Detenuti e persone private della libertà: la relazione del Garante

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Venerdì 26 giugno, in concomitanza con la Giornata internazionale per la lotta contro la tortura, il Garante nazionale delle persone private della libertà ha presentato la Relazione al Parlamento per il 2020.

Come si legge nella scheda riassuntiva la Relazione è composta di quattro sezioni principali.

La prima sezione riguarda i temi principali che hanno coinvolto negli ultimi mesi il mandato istituzionale del Garante:

* la questione dell’ostatività all’accesso ai benefici e alle misure alternative, al centro di due giudizi, della Corte di Strasburgo e della Corte Costituzionale italiana, che, seppur con accenti diversi, parlavano la stessa “lingua”. Il Garante nazionale nota che, anche alla luce di queste decisioni, l’esercizio di giustizia non può prescindere dall’offrire a ogni autore di reato una «prospettiva di speranza verso cui orientare il proprio sguardo: diretto al futuro e non voltato al passato».

* I cosiddetti Decreti sicurezza (2018 e 2019), le cui modifiche sono al centro dell’attuale dibattito politico. Il Garante nazionale aveva evidenziato fin da subito l’incompatibilità del testo adottato per quanto riguarda il caso di navi impegnate in attività di ricerca e soccorso in mare, con gli obblighi internazionali cui l’Italia è vincolata. A questo proposito, il Garante nota che «senza un passo indietro del Legislatore e un ripensamento globale delle politiche di gestione delle frontiere, il Mediterraneo rischia tuttora di rimanere teatro di violazioni», ribadendo fra l’altro «l’inconciliabile contrapposizione logica tra la previsione di un’area di ricerca e soccorso (SAR) di competenza libica e l’impossibilità di ritenere la Libia un place of safety, cosa di cui nessuno può dubitare».

* Il nuovo Regolamento di Frontex, approvato il novembre 2019, che ha visto aumentare le responsabilità dell’Agenzia. Il Garante ribadisce una sua già precedentemente espressa «perplessità di fondo, legata alla mancanza di un reale meccanismo di controllo esterno all’Agenzia che risponda in pieno al principio di terzietà del controllore sul controllato, sulla base del principio a cui si informano tutti gli organismi di prevenzione dei diritti fondamentali, nemo monitor in re sua».

* L’emergenza sanitaria da Covid-19, che ha comportato, attraverso provvedimenti legislativi, significative limitazioni alle libertà fondamentali dei cittadini e in alcuni casi, persino situazioni di privazione de facto della libertà personale. È stato il caso delle Residenze sanitarie per anziani, sulle quali l’Istituto superiore di sanità, ha condotto una ricerca alla quale ha collaborato anche il Garante nazionale, ricerca che ha contribuito a fare luce sulla «gravità delle conseguenze della diffusione del virus in queste strutture» e sugli effetti della chiusura sull’accesso ai diritti da parte dei pazienti ospiti. Sul tema più complesso dei riflessi dell’emergenza sul rischio di pandemia in carcere, il Garante giudica la risposta governativa come «un primo passo importante, soprattutto da punto di vista culturale, nella direzione dell’obiettivo di ridurre quella densità di popolazione detenuta negli Istituti che, nell’occasione dell’emergenza sanitaria, dava con evidenza il segno della sua insostenibilità. Un primo passo, quindi, cui avrebbero dovuto seguirne altri più incisivi anche al fine di affrontare una criticità sistemica che richiede un ripensamento complessivo sull’esecuzione delle pene e sulla unicità della pena carceraria come sistema di risposta alla commissione del reato». Da notare, al riguardo, che le persone in carcere dal febbraio al giugno 2020 sono scese di circa 7000 unità.

* Le proteste e i disordini in carcere che hanno segnato i tempi recenti, con gravissime conseguenze: 14 detenuti morti. Evento tragico che è stato rapidamente archiviato, quasi come ‘effetto collaterale’ delle rivolte. Il Garante nazionale, come in casi simili, si è presentato come persona offesa nei procedimenti relativi all’accertamento delle cause dei decessi, nominando anche un proprio difensore e un proprio consulente medico legale. A monte delle proteste c’è stata anche «una comunicazione sbagliata, tendente a presentare le misure che necessariamente si stavano per adottare come totalmente preclusive di ogni possibilità di contatto con l’esterno e di proseguimento di percorsi avviati: non solo, comprensibilmente, niente colloqui con persone care cui peraltro era impedito il muoversi nel territorio, ma anche niente più semilibertà o permessi o attività che vedesse il supporto di figure esterne. Così quando l’8 marzo si è avuta notizia dell’approvazione del decreto legge che, invece, limitava soltanto e per quindici giorni i colloqui con le persone di riferimento e annunciava la loro sostituzione con l’incremento dei contatti telefonici e l’utilizzo di videochiamate, la sensazione è stata quella dell’avvio dell’annunciata segregazione totale. A Modena, si è temporalmente connessa con l’annuncio del primo caso accertato di positività di una persona detenuta».

