«Non possiamo più convivere con questa corsa verso l’abisso»

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La XXVII Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, nota come COP27, si è svolta a Sharm el-Sheikh dal 6 al 20 novembre 2022 all’insegna di chiacchiere inconcludenti (https://volerelaluna.it/wp-admin/post.php?post=29662&action=edit&classic-editor). Seppur prolungata di due giorni alla ricerca di un compromesso accettabile si è infine conclusa con esiti estremamente deludenti. Gli interessi economici e gli egoismi nazionalistici hanno prevalso sulla volontà di fermare la corsa dell’umanità verso l’abisso. Eppure una soluzione diversa era possibile ed è stata evocata nella conferenza da alcuni dei partecipanti. Tra questi il neoeletto presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva, il cui intervento è utile riportare nella sua interezza. (la redazione)

Mi sento particolarmente onorato per l’invito rivolto non alla mia persona ma al mio paese. Questo invito, rivolto a un neoeletto presidente ancor prima del suo insediamento, è il riconoscimento che il mondo ha fretta di vedere nuovamente il Brasile partecipare alle discussioni sul futuro del pianeta e di tutti gli esseri che lo abitano. Il pianeta che ci avverte costantemente che abbiamo bisogno l’uno dell’altro per sopravvivere. Che siamo esposti e vulnerabili alla tragedia climatica. Tuttavia, ignoriamo questi avvisi. Spendiamo trilioni di dollari in guerre che portano solo distruzione e morte, mentre 900 milioni di persone in tutto il mondo non hanno abbastanza da mangiare. Viviamo in un’epoca di molteplici crisi: crescenti tensioni geopolitiche, ritorno del rischio di una guerra nucleare, crisi degli approvvigionamenti alimentari ed energetici, erosione della biodiversità, aumento intollerabile delle disuguaglianze. Questi sono tempi difficili. Ma è stato nei momenti difficili e di crisi che l’umanità ha sempre trovato la forza per affrontare e superare le sfide. Abbiamo bisogno di più fiducia e determinazione. Abbiamo bisogno di una guida più forte per invertire l’escalation del riscaldamento. Gli accordi che sono già stati sottoscritti non possono restare sulla carta, devono essere attuati.

Io sono qui oggi per dire che il Brasile è pronto a unire ancora una volta gli sforzi per costruire un pianeta più sano. In un mondo più giusto, capace di accogliere degnamente tutti i suoi abitanti e non solo una minoranza privilegiata. Il Brasile ha appena vissuto una delle elezioni più decisive della sua storia, un’elezione osservata con un’attenzione senza precedenti da altri paesi. Primo, perché potrebbe aiutare a contenere l’avanzata dell’estrema destra autoritaria e antidemocratica, non a caso quella del negazionismo della crisi climatica nel mondo. E anche perché dal risultato delle elezioni in Brasile dipendeva non solo la pace e il benessere del popolo brasiliano, ma anche la sopravvivenza dell’Amazzonia e, quindi, del nostro pianeta. Al termine di una feroce contesa, il popolo brasiliano ha fatto la sua scelta, e la democrazia ha vinto. Con ciò tornano in campo i valori civili, il rispetto dei diritti umani e l’impegno ad affrontare con determinazione il cambiamento climatico. Il Brasile ha già mostrato al mondo la via per sconfiggere la deforestazione e il riscaldamento globale. Tra il 2004 e il 2012, abbiamo ridotto il tasso di deforestazione in Amazzonia dell’83%, mentre il PIL agricolo è cresciuto del 75%. Purtroppo, dal 2019, il Brasile ha affrontato un governo disastroso sotto ogni aspetto: nella lotta alla disoccupazione e alle disuguaglianze, nella lotta alla povertà e alla fame, nel disimpegno contro una pandemia che ha ucciso 700mila persone, nel disprezzo dei diritti umani, nella sua politica estera che ha isolato il paese dal resto del mondo, e ancora nella devastazione del medio ambiente. Non a caso, la frase che più ho ascoltato dai leaders di diversi paesi è la seguente: «Il mondo sente la mancanza del Brasile».

