La crescita del potere delle multinazionali

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Le multinazionali hanno più potere degli Stati nazionali. La frase può sembrare scontata, ma può risultare vera soltanto se viene documentata. A questo provvede meritoriamente il Centro Nuovo Modello di Sviluppo coordinato da Francesco Gesualdi, che pubblica da 11 anni un report ‒ ben strutturato anche graficamente ‒ con aggiornamenti sulle 200 più importanti multinazionali a livello planetario.

Analizzando i dati relativi all’anno 2020 emergono aspetti rilevanti. Anzitutto che tra le prime 100 entità economiche mondiali, 30 sono governi di Stati e 70 sono multinazionali. Il che dimostra la correttezza della frase iniziale. In questo confronto tra entrate pubbliche e fatturati privati in cima alla classifica ci sono gli USA, seguiti da Cina e Germania. La Walmart, al primo posto tra le multinazionali, si colloca al 9° posto, precedendo stati come Spagna, Russia, India, Australia e Brasile. Il 2020 ‒ a causa della pandemia ‒ è stato un anno orribile. Tutti i bilanci degli Stati hanno chiuso con forti deficit. Non è accaduto lo stesso alle multinazionali: soltanto 30 tra le prime 200 hanno chiuso in perdita, mentre 170 hanno registrato utili. Questi dati mostrano con chiarezza da quale parte stia pendendo la bilancia del potere economico e finanziario.

È anche interessante verificare quali siano le multinazionali che hanno avuto una crescita consistente negli ultimi 10 anni. Anzitutto Amazon che nel 2010 era al 269° posto, cioè fuori dalla classifica dei Top 200 e che l’anno scorso troviamo incredibilmente al 3° posto assoluto. Notevole anche la performance di Apple, che dal 111° di dieci anni fa è passata al 6° posto nel 2020. Raggruppando le multinazionali per settori, in base al fatturato il 22% si occupa di commercio e trasporti, il 21% di finanza e assicurazioni, l’11% di energia e petrolio, il 10% di elettronica e computer, l’8% di autoveicoli. La prima multinazionale nel settore del commercio è la Walmart con un fatturato di 559 miliardi di dollari. Nel settore dell’energia il primo posto è occupato dalla China National Petroleum con un fatturato di 284 miliardi. Tra i costruttori di auto in cima alla classifica si attesta la Toyota Motor con 257 miliardi di dollari.

Il dossier curato dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo contiene anche schede di approfondimento sulle multinazionali dei farmaci e dei vaccini, su Amazon, sull’economia dei militari in Egitto e Myanmar, sulla comunicazione dei grandi gruppi che cercano di presentarsi con la faccia pulita di chi ha a cuore le persone, l’ambiente ecc.

Da segnalare la scheda dedicata agli stipendi d’oro nel 2020 dei top manager italiani, pubblici e privati, che non sembrano aver risentito della crisi. Michael Manley di Stellantis ha ricevuto un compenso di 11,7 milioni, John Elkann di Exor 8,5 milioni, Francesco Starace di Enel 7,5 milioni e Claudio Descalzi di Eni 6,0 milioni. La media degli stipendi dei top manager delle società quotate alla Borsa di Milano è di circa 2 milioni di euro, cioè 36 volte la retribuzione media degli altri lavoratori di queste società.

Questi dati dovrebbero far riflettere, poiché è evidente che il potere economico privato sta crescendo a discapito dell’interesse pubblico. In questa prospettiva non risulta fuori luogo quanto scriveva Louis D. Brandeis, membro della Suprema Corte degli Stati Uniti: «Possiamo avere la democrazia o la ricchezza concentrata nelle mani di pochi, ma non possiamo avere entrambe le cose».

(Rocco Artifoni)

Per il report completo: http://www.cnms.it/categoria-argomenti/17-imprese-e-consumo-critico/200-top-200-2021

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