Il contrasto della violenza contro le donne: tra retorica e realtà

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Lo ha chiesto di recente il Consiglio d’Europa. Lo chiedono da anni i centri antiviolenza e molte associazioni delle società civile. Soprattutto, però, lo chiedono le donne che subiscono violenza: l’Italia deve dotarsi di un sistema di prevenzione e protezione pienamente funzionante in tutte le sue parti e ugualmente accessibile su tutto il territorio italiano. Sebbene alcuni miglioramenti siano stati registrati nel corso degli ultimi anni, permane ancora un’ampia distanza tra quanto previsto dalle norme nazionali e internazionali e quanto attuato nella pratica quotidiana. Lo ha dimostrato con inequivocabile evidenza l’emergenza sanitaria da Covid-19 che, come una cartina tornasole, ha messo in luce la fragilità di un sistema ancora troppo spesso caratterizzato da difficoltà gestionali, economiche e di coordinamento a vari livelli istituzionali. Sono state approvate norme, adottati piani antiviolenza a livello nazionale e regionale, erogati fondi e realizzati interventi di prevenzione e protezione, eppure, tutto ciò non è ancora sufficiente per dotare il nostro Paese di un sistema articolato capace, da un lato, di incidere profondamente sulla cultura patriarcale e maschilista che produce la violenza di genere e, dall’altro, di fornire adeguato supporto alle donne che di tale cultura sono vittime.

Il monitoraggio dei fondi antiviolenza realizzato da ActionAid sostanzia un quadro che desta preoccupazione.

Ricostruendo l’intera filiera delle risorse statali e regionali stanziate per il periodo 2015-2020, è stato possibile verificare l’effettivo impegno delle istituzioni centrali e territoriali nel prevenire la violenza e garantire protezione e assistenza alle donne che la subiscono. È stato altresì possibile raccogliere importanti indicazioni per migliorare prassi operative e procedure burocratico amministrative che dovrebbero essere tenute in debito conto dalle Amministrazioni statali e regionali per migliorare la propria capacità di risposta alla violenza contro le donne.

In prossimità della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, è auspicabile un definitivo cambio di paradigma. Non più solamente brevi campagne di comunicazione che velocemente vengono dimenticate, non più annunci di ripartizioni di risorse che da mesi dovrebbero essere già state trasferite, non più eventi che – seppur apprezzabili – non producono quei cambiamenti strutturali necessari per contrastare la violenza. Serve altro. Serve che la violenza maschile contro le donne sia all’ordine del giorno nelle agende politiche nazionali, regionali e locali 365 giorni all’anno, e non solo il 25 novembre. Le agende però non possono essere solo quelle delle rappresentanti istituzionali con delega alle pari opportunità, devono essere anche le agende di tutte e tutti coloro che siedono a vario titolo ai tavoli del Governo, del Parlamento, delle Regioni e di tutte le amministrazioni e agenzie coinvolte nella prevenzione e nel contrasto della violenza così come nell’assistenza e protezione delle donne che quella violenza la subiscono. Lo stesso livello di impegno è altrettanto necessario sia assunto anche da chi si occupa dal punto di vista burocratico di realizzare le politiche e gli interventi. Solo tale cambio di priorità nelle agende della politica permetterebbe di dotare l’Italia di un sistema di prevenzione e protezione strutturato e articolato in grado di dare pronte risposte alle donne in tempi ordinari così come in quelli emergenziali.

Nelle pagine del dossier realizzato da ActionAid vi sono molti dati, analisi dettagliate e raccomandazioni puntuali, così come tante indicazioni di chi lavora direttamente con le donne e nelle istituzioni che possono orientare le strategie e le prassi future. Alla vigilia della redazione di un nuovo piano antiviolenza, si parta da qui, dal confronto basato su evidenze empiriche e testimonianze dirette, per stendere un piano strategico e programmatico attuabile, che permetta di colmare le lacune presenti nel sistema antiviolenza in vigore. Non solamente perché lo chiede il Consiglio d’Europa, ma perché le donne hanno il pieno diritto di vivere una vita senza violenza e le istituzioni italiane hanno il dovere di garantirlo.

 

Qui il link per accedere al testo del dossier

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