Il triangolo pericoloso: mafie, corruzione, pandemia

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Mentre nel Paese la pandemia non si arresta, la povertà cresce a dismisura e si decide come impiegare ingenti risorse per la ricostruzione dopo i guasti prodotti dal Covid, vede la luce un interessate rapporto di Libera, dal titolo Il triangolo pericoloso, che riporta e commenta gli esiti di un’indagine commissionata alla società Demos & Pi di Ilvo Diamanti, condotta su un campione rappresentativo della popolazione italiana in merito alla percezione dei problemi aperti, dell’efficacia dell’operato delle istituzioni, dei rischi connessi con la presenza di fenomeni come le mafie e la corruzione.

I commenti sono, a volte, un po’ scontati ma i dati, inediti, offrono un quadro assai interessante del Paese, delle sue pulsioni e delle sue paure e incertezze.

Alcuni flash, tratti dalla presentazione di Francesca Rispoli, possono essere utili a introdurre la lettura:

– la preoccupazione per l’assetto della sanità cresce tra gli anziani ma anche – e non era scontato – nelle fasce anagrafiche più giovani;

– la scuola e l’università sono considerate di primaria importanza soprattutto tra la popolazione femminile e tra gli operai, categorie che nei mesi del lockdown hanno maggiormente pagato lo scotto del digital divide e delle scuole chiuse;

– tra i simpatizzanti del centro-destra cresce in maniera sorprendente (e anche in questo caso non scontata) la percezione dell’importanza della regolarizzazione dei migranti, della loro integrazione e della destinazione al riguardo di specifiche risorse pubbliche;

– sempre maggiore (e questo era prevedibile) è la consapevolezza della centralità delle politiche ambientali, di ciò che lo Stato dovrebbe fare al riguardo e dei rischi degli investimenti mafiosi. L’attenzione all’ecologia integrale, il legame con il territorio, il maggior rispetto per la natura sembrano essere buone eredità di una malattia che affonda le sue radici anche nella cementificazione e nelle deforestazioni;

– si è parzialmente reimparato a valorizzare le reti di prossimità e di autogestione e ciò ha acuito la sfiducia nei confronti delle grandi organizzazioni, sindacati in primis, percepite distanti dagli intervistati;

– le forze dell’ordine e la magistratura ottengono un buon tasso di fiducia, seppur più tra le persone anziane che tra i giovani, mentre poco amati risultano ancora una volta i politici nazionali e locali. La fiducia nel Governo però è cresciuta rispetto al 2015: la serie storia dice che se oggi raggiunge il 41%, nel 2015 (con il Governo Renzi) si fermava al 31%;

– tra gli interventi di governo della situazione un ruolo di primo piano viene attribuito – e non è un buon segnale – al carcere, in particolare al carcere duro previsto dall’art. 41 bis dell’ordinamento penitenziario (che ben il 24% del campione colloca in posizione di primo piano attribuendogli la votazione massima di 10);

– l’82% degli intervistati correla la diffusione della corruzione con una cattiva gestione dell’emergenza pandemica, come a dire che il nostro sistema sanitario, piegato dalle cattive pratiche e dalla cattiva amministrazione, non ha saputo rispondere alle esigenze;

– al momento della realizzazione dell’indagine (novembre 2020) il livello di preoccupazione degli intervistati per gli sviluppi della pandemia era massimo, ai livelli del precedente mese di marzo: forse perché l’arrivo della seconda ondata, col suo carico di violenza, è stato più forte e repentino di quanto ci si potesse o volesse aspettare.

Qui il link per accedere al testo integrale rapporto: file:///D:/DOWNLOAD/triangolo_pericoloso_webdef.pdf