Diritti umani e repressione delle proteste nel mondo

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Il Rapporto 2022-2023 di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani nel mondo contiene una fotografia inquietante che conferma la tendenza al deterioramento dello stato di diritto denunciata negli ultimi 10 anni.

Di fronte a conflitti, crisi climatica, crescenti disuguaglianze, la risposta dei governi, anche nel 2022, è stata parziale, inefficace e viziata da doppi standard inaccettabili.

Le persone hanno protestato per le strade di tutto il mondo, reclamando giustizia, diritti e libertà. La risposta che hanno ricevuto è stata spesso violenta e repressiva. In 77 dei 156 stati analizzati, sono state arrestate persone che difendono i diritti umani. Maltrattamenti, in molti casi assimilabili a tortura, si sono riscontrati in più della metà dei paesi. È stato fatto uso illegale della forza nei confronti dei manifestanti in 85 Stati.

Nessun Governo – afferma Amnesty – può considerarsi al di sopra della legge e nessuna situazione è senza speranza. Per questo, il lavoro di denuncia è indissolubilmente legato alle azioni per proteggere i diritti fondamentali sanciti 75 anni fa dalla Dichiarazione universale dei diritti umani.

IN ITALIA. La violenza contro le donne è rimasta molto diffusa e l’accesso all’aborto in alcune parti del paese non è stato garantito. Persistono preoccupazioni riguardo alla tortura. Anche il nuovo governo ha rinnovato gli accordi vergognosi con la Libia e approvato norme che limitano le attività di ricerca e soccorso in mare delle ONG.

IN EUROPA. L’invasione dell’Ucraina da parte delle forze russe ha provocato il più grande movimento di rifugiati in Europa dalla Seconda guerra mondiale. L’accoglienza è stata straordinaria, ma ha anche rivelato il razzismo insito nella politica e nella pratica di gestione delle frontiere esterne dell’Unione europea.

Qui il rapporto completo: https://www.amnesty.it/rapporti-annuali/rapporto-2022-2023/

Gli autori

Amnesty International

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