Una richiesta dal mondo accademico: sospendere l’accordo di cooperazione Italia-Israele

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Come accademiche e accademici, ricercatrici e ricercatori impegnate nei centri di ricerca e nelle università in Italia e all’estero, assistiamo con enorme sgomento alla brutalità degli eventi che, dall’ottobre 2023, interessano la Striscia di Gaza. In seguito agli attacchi di Hamas il 7 ottobre 2023, lo stato di Israele ha risposto con una violenza militare che ha oggi causato la morte di quasi 30.000 palestinesi, in larga parte minori, il trasferimento forzato di circa due milioni di palestinesi all’interno della Striscia, più di un milione dei quali vivono oggi in tende a Rafah senza sapere quale sarà il loro destino, e il pressoché totale annichilimento delle infrastrutture civili (dalle case agli ospedali e le scuole) necessarie alla sopravvivenza umana a Gaza. Nel nord della Striscia, centinaia di migliaia di palestinesi sono a rischio di morire di fame a causa del blocco agli aiuti imposto dall’esercito israeliano. Come il report compilato dalla London School of Hygiene and Tropical Medicine, il Health in Humanitarian Crises Centre e il John Hopkins Center for Humanitarian Health dimostra, nei prossimi sei mesi a Gaza potrebbero morire tra le 60.000 e le 75.000 persone a causa dell’assenza di cibo, acqua e di minime condizioni igieniche che impediscano la diffusione di malattie ed epidemie. Ciò a cui stiamo assistendo è una catastrofe umanitaria e configura, come denunciato dalle agenzie delle Nazioni Unite e dalle principali organizzazioni internazionali per i diritti umani operanti nella zona, una grave violazione del diritto umanitario da parte di Israele.

Lo scorso gennaio, la Corte Internazionale di Giustizia ha emesso un’ordinanza nella quale si riconosce che vi è un rischio plausibile che Israele stia commettendo il crimine di genocidio a Gaza, e ha indicato sei misure cautelari urgenti atte a impedire che questo avvenga. Secondo Human Rights Watch, diverse misure non sono state rispettate da Israele. Il 22 febbraio 2024, la Federazione Internazionale dei Diritti Umani ha comunicato al Parlamento Europeo che la fornitura di armi a uno stato sospettato di commettere genocidio può configurare la complicità nel crimine, anch’essa proibita ai sensi della Convenzione per la Prevenzione e Punizione del Crimine di Genocidio del 1948.

A fine febbraio 2024, apprendiamo che il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale annuncia il bando per progetti congiunti di ricerca sulla base dell’Accordo di Cooperazione Industriale, Scientifica e Tecnologica tra Italia e Israele. Sottolineiamo che il finanziamento potrebbe essere utilizzato per sviluppare tecnologia dual use, ovvero a impiego sia civile che militare, e che la terza linea di finanziamento delle tecnologie ottiche potrebbe essere utilizzata per sviluppare devices di sorveglianza di ultima generazione (detectors) anche a uso bellico. Questo aggraverebbe le responsabilità internazionali del nostro Paese poiché, nonostante le rassicurazioni del governo, l’Italia non sembra aver interrotto l’esportazione di armi verso Tel Aviv dal 7 ottobre 2023.

Viste queste premesse, chiediamo che la cooperazione industriale, scientifica e tecnologica tra le università e i centri di ricerca italiani e israeliani venga sospesa, con lo scopo di esercitare pressione sullo stato di Israele affinché si impegni al rispetto del diritto internazionale tutto, come è giustamente richiesto a tutti gli stati del mondo.

