Mobilità sostenibile e lavoro alleati nella transizione

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In Europa il settore dei trasporti vale il 5% del Pil comunitario, impiega 11 milioni di lavoratori ed è responsabile di oltre un quarto delle emissioni di gas a effetto serra e di oltre il 30% delle emissioni di CO2. Parallelamente, l’industria dell’auto vale il 7% del PIL dell’Ue e impiega direttamente o indirettamente 13 milioni di lavoratori. Per contribuire all’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 sancito nel Green Deal, i trasporti dovranno ridurre del 90% le emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990. Eppure, queste emissioni sono più che raddoppiate dal 1970 e continuano senza sosta ad aumentare.

Lo scorso 18 marzo, commentando in un convegno milanese lo stop alla commercializzazione dei veicoli con motore endotermico dal 2035, il nostro Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti è stato chiaro: «Prevedere che dal 2035 non si possano più né vendere né comprare auto se non elettriche è una follia: una follia figlia di – dipende – o ignoranza, o arroganza o convenienza» (https://www.youtube.com/watch?v=BwIACSmAzqQ). La posizione del Ministro è in linea del resto con quella di molti suoi colleghi, in Parlamento e al Governo. E probabilmente lo è anche con il senso comune di una parte tutt’altro che irrilevante dell’opinione pubblica. La transizione ecologica – in particolare verso la nuova mobilità sostenibile ed elettrica – è una minaccia per il lavoro ed è una roba da ricchi, il cui costo ricade sulle spalle di chi ha di meno: è questo il mantra che viene detto e ripetuto, giorno dopo giorno, tanto a livello politico e istituzionale quanto a livello mediatico.

È in questo snodo tra aspetti e problemi ambientali, sociali ed economici che si pongono due domande cruciali: è possibile salvaguardare l’occupazione, e crearne di nuova, all’interno del processo di transizione alla mobilità sostenibile ed elettrica? E la transizione può rappresentare una leva strategica per trasformare il sistema produttivo italiano nel segno della sostenibilità e della giustizia, coniugando obiettivi di decarbonizzazione, riduzione delle emissioni inquinanti, lotta alle disuguaglianze e promozione del benessere? Dalla capacità di dare una risposta affermativa a tali domande dipendono sia le sorti della transizione ecologica sia quelle della tenuta complessiva del nostro ordine sociale, stretto come sappiamo in una morsa tra crisi climatica, crisi occupazionale e crisi industriale.

Proprio sulla base di questi interrogativi e di queste sfide si sviluppa l’impegno dell’Alleanza Clima Lavoro: un tavolo permanente di confronto, elaborazione, proposta e iniziativa comune tra 11 organizzazioni sindacali e della società civile costituitosi formalmente a marzo 2023 per favorire il percorso della transizione e conseguire il traguardo della neutralità climatica entro il 2050 stabilito nel Patto verde europeo. E sempre queste sono le premesse da cui prende le mosse il recente report dell’Alleanza, Un Piano per il lavoro verde e la mobilità sostenibile, a cura di un gruppo di ricercatori dell’Università di Pisa formato da Simone D’Alessandro, Marta Bonetti, David Cano Ortiz e Michele Ceraolo.

La pubblicazione si pone l’obiettivo di fornire – nell’ottica di una giusta transizione ambientale e sociale – un quadro delle possibili traiettorie di sviluppo produttivo, tecnologico e occupazionale nel nostro Paese sul fronte della mobilità e dei trasporti. In particolare, a partire dalla raccolta di un set di proposte su questi temi dalle organizzazioni aderenti all’Alleanza Clima Lavoro, il report delinea un Piano per il lavoro verde e la mobilità sostenibile (di seguito PLVMS) per l’Italia che si articola in tre macro-categorie di intervento: stimoli alla domanda di auto elettriche e a favore di una just mobility; investimenti in infrastrutture di ricarica ed elettrificazione del Paese; sviluppo del trasporto pubblico locale.

Nel report si prevede che la realizzazione del Piano, con un costo di 13,5 miliardi di euro l’anno, sia finanziata dalla conversione dei Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD) che lo Stato destina annualmente al comparto dei trasporti in Sussidi Ambientalmente Favorevoli (SAF). Attraverso un ingente investimento sulle direttrici chiave del miglioramento del trasporto pubblico, dell’infrastrutturazione elettrica e del sistema di incentivi per la nuova mobilità elettrica destinati a famiglie e imprese, il PLVMS mira pertanto, da un lato, a dare un forte slancio alla nuova mobilità sostenibile e all’abbattimento delle emissioni inquinanti, e dall’altro a stimolare lo sviluppo sostenibile del Paese.

Qui il link al Report Piano per il lavoro verde e la mobilità sostenibile

Gli autori

Alleanza Clima Lavoro

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