oscuro. E non serve indicarli: sappiamo tutti chi sono e qual è il loro modus operandi. Prima mettono in discussione le regole. Poi le violano, sapendo peraltro che nessuno avrà il coraggio di chiedergliene conto. Tagliano i loro contributi agli organismi multilaterali come questo. Prendono di mira i loro leader e i loro funzionari, ne bloccano la capacità d’azione, per poi descriverli come enti inutili di cui si può fare a meno. Il loro è quindi un tentativo di demolizione pianificato e coordinato, che ci viene presentato come inarrestabile, come necessario. Ma che in realtà va contro le correnti strutturali della storia e poggia su tre pilastri sbagliati. Il primo è l’egoismo: l’assurda convinzione che il mondo sia un gioco a somma zero, in cui il guadagno di qualcuno implica necessariamente la perdita di qualcun altro. Il secondo è l’ignoranza: perché si disprezzano le evidenze scientifiche e si dà per scontato che esistano Paesi così potenti da poter abusare degli altri e da non aver bisogno di nessuno per prosperare. E il terzo, il peggiore di tutti a mio giudizio, è la crudeltà. Una crudeltà che ormai non si scompone più davanti alle costole di un bambino affamato o a un ospedale ridotto in macerie.
In questi otto anni ho visto queste forze egoiste, ignoranti e crudeli crescere. Ho visto come si toglievano la maschera e prendevano il potere in molti luoghi. E da lì le ho viste scatenare guerre illegali, massacrare civili innocenti. Le ho viste trattare milioni di esseri umani come se fossero bestiame e ritirare gli aiuti a chi più soffre la povertà e la malattia. Le ho viste inquinare l’atmosfera e anche l’oceano, come se fossero di loro proprietà. E cospirare per distruggere questa organizzazione e tutto ciò che rappresenta. Dico tutto questo perché essere testimone di queste cose ha trasformato il mio modo di comprendere il mondo. Ma non mi ha fatto perdere la speranza. Perché in questi otto anni ho visto anche cose meravigliose che mi fanno continuare ad avere fiducia nell’umanità. Ho visto, per esempio, milioni di persone mobilitarsi in difesa della natura, della pace, dei diritti civili. Ho visto migliaia di attivisti e di servitori pubblici affrontare i poteri delle élite, sapendo di mettere a rischio la propria carriera e persino la propria vita. Ho visto scienziati raggiungere traguardi che credevamo impossibili e molti governi fare la cosa giusta: scommettere sulla cooperazione, sulla giustizia sociale, sulla sostenibilità ambientale.
Certo, io stesso ho segnalato in diverse occasioni le contraddizioni e le carenze di questo organismo. Ma con la stessa convinzione devo denunciare che la maggior parte delle voci che oggi si ostinano a criticare il sistema delle Nazioni Unite non ne stanno descrivendo i fallimenti: stanno cercando di provocarne il fallimento. Negli ultimi otto anni il mio Paese si è opposto a tutte le guerre di aggressione, ovunque siano scoppiate. Ci siamo rifiutati di portare la nostra spesa militare al cinque per cento del prodotto interno lordo. E abbiamo fatto tutto ciò che era in nostro potere per contrastare le pressioni contrarie alla Carta delle Nazioni Unite: sanzionando gli aggressori russi, imponendo un embargo sulle armi al Governo di Netanyahu in Israele, impedendo che il nostro territorio venisse usato per schierare una coalizione contraria alla legalità internazionale e condannando senza ambiguità il genocidio che Netanyahu continua a perpetrare a Gaza. Abbiamo anche mobilitato risorse per fare di più. E di fronte alla manovra che ha tagliato quasi un terzo degli aiuti mondiali allo sviluppo in appena due anni, la Spagna ha raddoppiato il suo investimento nella cooperazione e ha aumentato il proprio contributo ai sistemi multilaterali di nientemeno che il 60%. E lo abbiamo fatto restando sempre fedeli ai nostri principi. Anche in momenti difficili come quello che sta vivendo la città spagnola di Ceuta, dove disuguaglianza, disperazione e disinformazione hanno alimentato una delle crisi di migrazione irregolare più gravi degli ultimi anni. So che in momenti come questi la tentazione è scegliere la scorciatoia, cedere alla paura, trasformare il migrante in un nemico e violare la legalità. Ma il mio Paese, la Spagna, non lo farà. E ovviamente non lo farà nemmeno una città spagnola come Ceuta. Perché i suoi cittadini stanno dimostrando che si può affrontare una crisi senza rinunciare alla decenza, mantenendo la legalità e rispettando i diritti umani. E ne usciremo più forti proprio per questo. Perché la Spagna non sceglie la strada più facile: sceglie sempre la strada più giusta.