Avanziamo questa richiesta anche per proteggere le istituzioni italiane dall’accusa di non aver adempiuto al dovere inderogabile di prevenzione di genocidi, ovunque ve ne sia il pericolo, che è un obbligo per gli stati membri delle Nazioni Unite secondo la Convenzione per la Prevenzione e Punizione del Crimine di Genocidio, o di essere complici di crimini di guerra, attualmente all’indagine della Corte penale internazionale. Il bando MAECI non protegge le istituzioni italiane perché può includere lo sviluppo di tecnologie e devices dual use. La nostra richiesta è in linea con la dichiarazione, datata 23 febbraio 2024, di numerosi esperti delle Nazioni Unite, secondo i quali gli stati membri dovrebbero astenersi immediatamente dal trasferire armi e tecnologia militare verso Israele, quindi anche ricerca e know how a possibile impiego bellico, poiché c’è il rischio ineludibile che esse vengano utilizzate per violare obblighi consuetudinari di diritto internazionale umanitario. Inoltre, le collaborazioni che chiediamo di interrompere appaiono in grave contrasto con il Piano di Azione Nazionale su impresa e diritti umani su cui il Governo stesso dichiara di vigilare. Sarebbe paradossale chiedere alle imprese di rispettare diritti che si ritengono secondari o violabili nell’azione di enti pubblici e di ricerca, che hanno il dovere di conformarsi all’ordinamento costituzionale repubblicano (che include quello internazionale come sua parte integrante).

Molti dei nostri colleghi, unendo le loro voci a studenti e lavoratori in tutto il mondo, chiedono che le università riesaminino le collaborazioni intrattenute con le istituzioni e le aziende israeliane complici della violenza in corso e/o del mantenimento dell’occupazione nei territori occupati. Molte università stanno agendo in questa direzione. Nel febbraio del 2024, l’Università della California Davis ha disinvestito 20 milioni di dollari dalla collaborazione con aziende complici dell’occupazione e dell’assalto militare in corso, e lo stesso hanno fatto quattro università norvegesi.

Tali richieste di disinvestimento, sospensione e boicottaggio delle collaborazioni istituzionali vengono avanzate su due basi argomentative. Innanzitutto, l’impegno morale al e il dovere giuridico di rispetto dei diritti umani di tutti e del diritto internazionale. È nostra convinzione che non sia più possibile ignorare le gravi violazioni dei diritti fondamentali della popolazione palestinese da parte di Israele e la gravissima situazione in cui versa Gaza. Le violazioni del diritto internazionale, molte delle quali integranti probabili crimini di guerra e altri gravi crimini internazionali, non sono certo iniziate il 7 ottobre 2023, come appare evidente nel contesto del caso in discussione davanti alla Corte Internazionale di Giustizia e delle indagini in corso della Corte Penale Internazionale, a conclusione di indagini preliminari gravemente indizianti. La velocità con cui la macchina militare israeliana ha annichilito un territorio, le sue infrastrutture civili (tra cui il sistema educativo, come illustriamo più avanti in questa lettera) e una popolazione intera restano tuttavia eccezionali e senza precedenti e richiedono una presa di coscienza e responsabilità immediata. 

Inoltre, la richiesta di sospensione della cooperazione alla ricerca e universitaria è motivata dalla volontà di non essere complici delle gravi violazioni in atto. Le conseguenze per uno stato ritenuto complice di crimini di guerra e/o contro l’umanità, o ancor più di genocidio, sono gravi e potrebbero esserlo anche per l’Italia. Pur con delle differenze, ne è un esempio l’Olanda, ove i giudici della Corte d’appello hanno ordinato al governo l’immediata sospensione e cessazione di qualsiasi export di armi verso Israele a causa della possibile complicità nelle gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e nei probabili crimini di guerra perpetrati a Gaza. Con le dovute differenze, un altro esempio è la causa che rischia l’Eni a causa della sua partecipazione a progetti a conduzione israeliana per l’estrazione di gas a Gaza.

Inoltre, vogliamo portare all’attenzione del Ministero il fatto che nella Striscia di Gaza, a causa delle operazioni militari israeliane, assistiamo a un vero e proprio scolasticidio, ovvero la sistematica, totale e intenzionale distruzione del sistema educativo locale e uccisione di massa di studenti, ricercatori e docenti. Come evidenziato da numerosi report, negli ultimi quattro mesi il sistema educativo di Gaza, che comprendeva prima dell’ottobre 2023 oltre 625.000 studenti e circa 23.000 insegnanti e professori, è stato annientato. Al 24 gennaio 2024, Israele ha ucciso 4.327 studenti e ferito 8.109, oltre a 231 insegnanti e amministratori (feriti 756). Il numero di studenti e personale scolastico uccisi in un periodo così breve non ha precedenti nella storia della regione. Gli studenti e gli insegnanti che non sono stati uccisi sono tra gli oltre 1.7 milioni di persone sfollate e rimosse con la forza che oggi vivono in rifugi sovraffollati e antigienici o dormono all’aperto. Come il resto della popolazione di Gaza, essi corrono il rischio di morire di fame e di malattie, senza accesso al cibo, all’acqua potabile, all’elettricità, al riscaldamento o alle medicine.

