Controfinanziaria 2020

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Una scheda di sintesi
Il nostro Rapporto 2020 contiene la Legge di Bilancio che vorremmo

Con le 102 proposte che abbiamo elaborato, delineiamo una diversa idea di economia, di spesa pubblica, di modello di sviluppo. Per Sbilanciamoci! è necessario un salto di paradigma, un’inversione di rotta rispetto alle politiche di questi anni. Servono forti investimenti pubblici per un vero Green New Deal, capaci di produrre qualità ambientale e sociale. Sono fondamentali politiche redistributive che intacchino privilegi, rendite di posizione, ricchezze abnormi. Il welfare non è un costo: è un diritto ed è un investimento per l’avvenire. Una società più istruita, formata e sana esprime anche un’economia più innovativa e capace di futuro. Abbiamo bisogno di una radicale riconversione ecologica e civile dell’economia. Dobbiamo e possiamo ridurre drasticamente le spese militari e promuovere politiche di pace e di cooperazione internazionale. Tutto questo non è il “libro dei sogni”. Lo dimostriamo con la nostra contromanovra di bilancio da 46,4 miliardi di euro a saldo zero e con le nostre 102 proposte concrete e dettagliate.

AFFERMARE UNA FISCALITÀ EQUA E PROGRESSIVA

Una seria politica di giustizia e progressività fiscale, per ridistribuire reddito e ricchezza e diminuire le diseguaglianze. Le nostre proposte sul fisco alimentano le casse dello Stato con poco meno di 36 miliardi di euro, di cui quasi 23,1 destinati alla sterilizzazione delle clausole di salvaguardia, evitando così l’aumento delle aliquote Iva e delle accise nel 2020.

Il primo punto è la riduzione delle tasse per i due scaglioni più bassi di reddito, dove sono concentrati i lavoratori con i più bassi salari e quelli del ceto medio. Proponiamo una rimodulazione dell’Irpef che riduca di 1 punto le aliquote sui redditi fino a 28.000 euro e introduca due nuovi scaglioni con un’aliquota del 55% per i redditi tra 100.000 e 300.000 euro e un’aliquota del 60% per quelli superiori a 300.000 euro (maggiori entrate pari a 2,1 miliardi). L’assoggettamento all’Irpef delle rendite finanziarie, un’imposta patrimoniale, la riduzione della franchigia per la tassa di successione (con aliquote crescenti rispetto alla ricchezza ereditata) potrebbero portare quasi 10 miliardi nelle casse statali. Prevediamo anche l’introduzione di una vera tassa sulle transazioni finanziarie applicabile a tutte le azioni e a tutti i derivati e, nel caso azionario, a tutte le singole operazioni, con introiti pari a 3,7 miliardi. L’abolizione della riduzione delle aliquote Ires per le imprese potrebbe poi generare entrate per lo Stato di quasi 4 miliardi. Più di 1,2 miliardi potrebbero essere invece recuperati con una maggiore tassazione di beni di lusso o dannosi, a cui potrebbero aggiungersi quasi 600 milioni con una più alta tassazione di investimenti pubblicitari e diritti televisivi del calcio professionistico.

Per promuovere un serio contrasto all’evasione e all’elusione fiscale proponiamo un Piano straordinario di accertamento e riscossione, il rafforzamento della Web tax in vigore dall’1 gennaio 2020 e l’introduzione della moneta elettronica per i pagamenti superiori ai 500 euro (nel complesso, entrate per 7,5 miliardi).

Infine, chiediamo la legalizzazione e tassazione della vendita di cannabis (3,2 miliardi), l’aumento delle tasse sul gioco di azzardo (2 miliardi), la tassazione degli immobili sfitti (400 milioni), misure di contrasto al canone nero e irregolare (300 milioni), l’eliminazione della cedolare secca sul libero mercato (1,1 miliardi).

ADOTTARE POLITICHE ECONOMICHE PER UN VEROGREEN NEW DEAL

Da più di 30 anni manca in Italia una politica industriale capace di creare e assicurare buona occupazione, di orientare la produzione sui settori più innovativi e avanzati, di indirizzare il Paese su un sentiero di crescita sostenibile. Sbilanciamoci! propone un approccio di politica industriale che punti decisamente in due direzioni: (1) un Piano di investimenti pubblici a sostegno di un vero Green New Deal, con risorse da destinare alla riconversione ecologica dell’economia e al finanziamento dell’istruzione, della sanità, del welfare. In particolare, sul piano ambientale occorre favorire l’adozione di tecnologie e produzioni di beni e servizi verdi, l’utilizzo di energie pulite, lo sviluppo di strumenti di mobilità sostenibile; (2) un sostegno alla ricerca pubblica per la transizione ecologica dell’economia, incoraggiando la ricerca su tecnologie e produzioni di beni e servizi verdi nel quadro di una politica industriale saldamente ancorata ai principi dello sviluppo sostenibile. A tal fine, proponiamo stanziamenti pari a 5,3 miliardi (che si sommano a quelli previsti negli altri capitoli del Rapporto).