E voglio anche riconoscere che il mondo lo sa. E le forze reazionarie che vogliono distruggere questo ordine multilaterale non smettono di attaccarci per questo. Vogliono che dimentichiamo, vogliono che finiamo per credere che gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile siano cause perse, che difendere il bene comune sia ingenuo, che cooperare sia un segno di debolezza. Ebbene, io sono qui, salgo su questa tribuna per dire loro forte e chiaro che si sbagliano e che non staremo zitti. Che noi spagnoli non faremo un passo indietro. Che non smetteremo di credere che l’umanità possa continuare a progredire e che, tutti e tutte insieme, possiamo costruire un mondo migliore. E non lo faremo perché dobbiamo rispondere ai nostri figli e alle nostre figlie, ai loro sogni. Perché sappiamo che tra qualche anno quelle generazioni future guarderanno indietro, studieranno questo decennio decisivo nella storia delle Nazioni Unite e ci chiederanno quale ruolo abbiamo avuto ciascuno di noi. Ci chiederanno, giustamente: che cosa avete fatto quando alcuni Paesi hanno cominciato a infrangere le regole e altri hanno deciso di chiudere un occhio? Ci chiederanno: che cosa avete fatto quando difendere ciò in cui credevate ha cominciato a costare caro? E quando accadrà, vogliamo poter dire loro che non abbiamo smesso di lottare. Che noi no. Vogliamo poter dire loro che ci abbiamo rimesso la pelle per lasciargli un mondo più pacifico, più sostenibile e, sì, più giusto. È questo che speriamo di potergli dire. Ed è questo l’impegno che voglio lasciare su questa tribuna. Non a nome mio, ma a nome del Paese che rappresento: la Spagna. Molte grazie.
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Intervento del premier israeliano Netanyahu – 24 settembre 2026
Signor Presidente.
Prima di cominciare, solo un breve annuncio. Se ci sono altri codardi che non hanno ancora lasciato questa sala, vi prego di farlo ora. Grazie mille. Signore e signori. 14 anni fa ero su questo podio e tracciai una linea rossa. Avevo promesso di impedire alla dittatura assassina iraniana di sviluppare bombe atomiche, volte a distruggere Israele, e che potrebbero minacciare il mondo intero. È esattamente ciò che abbiamo fatto. Ora lasciate che dica qualcosa che potrebbe sorprendervi. Devastare le strutture nucleari iraniane è stato difficile, molto difficile da fare. Ma per me è stata una delle decisioni più facili che abbia mai dovuto prendere come primo ministro, perché se non l’avessimo fatto, saremmo tutti morti. Israele sta anche difendendo molti dei paesi i cui delegati hanno appena lasciato questa sala. Anzi, voglio che sappiate che molti dei loro leader ci ringraziano privatamente per aver rimosso le armi nucleari iraniane. È difficile immaginare un’ipocrisia più sconvolgente, ma è proprio così.