Io voglio dire che il Brasile è tornato. È tornato per riconnettersi con il mondo e aiutare a combattere di nuovo la fame nel mondo. Tornare a cooperare con i Paesi più poveri, soprattutto in Africa, con investimenti e trasferimenti tecnologici. Per rafforzare ancora una volta le relazioni con i nostri fratelli latinoamericani e caraibici e costruire, insieme a loro, un futuro migliore per i nostri popoli. Lottare per il commercio equo tra le nazioni e per la pace tra i popoli. Siamo tornati per contribuire a costruire un ordine mondiale pacifico, basato sul dialogo, il multilateralismo e il multipolarismo. Siamo tornati per proporre una nuova governance globale. Il mondo di oggi non è lo stesso del 1945. È necessario includere più paesi nel Consiglio di sicurezza dell’ONU e porre fine al privilegio del veto, attualmente riservato a pochi, per l’effettiva promozione dell’equilibrio e della pace. Nel discorso che ho fatto al termine delle elezioni in Brasile, il 30 ottobre, ho sottolineato l’importanza di unire il Paese, diviso a metà dalla diffusione di massa di fake news e di incitamento all’odio. In quella occasione affermai che non esistono due Brasile. In questa occasione vorrei affermare che non esistono due pianeta Terra. Siamo un’unica specie, chiamata Umanità, che non avrà futuro dal momento in cui stiamo scavando un pozzo senza fondo di diseguaglianze tra ricchi e poveri. Abbiamo bisogno di più empatia uni con gli altri. Dobbiamo creare fiducia tra i nostri popoli. Dobbiamo superare noi stessi e andare oltre i nostri interessi nazionali immediati, in modo da poter tessere collettivamente un nuovo ordine internazionale, che rifletta i bisogni del presente e le nostre aspirazioni per il futuro. Sono qui oggi per riaffermare l’incrollabile impegno del Brasile a costruire un mondo più giusto e solidale.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ci avverte che la crisi climatica sta compromettendo la vita e generando impatti negativi sull’economia dei Paesi. Secondo le proiezioni dell’Organizzazione, tra il 2030 e il 2050 il riscaldamento globale potrebbe causare circa 250.000 morti in più all’anno, a causa di malnutrizione, malaria, diarrea e stress da caldo eccessivo. L’impatto economico di tutto questo processo, solo per quanto riguarda i costi dei danni diretti alla salute, è stimato dall’OMS tra i 2 e i 4 miliardi di dollari l’anno fino al 2030. Nessuno è sicuro. Gli Stati Uniti stanno vivendo tornado e tempeste tropicali sempre più frequenti con un potenziale distruttivo senza precedenti. I paesi insulari sono semplicemente minacciati di scomparire. In Brasile, che è una potenza forestale e idrica, abbiamo vissuto nel 2021 la più grave siccità degli ultimi 93 anni, e contemporaneamente alcuni territori sono stati devastati da imponenti inondazioni che hanno interessato e interesseranno milioni di abitanti. L’Europa sta affrontando una serie di fenomeni meteorologici e climatici estremi in varie parti del continente, da incendi devastanti a inondazioni che causano un numero di morti senza precedenti. Nonostante sia il continente con il più basso tasso di emissioni di gas serra del pianeta, l’Africa ha anche sperimentato eventi meteorologici estremi. Inondazioni e siccità in Ciad, Nigeria, Madagascar e parte della Somalia. Si viene presentando l’innalzamento del livello del mare, che nel prossimo futuro sarà catastrofico per le decine di milioni di egiziani che vivono nel delta del Nilo. Ripeto: nessuno è al sicuro. L’emergenza climatica colpisce tutti, anche se i suoi effetti ricadono più pesantemente sui più vulnerabili. La disuguaglianza tra ricchi e poveri si manifesta anche negli sforzi per ridurre il cambiamento climatico. L’1% più ricco della popolazione del pianeta supererà di 30 volte i limiti delle emissioni di anidride carbonica necessarie per evitare che l’aumento della temperatura globale superi l’obiettivo di 1,5 gradi Celsius entro il 2030. Questo 1% più ricco è sulla buona strada per emettere 70 tonnellate di anidride carbonica pro capite all’anno. Nel frattempo, il 50% più povero del mondo emetterà, in media, appena una tonnellata pro capite, secondo uno studio prodotto dalla ONG Oxfam e presentato alla COP 26. Pertanto, la lotta contro il riscaldamento globale è inseparabile dalla lotta contro la povertà e per un mondo meno disuguale e più giusto.

