Il nostro dono di Natale

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Non è andato tutto bene. E continua a non andare nella direzione giusta. L’emergenza sanitaria prosegue e la crisi economica, dentro una crisi ecologica globale, rende più profonde le diseguaglianze sociali, culturali e di genere. Le politiche sinora adottate hanno approfondito la disgregazione delle relazioni sociali, hanno reso ancora più odiosa e crudele la gerarchia fra vite degne e vite da scarto, hanno costretto le persone a scegliere fra diritto al reddito e diritto alla salute, hanno discriminato tra chi ha accesso a cure e reddito e chi ne è escluso. L’emergenza continua e getta nella povertà fasce sempre più estese di popolazione. Incuranti delle sofferenze provocate dalla diffusione della pandemia senza controllo, governo, regioni e lobby economiche stanno costruendo un piano di accesso ai fondi europei (Recovery Fund) che perpetua un modello insostenibile e non affronta organicamente la crisi sistemica sanitaria, economica, ambientale e climatica. Non è questa la strada da seguire. Niente può essere più come prima, per il semplice motivo che è stato proprio il prima a causare il disastroÈ ora di abbandonare l’idea che il benessere della società dipenda dal rilancio della crescita dentro l’attuale modello di economia, come se la pandemia fosse solo una parentesi, dopo la quale ripristinare vincoli di bilancio e politiche di austerità, e non un bivio storico che richiede un cambio radicale. Occorre l’apertura di una grande discussione nel Paese, con la mobilitazione delle migliori energie sociali e la partecipazione di tutte le persone. Condizione di partenza è l’abrogazione immediata delle norme che ostacolano le attività di solidarietà, come quelle delle navi delle Ong che salvano vite nel Mediterraneo; che reprimono il dissenso, come nel caso delle manifestazioni contro il TAV in Val di Susa o che mirano a frantumare l’unità del Paese, come il disegno di legge sull’autonomia differenziata. Bisogna uscire dall’economia del profitto e costruire un altro modello sociale, partendo dal paradigma del prendersi cura di sé, dell’altr*, del vivente, del pianeta e delle future generazioni, e assumendo compiutamente l’idea che nessun* si salva da sol* e nessun* può essere lasciat* indietro. Ecco perché, dopo essere stati presenti il 21 novembre scorso in oltre 50 piazze del Paese, consegniamo in dono a tutte le istituzioni locali e nazionali le proposte per uscire ora dall’emergenza, condivise da 350 realtà collettive e da oltre 1200 persone attive individualmente nel costruire le basi di una società della cura.

Qui il link per scaricare il documento con le proposte della Società per la Cura

02-MATERIALI-società delle cura

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