Non è la prima volta che ci troviamo di fronte a una minaccia di annientamento. Il 5 giugno 1967 Israele fu circondato da nemici che giurarono apertamente di distruggerci. Oh, signor O’Hara, dovrebbe sapere che gli ebrei sono sulle Alture del Golan dai tempi di Mosè. Può leggerlo nella Bibbia. Alla vigilia della guerra dei Sei Giorni nel 1967, non eravamo in nessuno di questi luoghi. Eravamo in una piccola frangia di terra e lo siamo ancora. Questo equivale a circa un terzo dell’1% della superficie dell’intero mondo arabo. Eppure accusano Israele di colonialismo. E chi ci accusa? Beh, anche persone in Gran Bretagna e in Francia. Per l’amor di Dio, sono loro ad aver inventato il termine. Le loro colonie abbracciavano l’intero globo. All’epoca, su questo piccolo pezzo di terra, niente Cisgiordania, né Gaza, né Alture del Golan, solo la sopravvivenza di questo unico stato, lo Stato Ebraico. Perché è proprio questo il senso di questo conflitto. Non si tratta di territori. Si tratta dell’esistenza di uno Stato Ebraico.
Eppure, proprio in quel momento, eravamo minacciati di annientamento da tre eserciti arabi che stavano per invaderci. Sapete cosa stavano facendo gli israeliani all’epoca? Stavano scavando fosse comuni in preparazione delle migliaia di vittime, in preparazione di seppellire i nostri morti. All’epoca ero uno studente delle scuole superiori a Philadelphia, in Pennsylvania, cinque giorni prima che scoppiasse la guerra. Tornai in Israele a trovare mio fratello Yonathan. Trovai un Paese completamente blackout. Yoni era un ufficiale paracadutista di 21 anni e, come il resto dell’esercito, la sua unità era già mobilitata. Andai a cercarlo. Mi dissero che i paracadutisti erano accampati nei frutteti, nei boschetti d’arance intorno a Ramla. Andai lì e chiesi a qualche soldato: sapete dov’è Yoni Netanyahu? No, no. Poi uno disse, oh, intendi il giovane? Sì, è nel boschetto accanto. Così sono andato lì e alla fine di una lunga fila di alberi ho visto mio fratello. Rimase scioccato nel vedermi. Bibi, che ci fai qui? Ci abbracciammo e davanti a una tazza di caffè militare, gli feci la domanda che avevo in mente. La domanda che tutti avevano in mente. Cosa succederà? Si fermò, poi disse qualcosa che non dimenticherò mai. Vinceremo, ha detto. Non abbiamo altra scelta. Ricordo quelle parole come se fosse ieri. Vinceremo. Non abbiamo altra scelta. Nove anni dopo, terroristi palestinesi dirottarono un aereo passeggeri diretto a Israele. Lo portarono a Entebbe, in Uganda. Come i nazisti, i terroristi selezionavano i passeggeri ebrei: uomini, donne, bambini, neonati. Minacciarono di ucciderli tutti se Israele non avesse liberato i terroristi palestinesi. Poi, il 4 luglio 1976, in una delle missioni di salvataggio più drammatiche dei tempi moderni, Yoni guidò i suoi coraggiosi soldati nel cuore dell’Africa. Salvarono 103 ostaggi ebrei e li riportarono tutti a casa. Mio fratello, comandante della squadra d’assalto, fu l’unico soldato ucciso in quella missione. Voglio ringraziare ancora l’Uganda per aver recentemente eretto una statua di Yoni nel luogo in cui è caduto. Amici miei, le parole di Yoni sono vere oggi come lo erano più di mezzo secolo fa. Vinceremo. Non abbiamo altra scelta. Non è mai stato dimostrato così chiaramente come il 7 ottobre 2023, il giorno più buio della storia di Israele. In quel giorno orribile, migliaia di terroristi palestinesi hanno fatto irruzione in Israele da Gaza.