Israele ha sistematicamente distrutto tutte le università di Gaza. Il 17 gennaio, Israele ha fatto saltare in aria l’Università Al-Israa, l’ultima università rimasta in piedi a Gaza. Il filmato condiviso dalla BBC mostra l’università completamente distrutta. L’Università Islamica e la Facoltà Universitaria di Scienze Applicate sono state bombardate rispettivamente l’11 e il 19 ottobre. Il 4 novembre, le forze israeliane hanno bombardato l’Università di Al Azhar, la seconda università più grande di Gaza, seguita dalla distruzione dell’Università di Al Quds il 15 novembre. Il 10 dicembre è stata bombardata la facoltà di medicina dell’Università Islamica, mentre sono stati gravemente danneggiate anche l’Università di Al-Aqsa e il Palestine Technical College. Oltre alla distruzione delle università, la maggior parte degli edifici scolastici di Gaza sono danneggiati. I soldati israeliani hanno filmato alcuni dei loro atti di distruzione, incluso un video che mostra il momento in cui l’esercito israeliano ha fatto saltare in aria una scuola delle Nazioni Unite a Beit Hanoun, nel dicembre 2023. A seguito della distruzione delle scuole di Gaza, centinaia di migliaia di bambini che sono già stati privati dell’istruzione per diversi mesi, non avranno in futuro una scuola in cui tornare. Inoltre, le forze israeliane hanno attaccato diverse scuole che fungevano da rifugi temporanei per i civili, uccidendo i palestinesi che vi avevano trovato rifugio. Ad esempio, nel novembre 2023 le forze israeliane hanno attaccato le scuole Al-Fakhoura e Al-Buraq, gestite dall’UNRWA, uccidendo almeno 40 persone e ferendone molte altre, mentre nel dicembre 2023 hanno ucciso 15 palestinesi negli attacchi alla scuola Shadia Abu Ghazala. Anche la situazione in Cisgiordania peggiora ogni giorno, con un significativo aumento degli attacchi militari ai campus e degli arresti di colleghi e studenti dal 7 ottobre 2023.

Di fronte a questa realtà, al risalente uso illegale di risorse idriche e agricole della popolazione sotto occupazione da parte della potenza occupante, ai probabili crimini internazionali a mezzo di sistemi di sorveglianza e carcerazione arbitraria di massa, consideriamo particolarmente gravi le linee di finanziamento del bando MAECI, che si concentrano sullo sviluppo di tecnologie idrauliche e di gestione della distribuzione dell’acqua, di tecniche e tecnologie agricole, e sullo sviluppo di tecnologie ottiche volte alla messa a punto della nuova generazione di detectors. Queste linee suggeriscono che la morte di migliaia di palestinesi a causa della fame, della sete e della tecnologia usata a scopo militare, e la distruzione del sistema scolastico locale, siano dei dettagli trascurabili. Tali linee di finanziamento, inoltre, sono in indifendibile contraddizione con le recenti misure adottate per analoghe, gravi violazioni dell’integrità territoriale, dell’autodeterminazione e delle protezioni della popolazione civile da parte di altre potenze occupanti.

In conclusione, ribadiamo la nostra richiesta di sospensione della cooperazione industriale, scientifica e tecnologica tra le università e i centri di ricerca italiani e israeliani e invitiamo il MAECI a estendere la cooperazione con le università palestinesi, attraverso l’apertura di linee di finanziamento dedicate e l’istituzione di programmi di visiting professorship per i colleghi e le colleghe che si trovano in situazioni di pericolo letale e di sofferenza, come è stato fatto in occasione di precedenti conflitti e crisi umanitarie.

Qui la lettera con l’indicazione (in via di aggiornamento) dei docenti e ricercatori di Università italiane firmatari (773 il 1° marzo)