Torino: reato di antifascismo

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Il 13 febbraio scorso, organizzato tra gli altri da alcune sezioni dell’ANPI e dal comitato “Mamme in piazza per la libertà di dissenso”, si è svolto a Torino, nel campus universitario Einaudi, un incontro su “Fascismo, colonialismo, foibe” con la partecipazione di Moni Ovadia e di Stojan Spetic. Tema caldo (cfr. https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2020/02/13/a-margine-del-giorno-del-ricordo-la-palude-italiana/ e https://volerelaluna.it/rimbalzi/2020/02/12/foibe-lagguerrito-esercito-della-negazione-della-storia/), ulteriormente drammatizzato a Torino dalla decisione dell’assessore regionale alla Scuola, Elena Chiorino (di Fratelli d’Italia), di distribuire nelle scuole una graphic novel sul tema edita da un editore di estrema destra dal contenuto duramente contestato da autorevoli storici. A margine dell’incontro un gruppo di neofascisti del FUAN, protetto da forze di polizia in tenuta antisommossa, ha distribuito un volantino contenente, tra l’altro, attacchi nei confronti dell’ANPI. Dopo che la distribuzione era ormai terminata un duro intervento della polizia nei confronti degli studenti antifascisti che protestavano contro l’iniziativa del FUAN si è concluso con l’arresto di tre manifestanti. Sul punto si è tenuta al campus, il 19 febbraio, un’assemblea di dottorandi/e, precari/e e docenti che ha diffuso il documento che segue.

 

Da molti anni alcune rumorose forze politiche e culturali, caratterizzate da un nazionalismo grottesco, usano le vicende storiche che attraversarono il cosiddetto confine orientale dell’Italia nei primi anni quaranta del Novecento per rivalutare il ventennio fascista e le figure che lo incarnarono: Mussolini, in primo luogo. Intorno al “giorno del ricordo”, si gioca una partita ideologica che punta a rimuovere il collaborazionismo del regime fascista con il nazismo e a nascondere i crimini contro l’umanità compiuti dall’esercito italiano. È invece in tale contesto che la questione delle Foibe andrebbe inserita.

Tuttavia, in una città come Torino, insignita molti anni fa di una medaglia al valore per ricordarne l’impegno antifascista nelle Resistenza, sono ormai frequenti le aggressioni di stampo neofascista e antisemita, con scritte ingiuriose e minacciose sotto le abitazioni dei discendenti di alcuni dei protagonisti di quella stagione antica e degli antifascisti di oggi. Aggiungiamo l’aggressione allo storico Eric Gobetti, autore di ricerche solide e riconosciute nel mondo scientifico su temi ai quali la Regione Piemonte si accosta invece annunciando il proposito di diffondere nelle scuole pubbliche un fumetto piuttosto volgare e di stampo fascistoide, intitolato Foiba rossa.

In questo contesto, giovedì 13 febbraio, mentre al Campus Einaudi dell’Università si svolgeva un convegno con l’intenzione di affrontare la complessità e con piglio critico il tema Fascismo, colonialismo e foibe, il gruppo FUAN distribuiva un volantino, colmo della solita retorica nazionalista, attaccando l’ANPI, tra i promotori dell’iniziativa. Il gruppetto, protetto come accade da molti anni da poliziotti in tenuta antisommossa, si è in verità dileguato dopo pochi minuti: nessuno “scontro” con i numerosi studenti che li contestavano. E i momenti di contatto tra antifascisti e polizia avrebbero potuto essere derubricati a poca cosa, a essere onesti: invece interviene la decisione delle forze dell’ordine di operare un fermo.

Non ci rivolgiamo alla Questura, la cui gestione delle piazze torinesi negli ultimi mesi è stata quanto meno discutibile, all’insegna di un’aggressività troppo spesso ingiustificata; non ci rivolgiamo ai giornali, i cui resoconti, salvo poche eccezioni, sono tutti convergenti per non dire artificiosi, troppo uguali nei toni di un racconto dei fatti, cui probabilmente nessun giornalista ha potuto davvero assistere; in questo frangente denunciamo i ripetuti attacchi personali alla professoressa Raffaella Ferrero Camoletto, le cui parole sono state distorte dai giornali e interpretate ottusamente dal sindacato di polizia. Non ci rivolgiamo nemmeno alla magistratura, in particolare ai frettolosi uffici che convalidano arresti e dispensano poi condanne e lezioni di morale con una leggerezza inquietante. Ci rivolgiamo alla comunità universitaria, ai cittadini del quartiere in cui ha sede il Campus, a ogni spirito libero e critico: la contestazione al FUAN non è stata organizzata ma spontanea; la resistenza alle pressioni delle forze dell’ordine non è stata frutto di azioni “premeditate”: nessuno dei partecipanti al presidio è apparso travisato o armato di alcunché; gli studenti si sono contrapposti a un fermo che appariva in quel momento totalmente ingiustificato e per cui ci si aspettava un rilascio immediato. Al suo posto si sono susseguite almeno quattro cariche scomposte e violente da parte delle forze dell’ordine.

Ma qui, oltre le cariche, contano gli atteggiamenti, tanto più gravi se agiti dalle forze dell’ordine: i poliziotti agitano non solo i manganelli, battuti ripetutamente contro i loro scudi, quasi a rammemorare pose guerresche, ma lanciano insulti umilianti all’indirizzo dei manifestanti: insulti, è quasi inutile dirlo, sessisti e razzisti, tanto che una funzionaria superiore in grado si sente in dovere di tacitarli imperiosamente, mentre i responsabili delle istituzioni universitarie presenti assistono passivi. E poi gli altri tre fermi, tanto per rasserenare il clima.

Il giorno successivo ad attizzare gli animi ci pensano i vertici dell’Università: non solo vengono posizionate due guardie armate (!) davanti all’aula che era stata del FUAN, ma si chiede ai docenti e agli studenti presenti nella palazzina Einaudi di sgomberare i locali… dando nel contempo ampie garanzie che la polizia non sarebbe intervenuta contro gli studenti antifascisti riuniti in assemblea. Un atteggiamento irresponsabile, che ha creato insicurezza, non il contrario, e ha impedito il regolare svolgimento degli esami in corso.

Ultimo ma non meno importante, giunge puntuale come l’allergia in primavera, la provocazione del leghista di turno, che si agita nello stesso brodo di coltura dei revisionisti fascistoidi: ora a parlare è il Presidente dell’Ente regionale per il diritto allo studio universitario Sciretti che, per non sapere parlare né scrivere, propone di sospendere le borse per gli “antagonisti” arrestati e denunciati. Si tratta della stessa figura che esattamente un anno fa, in occasione delle manifestazioni contro lo sgombero dell’Asilo di via Alessandria, affermò: «Ci vorrebbe un po’ di scuola Diaz». Visto che intorno al “giorno del ricordo” la memoria pare vacillare più del solito, rammentiamo che per quel raid indegno di un paese democratico numerosi esponenti della Polizia di Stato furono condannati e interdetti dai pubblici uffici…

Che ognuno si faccia le sue opinioni, cercando di acclarare i fatti.

Alla professoressa Ferrero Camoletto esprimiamo la nostra più piena solidarietà, così come agli studenti e alle studentesse coinvolte/i in questa vicenda. Noi nel rispetto dei nostri ruoli e dei principi fondamentali di qualsiasi convivenza civile, siamo e restiamo antifasciste/i.

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