Voglio che sappiate che allora non c’era nemmeno un israeliano a Gaza. Non un civile, non un soldato, non uno. Ma non importava minimamente. I terroristi di Hamas hanno commesso il peggior massacro di ebrei dall’Olocausto. Sono andati casa per casa, sparando a civili israeliani a bruciapelo. Lo facevano con gioia diabolica, con gioia sadica. Trasmettevano in diretta mentre uccidevano. E chi hanno ucciso? Gli stessi israeliani, i loro vicini. Chi dava loro lavoro, chi prendeva bambini palestinesi al confine di Gaza e li portava negli ospedali israeliani per curare il cancro e poi li riportava indietro. Questi mostri di Hamas hanno massacrato i sopravvissuti all’Olocausto. Bruciavano i bambini vivi davanti ai genitori. Hanno decapitato i nostri uomini. Hanno violentato brutalmente le nostre donne e poi le hanno uccise. Quel giorno massacrarono 1200 israeliani. Voglio darvi un’idea di cosa significhi questo per un paese di 10 milioni di abitanti. In proporzione, questo equivale a 40.000 americani innocenti massacrati in meno di 24 ore. Negli ultimi tre anni, i nostri eroici soldati hanno combattuto giorno dopo giorno in una guerra su sette fronti. Conoscete qualche altro paese grande quanto il New Jersey capace di combattere una guerra su sette fronti? Per tre anni sette fronti: Hamas, Hezbollah, gli Houthi, l’Iran, milizie in Iraq, milizie in Siria, terroristi palestinesi in Giudea e Samaria. Si sono tutti uniti contro di noi per cancellarci dalla faccia della terra. Hanno fallito perché invece di crollare, abbiamo inflitto colpi devastanti a tutti. Con i nostri grandi amici americani, abbiamo schiacciato l’esercito, la marina, l’aeronautica e le strutture nucleari iraniane. Israele ha colpito Hamas, ha colpito Hezbollah. Ricordate i cercapersone? Hezbollah li ricorda certamente. Indovinate cosa è successo alla maggior parte del vasto arsenale di Hezbollah di 150.000 missili balistici e razzi, tutti puntati contro i nostri civili. Se ne sono andati. I leader di Hezbollah morti, lo spirito spezzato. Gli arciterroristi, i peggiori assassini di massa al mondo. Khamenei, Sinwar, Haniyeh, Nasrallah e migliaia di altri terroristi che cercavano di distruggerci. Tutti via. I terroristi rimasti stanno disperatamente cercando di riorganizzarsi. Ogni giorno cercano di uccidere la nostra gente; in particolare nella nostra storica patria, in Giudea. A proposito, da lì viene la parola ebreo: Giudea. Quella è la nostra terra. Cercano di ucciderci. Migliaia di tentativi all’anno contro famiglie pacifiche che guidano lungo le strade. Sparano alle donne incinte. Sparano a intere famiglie.
Naturalmente, nulla di tutto ciò viene trattato dalla stampa internazionale o dai social media. Si parla solo di una manciata di giovani delinquenti, circa 150, che entrano nelle case, lanciano pietre e abbattono ulivi. Ogni tanto succede. Si eccitano. Hanno acceso dei fuochi. Non lo sopporto. Siamo un paese di legge. Così abbiamo messo la nostra Shin Bet su di loro. Ma quello che chiamano “violenza dei coloni” equivale a 2 o 3 morti all’anno, rispetto alle migliaia di attacchi terroristici contro coloni pacifici. È un’ossessione. Ho sentito discuterne qui. I leader dei paesi parlano seriamente di questo. E lo dicono con tanta importanza. Lo dico al mio collega Emmanuel Macron. Due o tre giorni fa, un cittadino francese, Netanyahu Shukran, padre di sei figli, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco mentre visitava una sorgente con suo figlio sedicenne e un terrorista di Hamas in Giudea. Due giorni fa, in Giudea, Samaria, un ufficiale di riserva vicino al vostro leader è stato falciato da terroristi palestinesi che hanno fatto un drive down. Ora sta lottando per la sua vita in un ospedale di Gerusalemme. Ho visitato la famiglia poco prima di salire sull’aereo per venire qui. Najjar è figlio di Yahia Lider, il nostro brillante ambasciatore negli Stati Uniti. Tre anni fa, il figlio maggiore, Moshe, è stato ucciso mentre sgomberava un edificio trappola a Gaza. In un post prima di essere attaccato, Najjar scrisse: Non abbiamo nessun altro paese. È un privilegio difenderlo. Continueremo a vincere perché non abbiamo altra scelta in questa battaglia contro i barbari.