Queste misure dovrebbero essere affiancate, sul fronte della tutela del lavoro e dei redditi, da un’allocazione di 1,1 miliardi volta a quadruplicare l’attuale dotazione del Fondo Occupazione, stabilizzare il personale dell’Anpal e dei Centri per l’impiego e promuovere un Piano straordinario per la sicurezza sul lavoro. Proponiamo inoltre lo stanziamento di 140 milioni per migliorare l’implementazione del reddito di cittadinanza: da un lato costruendo a fianco dell’erogazione monetaria un diritto individuale (se e quando necessario) a una presa in carico sia sociale che lavorativa che offra a quanti si trovano in condizioni di debolezza il sostegno necessario a conseguire la massima autonomia; dall’altro lato garantendo l’effettiva fruizione del reddito di cittadinanza da parte dei più bisognosi che non riescono ad accedervi pur avendone titolo.

INVESTIRE SULL’ISTRUZIONE E LA CULTURA

Il tasso di dispersione scolastica nel nostro Paese è intorno al 15% a livello nazionale, ma al Sud e nelle Isole uno studente su tre abbandona gli studi prima della fine naturale del percorso. L’Italia è inoltre uno dei Paesi Ocse che investe meno in formazione universitaria in rapporto al Pil: 0,9% contro una media dell’1,5%. E dal 2008 al 2018, nel nostro sistema universitario il numero di docenti e ricercatori, strutturati e non, ha subito una perdita di oltre 6.000 unità. Numeri e tendenze drammatiche. Al rilancio della cultura, dell’istruzione e della ricerca pubbliche proponiamo di destinare subito più di 5 miliardi. Tra le misure, un grande investimento sulla promozione del diritto allo studio e dell’edilizia scolastica (1 miliardo) e un consistente aumento delle risorse destinate ai Fondi della scuola e dell’università: Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa (più di 600 milioni), Fondo per l’autonomia scolastica (310 milioni), Fondo di finanziamento ordinario (800 milioni).

Chiediamo un’ambiziosa riforma della tassazione universitaria con una no tax area per chi dichiara meno di 28.000 euro di Isee (circa 700 milioni di costi), l’adozione di un piano straordinario per l’assunzione di 3.300 ricercatori nel 2020 (con una spesa di circa 500 milioni), un finanziamento adeguato del dottorato di ricerca (più di 130milioni).

Sul fronte delle politiche culturali, proponiamo di incentivare la produzione, la diffusione e l’accesso alle varie forme di espressione artistica e culturale, con uno stanziamento di quasi 150 milioni per la promozione dello spettacolo dal vivo, del libro e della lettura, dell’arte e dell’architettura contemporanee, della pratica musicale di bambini e ragazzi. L’abolizione del “bonus cultura” per i neo-diciottenni (160 milioni) consentirebbe di finanziare in parte l’accesso gratuito a musei, monumenti e aree archeologiche per tutti i cittadini (il costo complessivo è di 229 milioni). La definizione e l’implementazione dei Livelli essenziali delle prestazioni culturali (con uno stanziamento di 290milioni) potrebbe infine garantire l’accesso ai beni e alle attività culturali, il potenziamento dell’offerta culturale e migliorare le condizioni di lavoro degli operatori culturali.

METTERE AL CENTRO L’AMBIENTE

Opere pubbliche utili per l’ambiente, scelte energetiche per contrastare gli effetti del cambiamento climatico, interventi di tutela del territorio e della biodiversità: sono gli assi in cui si articolano le proposte di Sbilanciamoci! sul fronte ambientale e della sostenibilità. In particolare, proponiamo di avviare un Piano di opere pubbliche utili per l’ambiente, in grado di migliorare sensibilmente la qualità della vita delle persone producendo occupazione e investendo sulla cura e la manutenzione del territorio. A tal fine, chiediamo di destinare 2,2 miliardi di euro per l’ammodernamento e potenziamento delle infrastrutture esistenti, soprattutto al Sud, investendo sulle ferrovie al servizio dei pendolari, la rete stradale Anas e provinciale, l’infrastrutturazione elettrica, le tramvie e le metropolitane nelle aree urbane, l’interscambio modale. Inoltre, questo stanziamento dovrebbe essere indirizzato alla rigenerazione e riqualificazione urbana con particolare attenzione alla realizzazione di infrastrutture verdi e agli interventi di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici nelle città italiane.

