«Facciamo sì che la transizione ecologica guidi l’economia e non viceversa»

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Illustre Presidente del Consiglio,

abbiamo apprezzato la Sua disponibilità ad ascoltare alcune Associazioni ambientaliste, le quali, pur essendo Associazioni importanti e rappresentative, non esprimono la completa visione dell’impegno nel settore strategico per la salvaguardia del paesaggio e della risorsa suolo. Abbiamo deciso di scriverLe per farLe conoscere una realtà, il Forum Nazionale “Salviamo il Paesaggio-Difendiamo i Territori”, una Rete civica nazionale formata da oltre mille tra Associazioni e Comitati e da decine di migliaia di singoli aderenti. Un’aggregazione di Associazioni e cittadini di tutta Italia, che, mantenendo le peculiarità di ciascun soggetto, intende perseguire un preciso obiettivo: tutelare il paesaggio e il territorio italiano, arrestare il consumo di suolo, dare un nuovo e diverso impulso al settore dell’edilizia, in cui non debbano prevalere gli interessi economici a discapito della qualità urbana nelle pratiche di progettazione, nelle politiche urbanistiche e nella cura del territorio.

Il Forum desidera augurarLe, innanzitutto, buon lavoro per l’incarico ricevuto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per l’azione di un nuovo Governo, le cui azioni prioritarie saranno inevitabilmente condizionate dalla necessità di affrontare la situazione di grande emergenza sanitaria ed economica che sta attraversando il nostro Paese.

Il nostro auspicio, in riferimento alla Sua dichiarazione: «Saremo un Governo per l’Ambiente», è che il Suo Governo sappia operare per il Bene Comune e declinando le proprie scelte secondo quanto previsto dal New Deal della Strategia europea.

Per sostenere tale strategia, il Parlamento Europeo il 9 febbraio u.s. ha approvato il nuovo regolamento che pone gli obiettivi, le modalità di finanziamento e le regole da rispettare per il Recovery Fund, la parte più consistente e corposa del piano di ripresa “Next Generation EU”. I provvedimenti che si dovranno adottare per semplificare il nostro sistema, la nostra Pubblica Amministrazione, la nostra burocrazia, per dare impulso a investimenti pubblici e privati dovranno garantire un Sistema Paese sempre più preparato a sostenere situazioni di emergenza. Se questi saranno gli obiettivi del Suo Governo, il Forum non potrà che condividerli e sostenerli.

Riteniamo, inoltre, fondamentale la necessità che le linee di azione vengano attuate subito, onde evitare che il “dopo emergenza” si trasformi in un non pianificato progetto strategico in cui capitali e interessi soggettivi più o meno legittimi, rischino di prevalere su ciò di cui oggi dobbiamo tenere in primaria considerazione: il Bene Comune.

Crediamo che la grande sfida rappresentata dalla pandemia e dalla falsata relazione tra uomini e Ambiente imponga il coraggio di mettere in discussione il nostro modello di sviluppo per attivare, sin d’ora, strumenti di rilancio economico basato sulle opere pubbliche realmente necessarie al nostro Paese (messa in sicurezza dell’esistente e rivitalizzazione delle aree abbandonate, interventi di rigenerazione e riqualificazione dei territori), un New Deal che rispecchi i veri bisogni della collettività.

Dopo questa crisi epocale, non potremo più continuare a seguire dinamiche economiche voraci, spietate, distruttive, ma piuttosto abbracciare una visione etica, l’unica che – suggeriscono grandi economisti come il Premio Nobel Amartya Sen – potrebbe davvero garantirci un futuro dignitoso e pacifico. E riteniamo che ogni forma di sburocratizzazione degli iter di spesa debba sempre tener conto del contrasto alla corruzione, della sicurezza dei lavoratori, della loro dignità, dell’applicazione dei CCNL, di una lotta serrata al caporalato e al lavoro nero.