Non abbiamo avuto dei partner più grandi del presidente Trump, lo ringrazio. Lo ringrazio per la sua leadership coraggiosa. Ha affrontato coraggiosamente un enorme pericolo per l’America, Israele e il mondo. Capiva che, se lasciati senza contrastarli, gli ayatollah fanatici che cantano “Morte all’America, Morte a Israele” avrebbero realizzato le loro folli fantasie. Così Israele e America agirono insieme non solo per proteggersi, ma per salvare la civiltà. Coraggiosi piloti americani, insieme a coraggiosi piloti israeliani, volarono in missioni congiunte sopra i cieli dell’Iran. America e Israele hanno lavorato insieme anche per riportare indietro i nostri ostaggi. Beh, Yoni l’ha detto semplicemente. Non abbiamo altra scelta. il nostro obiettivo non vacillò mai. Per vincere. Vincere con una determinazione incrollabile. Perché questa è Israele: una nazione che lotta per il futuro. Giovani e vecchi, religiosi e laici, sinistra e destra. Abbiamo le nostre differenze? Certo che sì. Chi non le ha? Ma nei momenti critici, quei momenti che plasmano il nostro destino, restiamo uniti perché ciò che ci unisce è molto più forte. La nostra storia, i nostri valori, il coraggio del nostro popolo che ha resistito a mille missili balistici che l’Iran ha lanciato sulle nostre città, sui nostri civili.
Signore e signori, siete seduti qui nella sala dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Sapete una cosa? Basterebbe un missile balistico, se colpisse questo posto, a distruggerlo; due missili simili annienterebbero l’ONU. Quindi potete immaginare 1000 missili giganteschi che cadono dal cielo sulle tue città, sulle tue case.
Saluto il coraggio del popolo di Israele. Saluto il coraggio dei nostri soldati, ebrei, cristiani, musulmani, l’esercito più morale del mondo, le IDF. Da tre anni i combattono valorosamente una guerra su sette fronti. Ma c’è un ottavo fronte: la guerra per la verità. Si svolge nei media mondiali e, in modo più pernicioso, sui social media. Diversi paesi stranieri hanno speso miliardi per diffondere menzogne sul mio paese. Il primo a farlo è stato il Qatar. Decenni fa ha iniziato a finanziare università americane e media tossici come Al Jazeera. Facevano lo stesso in Europa, e il loro obiettivo era lavare il cervello alle giovani menti per farle odiare Israele, l’America, l’Occidente. È lo stesso Qatar che ospita i macellai di Hamas del 7 ottobre. Ora l’ultimo paese a diventare un super diffusore di menzogne antisemite è la Turchia. Erdogan è un tiranno. Ospita capi terroristici di Hamas. Ha ucciso migliaia di civili curdi. Nega il genocidio armeno. Incarcera giornalisti e leader dell’opposizione. Penso che detenga il record mondiale in questo campo. Occupa illegalmente il nord di Cipro, membro dell’UE. Ora vuole prendere il controllo della Siria. Beh, non è sorprendente, perché quasi ogni giorno chiede la distruzione di Israele. Dice che sarà il sovrano di Gerusalemme. No, signore, non lo sarai. Questo è la nostra città, la nostra capitale eterna. I tiranni di tutto il mondo cercano di minacciarci. Ma alla fine, come sul campo di battaglia, il popolo ebraico prevarrà. Ci vorrà tempo per smantellare le bugie. Ci vorrà tempo affinché il mondo riconosca ciò che è così chiaro: che Hamas ha usato civili palestinesi come scudi umani, che ha usato ospedali, scuole, moschee come posti di comando terroristici. Mentre Hamas faceva tutto il possibile per tenere i civili palestinesi in pericolo, spesso sotto la minaccia delle armi, Israele faceva tutto il possibile per metterli fuori pericolo. Abbiamo inviato milioni di messaggi avvertendo i civili di lasciare le aree di combattimento. Abbiamo fatto milioni di telefonate. Abbiamo fatto cadere milioni di volantini. Voglio farvi alcune domande. Quale regime genocida dà un milione di vaccinazioni contro la poliomielite alla popolazione nemica? Quale regime genocida permette la distribuzione di 2 milioni di tonnellate di cibo a Gaza? Accusare Israele di genocidio è la più grande bugia del secolo.