Non c’è sicurezza climatica per il mondo senza un’Amazzonia protetta. Noi compiremo ogni sforzo per azzerare il disboscamento e il degrado dei nostri biomi entro il 2030, proprio come più di 130 paesi si sono impegnati sottoscrivendo la Dichiarazione di Glasgow sulle Foreste. Per questo motivo, voglio approfittare di questa Conferenza per annunciare che la lotta al cambiamento climatico avrà il più alto profilo nella struttura del mio Governo. Daremo la priorità alla lotta contro la deforestazione in tutti i nostri territori: nei primi tre anni dell’attuale Governo, la deforestazione in Amazzonia è aumentata del 73%. Solo nel 2021 sono stati disboscati 13.000 chilometri quadrati. Questa devastazione rimarrà nel passato. I crimini ambientali, cresciuti in modo allarmante durante il Governo che sta per finire, saranno ora combattuti senza sosta. Rafforzeremo gli organi di controllo e i sistemi di monitoraggio, che sono stati smantellati negli ultimi quattro anni. Puniremo severamente i responsabili di qualsiasi attività illegale, che si tratti di prospezione, estrazione mineraria, disboscamento o occupazione agricola impropria. Questi crimini colpiscono in particolare le popolazioni indigene. Per questo, creeremo il Ministero dei Popoli Indigeni, in modo che gli indigeni stessi possano presentare al Governo proposte politiche che garantiscano la sopravvivenza e una esistenza degna, in pace, sicurezza e sostenibilità. I popoli originari e coloro che vivono in Amazzonia devono essere protagonisti della sua conservazione. I 28 milioni di brasiliani che vivono in Amazzonia devono essere i primi partner, agenti e beneficiari di un modello di sviluppo locale sostenibile, non un modello che, distruggendo la foresta, genera poca ed effimera ricchezza per pochi e danni ambientali per molti. Dimostreremo ancora una volta che è possibile generare ricchezza senza provocare ulteriori cambiamenti climatici. Lo faremo esplorando responsabilmente la straordinaria biodiversità dell’Amazzonia, per la produzione di medicinali e cosmetici, tra gli altri. Dimostreremo che è possibile promuovere la crescita economica e l’inclusione sociale avendo la natura come alleato strategico, e non più come un nemico da massacrare con trattori e motoseghe. Sono lieto di informarvi che poco dopo la nostra vittoria alle elezioni del 30 ottobre, Germania e Norvegia hanno annunciato la loro intenzione di riattivare il Fondo Amazzonia per finanziare misure di protezione ambientale nella più grande foresta pluviale del mondo. Il Fondo ha attualmente più di 500 milioni di dollari, che sono stati congelati dal 2019, a causa della mancanza di impegno dell’attuale governo per proteggere l’Amazzonia. Siamo aperti alla cooperazione internazionale per preservare i nostri biomi, sia sotto forma di investimento che di ricerca scientifica. Ma sempre sotto la guida del Brasile, senza mai rinunciare alla nostra sovranità.