Per questo riteniamo che la Sua azione debba essere improntata a superare le rigidità strutturali che hanno impedito di dispiegare tutto il potenziale del Paese, che nei settori dell’edilizia e delle opere pubbliche debba tradursi nell’indirizzo di arrestare il consumo di suolo e orientare tutto il comparto edile verso il riuso dei suoli urbanizzati e il recupero dell’enorme stock edilizio esistente ma inutilizzato, l’unica chance possibile per collegare economia, occupazione, benessere sociale e tutela ambientale. Per valutare l’urgenza improcrastinabile di tale indirizzo basti considerare che:

– sul versante italiano, in Senato le Commissioni congiunte Agricoltura e Ambiente hanno inopinatamente da tempo sospeso la trattazione di una necessaria definizione normativa formulata dal Forum mediante una proposta di legge per l’arresto del consumo di suolo, di cui vorrà trovare i punti salienti sintetizzati in calce alla presente lettera, il cui testo integrale è a questo link;

– sul versante europeo, la proposta di Direttiva per la protezione dei suoli è stata ufficialmente ritirata dalla Commissione nel maggio 2014 dopo ben otto anni di infruttuose negoziazioni. Poche settimane or sono l’EEA, l’Agenzia Europea dell’Ambiente (European Environment Agency), ha presentato il suo nuovo briefing “Growth without economic growth” definendo con assoluta chiarezza la vera sfida che la nostra Società dovrà affrontare: «una crescita senza crescita economica» così riassunta nell’incipit: «La crescita economica è strettamente collegata all’aumento della produzione, del consumo e dell’uso delle risorse e ha effetti dannosi sull’ambiente naturale e sulla salute umana. È improbabile che un lungo disaccoppiamento duraturo e assoluto della crescita economica dalle pressioni e dagli impatti ambientali possa essere raggiunto su scala globale; pertanto, le società devono ripensare a cosa si intende per crescita e progresso e il loro significato per la sostenibilità globale».

Queste considerazioni chiariscono l’urgenza di voler portare alla Sua attenzione la necessità che le future deliberazioni nel settore dell’edilizia e delle opere pubbliche siano improntate ad alcuni prioritari obiettivi:

– la messa in sicurezza e riqualificazione energetica degli edifici degli anni Cinquanta e Sessanta (e oltre);

– la progettazione e l’avvio di un Piano per il recupero delle migliaia di borghi e centri storici in via di abbandono (o già deserti);

– la sostituzione delle tante reti idriche “colabrodo” in un ambito strettamente pubblico della gestione dell’acqua;

– la messa in sicurezza di ampie aree soggette a rischio idrogeologico, comprese demolizioni ove necessarie;

– la bonifica delle migliaia di aree inquinate, trasformandole in boschi urbani;

– la messa in sicurezza di strade, ponti e gallerie della rete principale e non;

– l’attuazione di un grande Piano di cablaggio dei territori pedemontani e montani;

– il sostegno all’agricoltura ecocompatibile.

Per quanto concerne le grandi opere in programma appare evidente la necessità di istituire una Commissione di tecnici per la valutazione costi-benefici di ogni nuova opera e che ci si debba attenere alle sue valutazioni. Del resto, tale esperienza ha un precedente nel primo Governo Conte. Non si comprenderebbe se non venisse ripresa in un clima in cui si deve attentamente valutare come e dove spendere i soldi pubblici, anche di provenienza UE. Nel caso di valutazione positiva, comunque, le opere non dovranno essere sottratte alla conformità con la strumentazione urbanistica e i Piani paesaggistici e al confronto con le comunità locali, per valutare proposte alternative meno impattanti e anche meno costose.

Le chiediamo, inoltre, che il Governo non proceda ad alcuna semplificazione che veda nella Valutazione Ambientale Strategica e in quella di Impatto Ambientale dei meri ostacoli burocratici. Questi strumenti rappresentano indagini fondamentali dalle quali nessun intervento può essere escluso.

Siamo consapevoli che, passata l’emergenza, vivremo mesi e anni impegnativi: un tempo che dovremo, tutti assieme, definire attraverso una visione di lungo termine, capace di individuare le migliori strategie per coniugare progresso e benessere ambientale, sociale e economico; strategie nuove e sostenibili che guardino alla realtà odierna con lo sguardo dell’oggi non più legato ad un passato di errori ed inadempienze. Il nostro Paese è di nuovo chiamato a fare da “apripista”, mostrando con coraggio la capacità di visione per far sì che questa dolorosa esperienza, oltre i lutti e i danni economici, rechi frutti di nuovo benessere e coesione sociale a tutti i nostri connazionali, di oggi e di domani.

Le auguriamo buon lavoro, illustre Presidente, perché i difficili impegni di Governo possano essere portati avanti con forza, massima chiarezza e con la coerenza di quanto dichiarato.

Le saremo, infine, grati se vorrà disporre una audizione del Forum.

Con considerazione e viva cordialità.

A nome dell’intero Forum Nazionale Salviamo il Paesaggi
Cristiana Mancinelli Scotti e Marino Trizio

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