Se vuoi sapere quanto è assurda una bugia, ascolta il colonnello John Spencer. Dirige gli studi sulla guerra urbana a West Point ed è considerato uno dei massimi esperti mondiali di guerra urbana. Credo che oggi sia qui con noi. Il colonnello Spencer ha studiato ogni guerra urbana dall’antichità ai tempi moderni, dall’antica Grecia a Mosul e fino a Gaza. Ecco cosa dice. Israele ha fatto più di qualsiasi altra forza militare nella storia per prevenire vittime civili in guerra. Abbiamo preso innumerevoli misure per proteggere la popolazione civile. È questo genocidio? È l’opposto del genocidio. Quindi, a tutti coloro che stanno diffondendo queste menzogne sul mio paese, che siedano in questa sala o nell’ufficio del sindaco antisemita di New York, dico questo: vergogna a voi per aver distorto i fatti, per aver invertito vittima e aggressore. Signor Mamdani, da quando è stato eletto sindaco di questa città, molti ebrei non si sentono più al sicuro a New York. Parlando con me, mi dicono che questa non è la città che ricordano. Tu lodi i criminali condannati per aver sostenuto Hamas. Hai come amici persone come Hasan Piker, che ha detto che l’America meritava l’11 settembre. Ti rifiuti di condannare tutto ciò. Signor Mamdani, hai cercato di impedirmi di venire qui. Hai cercato di zittirmi. Beh, non puoi zittirmi. Non puoi mettere a tacere la verità. Le menzogne che tu e altri antisemiti diffondete sugli ebrei e sullo stato ebraico hanno conseguenze reali. A New York gli ebrei vengono minacciati mentre si dirigono alla sinagoga. Sono stati accoltellati per strada. Sono demonizzati, presi di mira solo perché ebrei. Ebrei sono stati uccisi a Sydney, Manchester, Montreal. Sono stati attaccati a Los Angeles, Londra, Parigi, Berlino, Washington. Gli antisemiti del mondo vogliono terrorizzare il nostro popolo. Ho una notizia per loro. I giorni in cui gli ebrei erano vittime indifese marciavano verso il massacro. Quei tempi sono finiti. Oggi abbiamo uno stato, un esercito, un popolo pronto a difendersi.
Oggi ho un messaggio per gli ebrei di tutto il mondo. Alza la testa. Sii orgoglioso, sii sicuro di te. Non farti intimidire, alzati in piedi. E per tutti gli altri che vogliono difendere la verità e la giustizia, unitevi a noi nel resistere ai barbari che minacciano la nostra civiltà comune. Ma devo essere sincero con voi. A differenza di Israele, ci sono alcuni, soprattutto in Europa occidentale, che hanno scelto di non alzarsi. I leader di questi paesi hanno scelto di soccombere alle folle antisemite. Non possiamo sfuggire alla triste verità che abbiamo davanti. Molti nel mondo libero hanno paura di difendere la libertà. E chiedo loro, cosa avrà questo futuro, cosa vi riserverà il mondo? La fratellanza delle democrazie o i Fratelli Musulmani? Quanto tempo ci vorrà prima che vediate che questi fanatici jihadisti stanno bloccando le vie d’acqua, le vostre fonti di energia, la vostra salvezza economica? Posso assicurarvi, signore e signori, che noi e Israele non aspettiamo che altri si sveglino dal loro sonno morale. Andiamo avanti. Siamo pionieri di sviluppi incredibili in ambito sanitario, agricolo, intelligenza artificiale. E portiamo queste straordinarie innovazioni a tutta l’umanità. Quindi Israele non è mai stato così forte. Non abbiamo paura. Ma vi dirò chi ha paura: i tiranni di Teheran, ecco chi. E sai cosa temono di più? Il loro stesso popolo, il coraggioso popolo iraniano che ha sacrificato tanto per così tanto tempo. Questo che vi mostro è un dispositivo di comunicazione, Starlink, che permette alle persone di accedere alla verità, di scegliere, esercitare libertà di pensiero e libertà di parola. Ecco perché il regime iraniano spende milioni e miliardi di dollari per censurare internet, signor presidente. Lascerò questo dispositivo a Lei, così potrà consegnarlo alla delegazione iraniana.