Occorre inoltre sostenere i Comuni per la messa in sicurezza dei territori di fronte ai fenomeni e ai rischi di dissesto idrogeologico e promuovere una seria lotta all’abusivismo edilizio, mentre per la tutela della biodiversità servono finanziamenti aggiuntivi ai Parchi nazionali, aree protette e aree terremotate (nel complesso si tratta di interventi da 600 milioni).

In campo energetico, proponiamo di introdurre la rendicontazione dei cambiamenti climatici nelle politiche di investimento; di cancellare royalties e canoni per le trivellazioni offshore; di legare la tassazione della proprietà dei veicoli all’emissione di CO2; di promuovere l’installazione di impianti fotovoltaici e la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio.

Infine, rispetto all’utilizzo degli introiti derivanti dalle aste delle quote di emissione di CO2, si propone che i fondi ETS (Emission Trading System, il sistema per lo scambio delle quote di emissione dell’UE) siano usati per politiche climatiche di lungo respiro, escludendo dai benefici tutti i combustibili fossili – senza eccezione – e gli impieghi con impatto climatico negativo.

RIPENSARE E RILANCIARE IL NOSTRO WELFARE

La storia recente delle politiche sociali nel nostro Paese fa registrare pesanti tagli ai principali Fondi sociali nazionali e la proliferazione di misure monetarie individuali. A farne le spese sono soprattutto i servizi e gli interventi sociali territoriali. La strada continua a essere oggi quella della monetizzazione delle prestazioni individuali e della progressiva privatizzazione dei servizi, mantenendo un approccio assistenziale. Si deve cambiare rotta.

Sbilanciamoci! propone di allocare ingenti risorse aggiuntive, quasi 2 miliardi di euro, su diversi Fondi sociali che per una vasta platea di beneficiari incidono sulla possibilità di vivere in modo autonomo e dignitoso: Fondo nazionale politiche sociali, Fondo non autosufficienza, Fondo “Dopo di noi”, Fondo morosità incolpevole, Fondo sociale affitti.

Sul fronte della Sanità, chiediamo di garantire subito l’esigibilità dei Livelli essenziali di assistenza (con uno stanziamento da 1 miliardo). Per le politiche per la disabilità chiediamo di stanziare complessivamente oltre 240 milioni sia per l’individuazione di Livelli essenziali di assistenza sociale nel quadro di un’adeguata copertura finanziaria dei fondi (i sopra richiamati Fondo non autosufficienza e Fondo nazionale politiche sociali), che oggi sono del tutto insufficienti, sia per ripensare il sistema di accertamento dell’invalidità civile, stato di handicap e disabilità, che appare gravoso e inefficace nell’individuazione dei giusti sostegni e supporti (sociali, socio-sanitari, sanitari) per le singole persone con disabilità, al fine di garantire loro autonomia e partecipazione ai quotidiani contesti di vita.

Per contrastare l’emergenza abitativa, problema che tocca centinaia di migliaia di persone, proponiamo di investire un miliardo su un Piano per l’edilizia residenziale pubblica senza consumo di suolo.

Sul fronte delle migrazioni, la priorità assoluta è salvare vite, garantire il diritto di migrare e accogliere, facilitare l’acquisizione della cittadinanza. Proponiamo di varare una nuova missione pubblica di ricerca e soccorso dei migranti in mare (1 miliardo) e di promuovere la regolarizzazione dei migranti privi di documenti (entrate per oltre 1,5 miliardi). Chiediamo inoltre di rafforzare il sistema pubblico di accoglienza e in particolare di ripristinare il pieno e corretto funzionamento dello Sprar (oggi Siproimi), riaprendolo ai richiedenti asilo, reintroducendo la protezione umanitaria e destinandovi una parte (550 milioni) delle risorse risparmiate con la chiusura – intervento che auspichiamo – dei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) e dei Centri di accoglienza straordinaria (Cas).

Capitolo carceri: con una diversa allocazione delle risorse stanziate dal Ministero della Giustizia proponiamo l’implementazione di misure alternative alla detenzione carceraria e l’aumento dell’organico degli operatori civili nei penitenziari. Inoltre, con la legalizzazione della cannabis e la depenalizzazione delle condotte meno gravi relative alle altre droghe il sistema penitenziario non sarebbe sovraffollato e si libererebbero risorse economiche pari a 700 milioni di euro.

Infine, sul fronte delle pensioni, avanziamo una serie di proposte alternative rispetto a “quota 100”, senza oneri aggiuntivi per le casse statali, centrate su una riduzione strutturale dell’età di pensionamento e sulla possibilità di assicurare ai giovani una pensione dignitosa.