La seconda sezione della Relazione è dedicata al tema delle diverse soggettività che abitano i luoghi di privazione della libertà: quelle riguardanti la persona stessa (“vecchia”, “straniera”, “vulnerabile”, “disabile etc.) quelle connesse alle azioni (“colpevole”, “espulsa” etc) e quelle riguardanti chi opera in quei luoghi, quali la persona “che osserva” (come il Garante nazionale durante le proprie visite), “che giudica” (la magistratura), “che assicura” (le forze di polizia). Il Garante ha inoltre chiesto a quattro personalità esterne di trattare questo argomento dalla loro prospettiva: si tratta del costituzionalista Marco Ruotolo, della psicologa Grazia Zuffa, della giornalista Flavia Perina e del monaco siriano Jacques Mourad.

Per la terza sezione, ricca di dati e statistiche aggiornati al 2020, è in primo luogo da segnalare la parte molto dettagliata sulla pandemia da Covid-19 nelle carceri. Per quanto riguarda i dati riguardanti le strutture per persone migranti, c’è il numero delle persone transitate nei Centri di permanenza per i rimpatri (CPR) nel corso del 2019, quello sugli effettivamente rimpatriati dai CPR nel corso del 2019, quello sui CPR attivi nel 2019; il numero complessivo dei rimpatri forzati 2019; quello delle persone transitate negli hotspot nel corso del 2019. Infine, i dati sulla privazione della libertà nell’ambito della salute presentano la durata media dei ricoveri e il numero di ospiti presenti nelle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (REMS).

La quarta sezione discute le linee di azione che il Garante intende aprire o sviluppare.

Orizzonti «troppo simili a quelli individuati nell’anno precedente e tale somiglianza rende una fotografica immagine di quanto poco sia stato fatto nell’ultimo anno» sul piano legislativo, dell’azione governativa o delle semplici prassi per quanto riguarda alcune tematiche che il Garante nazionale aveva indicato già in passato come urgenti da affrontare:

* A proposito dei Centri di permanenza per il rimpatrio, i CPR, per esempio, il Garante nota che «non ha mosso passi significativi l’auspicato processo di definizione con norma primaria di un quadro organico di regole per la detenzione amministrativa, in grado di tutelare maggiormente le persone, anche in considerazione dell’estensione dei termini di trattenimento» che il decreto sicurezza ha stabilito. Permane così una situazione spesso descrivibile come «peggiore di quella degli Istituti di pena, se non altro per il vuoto di tutela che la caratterizza».

* Circa la tutela della salute mentale in carcere, la configurazione che il Garante dà dell’attuale situazione è così sintetizzata: «Vuoti, inerzie, carenze, bisogno: la situazione della tutela della salute mentale negli Istituti penitenziari italiani, maturata nel corso dell’ultimo anno, si può sintetizzare in questi parametri», afferma il Garante, aggiungendo che «i segnali provenienti dal numero dei casi di suicidio – 53 nel 2019 – e dal costante aumento di episodi di autolesionismo e di atti aggressivi all’interno della popolazione detenuta e verso il personale di Polizia e civile, che opera negli istituti, indicano un progressivo incremento del disagio generale».

* La Relazione propone, inoltre, un primo bilancio sul reato di tortura. «A conoscenza del Garante nazionale, tre Procure d’Italia ‒ quella di Napoli, quella di Siena e quella di Torino – hanno aperto ognuna un procedimento penale ravvisando il delitto di tortura in atti di violenza e di minaccia compiuti da operatori della Polizia penitenziaria nei confronti di persone detenute». Il Garante nazionale, riaffermando la valutazione positiva dell’introduzione della nuova fattispecie penale, ribadisce che «il contrasto di ogni percezione di impunità che può maturare nelle comunità chiuse del carcere o negli altri luoghi in cui si eserciti il potere repressivo dello Stato e l’isolamento degli episodi illeciti, sono il corollario necessario, anche sul piano culturale, del riconoscimento del valore del servizio di vigilanza e di cura esercitato da tutte le Forze di polizia del Paese».

Il Garante nazionale dà, poi, atto che il proprio compito è quello di vigilare, visitandoli, su tutti i luoghi di privazione della libertà in Italia: dalle carceri, ai centri di detenzione amministrativa per persone migranti, ai voli di rimpatrio forzato, ai reparti degli ospedali dove vengono effettuati i trattamenti sanitari obbligatori (TSO), ai luoghi di detenzione e interrogatorio delle forze di polizia. Ma anche su quei luoghi ‒ come le residenze per anziani e per disabili; le navi con a bordo migranti che non possono attraccare nei porti italiani o, nel caso dell’emergenza Covid-19, i luoghi di quarantena ‒ dove la limitazione di movimento può trasformarsi in privazione “di fatto” della libertà.

Come segnala la tabella sulla Tipologie delle strutture visitate, tra il marzo del 2019 e i primi mesi del 2020 il Garante ha visitato 70 luoghi di privazione della libertà in 15 regioni (Carceri, Istituti minorili, CPR, Residenze per anziani, Residenze per le misure di sicurezza psichiatriche (REMS), Hotspot, Servizi ospedalieri psichiatrici di diagnosi e cura (SPDC) e ha monitorato 46 voli di rimpatrio forzato.

I rapporti redatti a seguito delle visite sono inviati alle Autorità competenti e poi pubblicati sul sito web del Garante nazionale, www.garantenazionaleprivatiliberta.it nella sezione “Rapporti”.

Questo il link per accedere al testo integrale della relazione del garante:

http://www.ristretti.it/commenti/2020/giugno/pdf7/relazione_garante.pdf

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