Coniugare sviluppo e ambiente è anche investire nelle opportunità create dalla transizione energetica, con investimenti nell’energia eolica, solare, per l’idrogeno verde e i biocombustibili. Sono aspetti per i quali il Brasile ha delle potenzialità immense, in particolare nel Nord-Est brasiliano, che solo da poco sono oggetto di studio e di esame. Prendersi cura delle questioni ambientali significa anche migliorare la qualità della vita e le opportunità nei centri urbani. Fornire mezzi di trasporto alternativi a minore impatto ambientale. Generare posti di lavoro in industrie meno inquinanti nella filiera industriale del riciclo, che migliora l’utilizzo delle materie prime, e nei servizi igienico-sanitari di base, che tutelano la nostra salute e i nostri fiumi prendendosi cura dell’acqua, elemento essenziale per la vita. La produzione agricola senza equilibrio ambientale deve essere considerata un’azione del passato. L’obiettivo che perseguiremo è una produzione equilibrata, conservando il carbonio, proteggendo la nostra immensa biodiversità, cercando la rigenerazione del suolo in tutti i nostri biomi e aumentando il reddito per agricoltori e allevatori. Sono sicuro che l’agrobusiness brasiliano sarà un alleato strategico del nostro Governo nella ricerca di un’agricoltura rigenerativa e sostenibile, con investimenti in scienza, tecnologia e istruzione nelle campagne, valorizzando la conoscenza delle popolazioni autoctone e delle comunità locali. In Brasile ci sono diversi esempi di successo nell’agroforestazione. Abbiamo 30 milioni di ettari di terreno degradato. Abbiamo le conoscenze tecnologiche per renderli coltivabili. Non abbiamo bisogno di disboscare nemmeno un metro di foresta per continuare ad essere uno dei maggiori produttori di cibo al mondo. Questa è una sfida per noi, brasiliani e altri paesi produttori di cibo. Ecco perché proponiamo un’Alleanza Mondiale per la Sicurezza Alimentare, per estirpare la fame e per ridurre le diseguaglianze, affermando una rinnovata responsabilità climatica.

Desidero approfittare di questa occasione per garantire che l’accordo tra Brasile, Indonesia e Congo verrà rafforzato dal mio Governo. Insieme, i nostri tre paesi detengono il 52% delle restanti foreste tropicali primarie del pianeta. Insieme, lavoreremo contro la distruzione delle nostre foreste, cercando meccanismi di finanziamento sostenibili per fermare l’avanzata del riscaldamento globale. Voglio anche proporre due importanti iniziative, che saranno formalmente presentate dal mio Governo e prenderanno il via il 1° gennaio 2023. La prima iniziativa è lo svolgimento del Vertice dei Paesi Membri del Trattato di Cooperazione per l’Amazzonia. Affinché Brasile, Bolivia, Colombia, Ecuador, Guyana, Perù, Suriname e Venezuela possano, per la prima volta, discutere in modo sovrano della promozione dello sviluppo integrato nella regione, con inclusione sociale e responsabilità climatica. La seconda iniziativa è quella di proporre al Brasile di ospitare la COP 30, nel 2025. Saremo sempre più assertivi di fronte alla sfida del cambiamento climatico, in linea con gli impegni presi a Parigi e ispirati dalla ricerca per la decarbonizzazione dell’economia globale. Sottolineo anche che nel 2024 il Brasile presiederà il G20. Siate certi che l’agenda sul clima sarà una delle nostre priorità.

Nel 2009, i paesi presenti alla COP15 di Copenhagen si impegnarono a mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno, a partire dal 2020, per aiutare i paesi meno sviluppati nell’affrontare i mutamenti climatici. Questo impegno non è stato e non viene rispettato. Questo ci porta a rafforzare, ancora di più, la necessità di procedere su un altro tema di questa COP27: abbiamo urgente bisogno di meccanismi finanziari per rimediare alle perdite e ai danni causati dal cambiamento climatico. Non possiamo più rimandare questo dibattito. Dobbiamo affrontare la realtà di paesi che vedono minacciata l’integrità fisica dei loro territori e gravemente compromesse le condizioni di sopravvivenza dei suoi abitanti. È tempo di agire. Non abbiamo tempo da perdere. Non possiamo più convivere con questa corsa verso l’abisso. Se possiamo riassumere in una sola parola il contributo del Brasile a questo consesso, possa essere questa quella che ha sostenuto il popolo brasiliano nei tempi più difficili: Speranza. Speranza unita ad azioni immediate e decisive per il futuro del pianeta e dell’umanità.

Gli autori

Luiz Inacio Lula da Silva

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