Ai manifestanti là fuori e ai delegati ipocriti che hanno lasciato la sala chiedo: dove eravate quando i tiranni iraniani hanno massacrato decine di migliaia di civili iraniani disarmati? Organizzavate raduni di massa, scioperi della fame? Avete protestato fuori dalla missione iraniana all’ONU? Avete manifestato a favore dei cristiani perseguitati in Iran e in tutto il Medio Oriente? No, non l’avete fatto perché siete falsi manifestanti per i diritti umani e cristiani. Il numero di cristiani sta crollando ovunque in Medio Oriente, dove vengono perseguitati. Tranne un solo luogo, Israele, dove la comunità cristiana sta crescendo, prosperando. Non avete protestato quando siamo partiti da Betlemme, che era controllata da noi. Era per l’80-90% cristiana, e la consegnammo all’Autorità Palestinese. Oggi è l’80-90% musulmana. Tutti i cristiani sono stati cacciati.
Ma voglio darvi la buona notizia. Nonostante il vostro silenzio, nonostante la vostra ipocrisia, è solo questione di tempo che in Iran accada qualcosa di incredibile. Il potere del popolo prevarrà su chi detiene il potere. Il loro regime assassino sarà rovesciato e tutti festeggeremo quel giorno. Signore e signori, la storia del mio popolo, il popolo ebraico, risale a oltre 3000 anni fa. Parliamo la stessa lingua che parlavamo allora. Viviamo nella stessa terra in cui vivevano i nostri antenati. I nostri profeti e il nostro popolo sono unici nella storia. I nostri valori hanno ispirato l’umanità per millenni: la fede in un solo Dio, la sacralità della vita, lo stato di diritto, la nostra eterna ricerca di pace, la nostra eterna ricerca di giustizia. Sono questi valori sacri che ci hanno spinto attraverso i secoli. Il grande scrittore americano Mark Twain lo disse meglio 125 anni fa. Ecco cosa ha detto. «L’ebreo ha combattuto meravigliosamente in tutti i secoli, e l’ha fatto con le mani legate dietro la schiena. Le civiltà egizia, babilonese e persiana riempirono il pianeta di suoni e splendore, poi svanirono. Altri popoli sono nati e hanno tenuto alto la loro torcia per un po’, ma poi la torcia si è spento. L’ebreo è ora ciò che è sempre stato, senza indebolimento del suo spirito». Signore e signori, nel corso dei secoli, le tirannie che hanno cercato di distruggerci hanno fallito più e più volte. E se Dio vuole, continueranno a fallire e noi continueremo a vincere, come dice la Bibbia. Netzach Israel, l’eternità di Israele non vacillerà. E la ragione è semplice: non abbiamo altra scelta. Grazie a tutti.

Intanto è sconcertante che una persona (eufemismo) con un mandato di arresto internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità possa bellamente partecipare, insultare e minacciare chi gli pare all’assemblea Onu. Direi che una riforma radicale di questo prezioso organismo non sia più rinviabile. A seguito dei tre discorsi qui proposti aggiungo questo di Aleida Guevara all’Europarlamento il 30 settembre (VIDEO con sottotitoli in italiano) https://www.youtube.com/watch?v=Zc9vzh8eujs&t=4s. Ci terrei però particolarmente a questo articolo dove viene commentata una parte del discorso che Netanyahu pronuncia all’Assemblea dell’ONU https://zeitun.info/2026/09/26/netanyahu-incita-al-genocidio-nel-suo-discorso-allonu-ecco-cosa-vi-siete-persi/
Grazie per l’attenzione.