10 proposte per liberarci dal gas

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Negli ultimi mesi il tema energia è stato al centro del dibattito politico, anche a seguito dei rincari in bolletta determinati da forti dinamiche speculative, alimentate prima dall’aumento dei prezzi di acquisto del gas fossile sui mercati internazionali e poi dalle tensioni internazionali sfociate nella terribile guerra innescata dall’invasione russa in Ucraina. Il salasso per famiglie e aziende va affrontato con urgenza e determinazione, ma le soluzioni adottate o prospettate dal Governo (dall’aumento della produzione nazionale di gas fossile all’approvvigionamento di idrocarburi gassosi non provenienti dalla Russia, dalla possibile ripartenza di gruppi termoelettrici a carbone a quelli a olio combustibile, dal raddoppio di gasdotti operativi alla realizzazione di nuovi rigassificatori, fino ai nuovi finanziamenti alla ricerca del nucleare di quarta generazione) sono anacronistiche e in controtendenza con la lotta alla crisi climatica. Inoltre il Governo ha pensato bene di tagliare gli extracosti relativi solo alla produzione di elettricità da fonti rinnovabili, senza interessare minimamente quelli vertiginosi delle aziende delle fonti fossili o in modo strutturale tutti gli oneri di sistema in bolletta.  Queste decisioni non entrano nel merito dell’unica soluzione efficace che ci può permettere di affrontare il problema in modo strutturale e senza lasciare indietro nessuno: la riduzione dei consumi di gas. Un obiettivo che si può raggiungere intervenendo soprattutto sulle prime tre voci di consumo: domestico e terziario (33 miliardi di m3 nel 2021), produzione di elettricità (26 miliardi di m3) e industria (14 miliardi di m3). Pensare di riattivare gruppi termoelettrici a carbone o a olio combustibile è un’opzione irrilevante: se pure ripartissero 1.000 MW di potenza installata, aggiuntivi a quelli già in attività, con questi due combustibili fossili, ad esempio per 5mila ore annue, si potrebbero produrre 5 TWh all’anno che nei fatti permetterebbero di risparmiare solo 1 miliardo di m3 di gas fossile all’anno. Praticamente nulla al confronto del contributo strutturale e rispettoso degli obiettivi climatici e di lotta all’inquinamento atmosferico che garantirebbe lo sviluppo strutturale e convinto delle fonti rinnovabili, dell’efficienza energetica, del sistema di pompaggi e accumuli e della rete di trasmissione e distribuzione.

La transizione energetica del Paese è l’unica soluzione per uscire dalla dipendenza dal gas, a partire da quello della Russia. Da qui l’iniziativa di Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia di avanzare 10 proposte al Governo Draghi per affrontare in modo strutturale la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento del gas. Si tratta di interventi normativi e autorizzativi immediati che permetterebbero di ridurre i consumi di gas di 36 miliardi di metri cubi all’anno entro fine 2026, sviluppando l’eolico offshore e a terra, il fotovoltaico sui tetti (anche nei centri storici) e sulle aree compromesse (discariche, cave etc.), il moderno agrovoltaico che garantisce l’integrazione delle produzioni agricole con quella energetica, la produzione del biometano (sviluppata in un chiaro contesto di riduzione del numero complessivo di capi allevati e senza sottrazione di terreno alla produzione di cibo), gli accumuli, i pompaggi e l’ammodernamento delle reti.

In particolare le tre associazioni, chiedono anzitutto di autorizzare, entro marzo 2023, nuovi impianti a fonti rinnovabili per 90 GW di nuova potenza installata; di aggiornare entro giugno 2022 il PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima), valutando l’obiettivo di produzione del 100% di energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2035; di fissare subito un tetto ai profitti delle aziende che estraggono e trasportano gas fossile o petrolio; di attivare entro giugno 2022 il dibattito pubblico sugli impianti a fonti rinnovabili al di sopra dei 10 MW di potenza installata; di sviluppare la produzione di biometano da FORSU (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano), scarti agricoli, reflui zootecnici e fanghi di depurazione. E poi di escludere, entro aprile 2022, l’autorizzazione paesaggistica per il fotovoltaico integrato sui tetti degli edifici non vincolati dei centri storici e di rivedere, entro dicembre 2022, i bonus edilizi, cancellando gli incentivi per la sostituzione delle caldaie a gas. Infine chiedono di anticipare al 2023 l’eliminazione dell’uso delle caldaie a gas nei nuovi edifici; di istituire entro giugno 2022 un fondo di garanzia per la costituzione delle comunità energetiche; di attivare entro maggio 2022 una strategia per efficienza e innovazione nei cicli produttivi e sulla mobilità sostenibile.

Qui il testo completo del documento: 10 proposte per liberarci dal gas

Gli autori

Greenpeace

Legambiente

WWF Italia

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One Comment on “10 proposte per liberarci dal gas”

  1. sono anni che si parla di transizione ecologica.
    paradossalmente questa guerra dovrebbe costituire una spinta positiva, liberandoci dal gas.

    in realta una dipendenza energetica massiccia (40% elettricita deriva da gas russo) non si cancella
    in un poco tempo. facile chiudere i rubinetti russi per nostra superiorita morale, ne avremmo solo razionamento dell energia, black out, crollo della produzione industriale, esplosione dei costi delle materie prime, recessione ecc.

    oppure usare fonti ancora piu inquinanti: carbone, olio combustibile.

    le rinnovabili ci porteranno da una dipendenza all altra: il 90% delle rinnovabili viene prodotta in cina.
    strategicamente sarebbe un salto nel buio. da un quasi monopolio all altro.

    siamo in un cul de sac. e per come vanno le cose, prima o poi, qualcuno a mosca chiudera i rubinetti.
    forse non oggi, non domani, forse fra qualche anno in pieno inverno.

    se invece di aumentare le spese militari (come ci richiede a gran voce la nato) si aumentassero SUBITO gli incentivi verdi per le energie rinnnovabili e si semplificasse la mmontagna di burocrazia, ne gioverebbe il clima e anche la nostra minor dipendenza da stati che non sono esattamente democratici.
    con anche il risultato di rendere “superflue” le guerre per risorse energetiche.

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