La ripresa parte dalle città verdi

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Le città italiane, seppur allo stremo, sono dimenticate dal Piano Ripresa e Resilienza. Per questo un folto gruppo di realtà ambientaliste – tra cui Greenpeace, Legambiente, WWF e Fridays for Future – ha sottoscritto un appello al presidente del Consiglio e ai ministri interessati promosso da Kyoto Club e da Transport & Environment Italia dal titolo “La ripresa dell’Italia parte dalle città verdi”.

Stiamo rischiando di perdere un’occasione unica, sostengono i promotori dell’appello: quella di affrontare in modo risolutivo l’emergenza climatica trasformando finalmente le città italiane in luoghi dove vivere piacevolmente, dove muoversi con un trasporto pubblico funzionante, elettrico, a zero emissioni. Dove l’edilizia pubblica e privata sia sicura ed efficiente dal punto di vista energetico. In città ricche di infrastrutture verdi e dove acquistare prodotti alimentari biologici e locali. Dove è naturale muoversi in bici, a piedi o in carrozzina, dove la sharing mobility è alla portata di tutti. Una città vivibile, insomma, lontanissima purtroppo da molte realtà italiane ma possibile grazie ai fondi che arriveranno dall’Unione Europea per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. L’allarme è che nonostante rappresentino il cuore pulsante dell’Italia, ad oggi le città sono largamente ignorate nel PNRR, sebbene siano i luoghi dove i cittadini stanno pagando il prezzo più alto per le conseguenze della pandemia e dove si gioca in concreto la sfida per una vera e duratura transizione ecologica.

«Il PNRR investe circa il 70% dei fondi per i trasporti nelle grandi infrastrutture, invece di puntare sulle cose che fanno la differenza nella vita delle persone e nella lotta contro la crisi climatica: la ciclabilità, il trasporto pubblico locale a zero emissioni, l’elettrificazione, la riqualificazione degli spazi urbani. Il piano di ripresa attuale ci lascia nello smog degli anni ‘80 per i decenni a venire: solo 2626 km di reti ciclabili contro i 15000 minimi necessari. Solo 5000 nuovi bus, un terzo del minimo indispensabile, di cui oltre la metà a gas fossile. Nessun investimento sull’infrastruttura di ricarica nazionale pubblica o su l’elettrificazione della logistica urbana», ha commentato Veronica Aneris, Direttrice per l’Italia Transport & Environment.

L’obiettivo dell’appello è assicurare che i fondi europei vadano anche a beneficio della vita quotidiana e dei territori dei cittadini, dove la vita di tutti i giorni è stata sconvolta dalla pandemia di covid-19. Quattro i punti su cui vertono le richieste lanciate dell’appello: la mobilità sostenibile, le fonti rinnovabili, l’efficienza energetica e l’agroecologia

Per quanto riguarda la mobilità i fondi del PNRR che secondo le associazioni dovrebbero ammontare a 41,15 miliardi di euro, circa il 20 % del fondo devono finanziare (direttamente o indirettamente): infrastrutture ciclabili sicure, urbane ed extraurbane, interventi per l’intermodalità bici-trasporto pubblico, la riqualificazione dello spazio pubblico a favore di spazi pedonali, ciclabili e verde urbano e a beneficio dell’uso pubblico (giardini, piazze, aree giochi, bar e ristoranti sicuri e all’aperto), realizzando infrastrutture per la mobilità dolce intese anche come corridoi drenanti, ecologici e di mitigazione ambientale; il potenziamento del trasporto rapido di massa (bus elettrici, tram, metro) e dei treni metropolitani, extraurbani e regionali. Puntare inoltre a un pendolarismo efficace e confortevole, e che incentivi un turismo sostenibile a valorizzazione di tutte le città italiane. Si chiede una riduzione delle auto private e che la flotta passeggeri e merci (pubblica e privata) sia sostituita con mezzi elettrici silenziosi e confortevoli, rispettosi della città e dei suoi abitanti. Inoltre, si punta alla realizzazione di un’infrastruttura nazionale di ricarica elettrica. 

Per le fonti rinnovabili si chiede di installare almeno 6.000 MW di rinnovabili elettriche l’anno, con interventi attenti a minimizzare il consumo del suolo, con una riforma che velocizzi le autorizzazioni e provvedendo alle necessarie modifiche potenziando la rete di distribuzione e il sistema degli accumuli (batterie).

Il PNRR deve lanciare programmi significativi di efficientamento degli edifici pubblici a partire dalle scuole e nell’edilizia residenziale. In riferimento all’edilizia privata, i piani di spesa devono essere vincolati ad obiettivi minimi di efficienza.

Infine, incentivare la transizione ad un modello agricolo che non alteri il clima, che valorizzi le risorse locali e biologiche e il capitale naturale, proteggendo la biodiversità. Inoltre, chiediamo la promozione di stili alimentari a base vegetale e di disincentivare invece l’importazione di prodotti responsabili di deforestazione. L’Italia deve quindi porsi obiettivi più ambiziosi di quelli della Politica Agricola Comune Europea.

Qui il testo dell’appello con l’elenco delle adesioni:
file:///D:/DOWNLOAD/2021_03_Appello_PNRR_La_Ripresa_dell’Italia_parte_dalle_citt%C3%A0.pdf

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