RIDURRE LA SPESA MILITARE, PROMUOVERE LA PACE E LA COOPERAZIONE

La spesa militare italiana nel 2019 è di oltre 26 miliardi di euro, con una crescita di almeno un miliardo di euro rispetto al Bilancio di previsione 2019. La scelta del Governo Conte II è chiara: favorire le richieste della Difesa e dell’industria militare. Al contrario, Sbilanciamoci! propone di diminuire in modo netto le spese militari, con un risparmio di 4 miliardi sulla base di 4 misure: la riduzione del livello degli effettivi delle nostre Forze Armate a 150mila unità (1,2 miliardi); il taglio degli stanziamenti diretti e dei finanziamenti pluriennali per l’acquisizione di nuovi sistemi d’arma in capo al Ministero dello Sviluppo economico (1,5miliardi); lo stop al percorso di acquisto degli F35 (500 milioni); il ritiro immediato delle nostre truppe dalle missioni all’estero con chiara proiezione armata (800 milioni). Una parte delle risorse risparmiate potrebbe finanziare vere politiche di pace e cooperazione internazionale, con un consistente potenziamento degli Aiuti Pubblici allo Sviluppo (2 miliardi) e delle attività di peace building (20 milioni); con l’implementazione di una più larga sperimentazione dei Corpi Civili di Pace (10 milioni); con la riconversione a fini civili dell’industria a produzione militare (100 milioni) e di 10 servitù militari (10 milioni); con il reintegro dei fondi destinati alle Nazioni Unite (36 milioni).

Proponiamo poi di destinare le risorse del Fondo Africa a interventi per le comunità locali incentivando le loro economie, difendendo i diritti umani fondamentali e distanziandosi dal modello attuale legato a una concezione securitaria e mirato ad arginare il flusso di migranti verso le nostre coste.

Per quanto riguarda infine il servizio civile, in legge di Bilancio le risorse allocate –meno di 140 milioni di euro sul 2020 – sono assolutamente insufficienti: chiediamo stanziamenti aggiuntivi pari a 260milioni, in modo da consentire di bandire 65mila posti in Italia e 2mila all’estero, a fronte dei poco più di 20mila posti in Italia e 500 all’estero previsti in base agli attuali livelli di finanziamento.

SOSTENERE LE ECONOMIE TRASFORMATIVE NEI TERRITORI

In tutta Europa, da almeno vent’anni, lavoratori, imprese, associazioni rispondono alla trasformazione dei mercati in chiave estrattiva promuovendo produzioni verdi, circolari, solidali, sostenibili. Al centro vi sono le parole d’ordine della transizione ecologica, del mutualismo, della valorizzazione territoriale.

Per sostenere queste pratiche è necessari ore indirizzare gli scambi commerciali internazionali sui prodotti e i servizi legati alle esperienze locali di economia trasformativa: chiediamo in tal senso l’introduzione di un “dazio speciale”sui beni provenienti da Paesi e/o prodotti da imprese non rispettose dei fondamentali diritti umani (che porterebbe a maggiori entrate per 500 milioni), avviando una sperimentazione su un pacchetto di prodotti sensibili (tessili, agroalimentari, manifatturieri…). Una parte dei proventi dovrebbero essere utilizzati per un Fondo a disposizione delle municipalità da 100 milioni che permetta loro di dotarsi di strumenti di programmazione economica e innovazione sociale locale. Un’altra parte dovrebbe andare alla riconversione ecologica delle imprese nelle aree interessate da crisi industriali, dotando di300 milioni il Fondo crescita sostenibile.

Auspichiamo poi uno stanziamento di 2 milioni a sostegno delle pratiche di agricoltura sostenuta dalle comunità – associazioni di mutuo impegno tra azienda agricole e comunità locali di sostenitori – e l’introduzione dei Consigli metropolitani sul cibo (Food Councils), al fine di collegare quegli attori che si occupano di terra/cibo in aree urbane (contadini, Gas, mercati locali, orti, enti locali) e avviare processi di ri-territorializzazione del sistema del cibo a scala metropolitana.

Chiediamo di finanziare il Fondo per il commercio equo e solidale con 10 milioni e ricordiamo che conaltri 10 milioni si potrebbe iniziare a promuovere una rete nazionale di fiere eco&eque con il protagonismo di artigiani, agricoltori biologici, operatori del riuso e del riciclo per il rafforzamento delle produzioni locali.

Infine, proponiamo di adottare un Piano strategico nazionale per la piccola distribuzione organizzata, che valorizzi le filiere corte nell’approvvigionamento collettivo, e di sperimentare le grandi potenzialità legate all’uso degli open data per l’economia solidale

Qui il testo integrale della Controfinanziaria