Erdoğan, i curdi, la crisi umanitaria al confine turco-greco

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Di fronte alla guerra sferrata dalla Turchia in Siria contro il popolo curdo e alla crisi umanitaria che si è aperta al confine turco-greco a seguito della decisione di Erdoğan di indirizzare verso l’Europa i profughi finora trattenuti in territorio turco, il 3 marzo la Rete Kurdistan italiana ha lanciato un appello alla mobilitazione per fermare Erdoğan e la guerra, contro la vendita di armi alla Turchia, per una politica europea di accoglienza dei profughi e di sostegno e appoggio alla rivoluzione del Rojava e della resistenza del popolo curdo. Di seguito la motivazione dell’appello.

L’IPOCRISIA DELL’EUROPA GENERA MOSTRI E CATASTROFI UMANITARIE

La squallida partita di giro, in cui da un lato si vendono armi alla Turchia, consentendo al dittatore Erdoğan nel suo delirio neo-ottomano di proseguire la politica di guerra, pulizia etnica e sterminio del popolo curdo, e dall’altro lo si finanzia per tenere ammassati profughi in condizioni disumane nella Turchia sconvolta dalla crisi economica, sta mostrando i suoi effetti nefasti in tutta la loro drammaticità.

Nelle città turche, folle inferocite di teppa razzista istigate dal governo turco aggrediscono profughi siriani terrorizzandoli, il Governo fascista dell’AKP/MHP organizza pullman verso il confine e trasmette dalle emittenti statali messaggi in arabo dando indicazioni su come raggiungere l’Europa, lungo il confine turco-greco vengono arrestati giornalisti e imperversano esponenti dei servizi segreti turchi per gestire la nuova “arma” che Erdoğan ha scientemente predisposto: decine di migliaia di donne, uomini e bambini.

In Siria e in Rojava continuano gli attacchi e i crimini di guerra contro la popolazione civile, dove l’esercito turco e i suoi alleati jihadisti cercano di allargare le zone di occupazione e nei territori già occupati uccidono, stuprano, sequestrano persone, saccheggiano e devastano l’ambiente, con l’obiettivo di distruggere la rivoluzione democratica, ecologica e femminista e di spezzare la resistenza del popolo curdo.

L’Europa intanto, mentre valuta ulteriori finanziamenti al governo turco, invierà 6000 militari di Frontex per blindare i confini balcanici, stanziando un budget di 333 milioni, e sappiamo bene dalla storia recente anche cosa significa per i corpi delle donne la presenza massiva di militari.

Pensare di risolvere queste catastrofi umanitarie che sconvolgono il Medio Oriente blindando i confini, cedendo al ricatto di Erdoğan e di fatto sostenendolo nella guerra di aggressione in violazione del diritto internazionale in Siria e in Iraq, nella pulizia etnica e sostituzione demografica in atto negli stessi territori e nella brutale repressione contro curde e curdi e opposizione democratica all’interno del proprio Paese è pura follia. Come si può pensare di affrontare una crisi umanitaria legittimando e finanziando chi la causa?

Le ipocrite politiche dell’UE di chiusura ed esternalizzazione dei confini, stanno mostrando tutti i loro limiti: da un lato non risolvono il tema della migrazione, dall’altro fomentano il razzismo e il fascismo e legittimano politiche repressive contro i e le migranti e contro chi denuncia e combatte queste misure dissennate. Il prezzo lo stanno pagando persone in carne e ossa, in Rojava, in Iraq, in Turchia e ai confini con Grecia e Bulgaria.

Intanto l’inettitudine del Governo italiano, che non è riuscito né a abolire i pacchetti sicurezza di Salvini né a emanare l’annunciato decreto contro la vendita delle armi alla Turchia, balbetta o tace del tutto di fronte al fatto che Erdoğan, prendendo piede in Libia, si sta preparando a riprodurre uno scenario analogo a quello di cui oggi vediamo le devastanti e crudeli conseguenze sul confine turco-greco.