TAV Torino-Lione: amianto e non solo

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C’è un bando per l’assunzione di 25 posti da minatore, per cui è richiesta «quinquennale esperienza in contesti di grandi opere, scavo in sotterraneo di gallerie grisutose – il temibile grisou delle miniere di carbone – e con presenza di amianto». Sono queste le offerte di lavoro a chiamata del COCIV, Consorzio Collegamenti Integrati Veloci di Genova, per la Grande Opera del Terzo Valico Dei Giovi: «Se ci fossero ancora dubbi, questa è la conferma “ufficiale” di quanto temuto e da tempo da noi denunciato e cioè la presenza di amianto, che riguarda tutti i territori interessati da gallerie, non solo del Terzo Valico, ma dall’intero progetto TAV, e che può avere conseguenze la cui portata è difficilmente prevedibile», come dichiarato da Fulvio Aurora ed Enzo Ferrara di Medicina democratica.

Da ben 30 anni Medicina democratica, Movimento di lotta per la salute, si occupa del TAV. Ha infatti pubblicato due dossier nella rivista omonima, relativi a due importanti convegni tenuti al Politecnico di Torino. Nel 2017 ha inoltre pubblicato, sempre sulla propria rivista, un’inchiesta aggiornata sul numero 233- 234 (luglio- agosto 2017). Abbiamo ragioni più che documentate e sperimentate per ritenere il TAV inutile e pericoloso. Per questo come Medicina democratica ci opponiamo a ogni avanzamento del progetto, altrimenti non ci resterà alternativa se non mobilitarci assieme al movimento NO TAV “per combattere un altro crimine di pace”.

Ciò che desta ulteriore grave allarme è la colpevole assenza del tema dell’impatto ambientale e sanitario nel defatigante e poco edificante tira e molla governativo, con il rinvio a dopo le elezioni europee delle decisioni da prendere. Non una parola sui gravi pericoli per la salute, non solo per i lavoratori ma per tutti gli abitanti di quei luoghi: la popolazione locale dovrebbe subire l’invasione e la devastazione del proprio territorio per decenni, assieme al pericolo di perdere preziosissime risorse idriche, e dovrà condividere con i minatori, gli operai e gli addetti alla movimentazione di terreno, ghiaia e altri materiali di scavo, tutti i rischi connessi al trasporto di sostanze pericolose, amianto in primis. In sintesi, verrà sconvolto l’equilibrio idrogeologico della Val di Susa per l’intercettazione e l’inquinamento delle falde, a causa dal traforo sotto la montagna dell’Ambin e per il rischio costituito dai cantieri in alta valle, una zona a rischio alluvionale, attraversata dal fiume Dora Riparia. «La possibilità di incontrare rocce contenenti amianto durante le fasi di scavo è un evento atteso»: questa frase non è una invenzione allarmistica dei NO TAV e Terzo Valico, ma è scritta, nero su bianco, nel sito dell’Osservatorio ambientale del Ministero dell’Ambiente, relativo ai «corridoi infrastrutturali europei che attraversano l’Italia», tanto da prevedere un Protocollo amianto!

Questo vale per le aree interessate dal Terzo Valico come per quelle interessate dal TAV. È noto infatti che nella galleria di 57 km, che dovrebbe essere scavata tra Susa e Saint-Jean-de-Maurienne, si incontreranno minerali contenenti amianto e ciò per le leggi italiane comporterà l’interruzione dei lavori. Inoltre, il cosiddetto smarino che uscirà dalla galleria, secondo l’ultima variante di cantierizzazione, dovrà essere prima spostato e lavorato in un cantiere a cielo aperto, previsto in alta valle, a Salbertrand, per essere poi collocato nella ex cava di Caprie, in bassa valle, oppure nella cava di Torrazza, sul fiume Po, dopo Chivasso, a quasi 100 km di distanza.

E allora perché questo silenzio assordante? Eppure, in contemporanea, è scoppiato il “caso” ponte Morandi a Genova, con il rischio di dispersione dell’amianto contenuto nella sua struttura. Sappiamo come è andata: lavori interrotti e poi si vedrà che fare, dopo le necessarie verifiche. Succederà anche per il TAV? Si vuole a tutti i costi iniziare questa grande opera, per poi doverla interrompere, con nefaste conseguenze, sotto tutti i profili? Un evento simile si verificò a Cesana Torinese per le Olimpiadi del 2006, quando la costruzione della pista di bob fu spostata sul versante ovest per evitare una vena di amianto: ma adesso siamo di fronte a cifre iperboliche e a danni infinitamente più vasti!

Se ancora non si è capito cosa sta succedendo nel clima e nell’ambiente si può chiedere a Greta Thumberg! In realtà le alternative al TAV ci sono già: il tunnel del Frejus consente il passaggio di merci, anche in container più grandi, mentre per il trasporto merci su rotaie in Francia gli standard del TAV sono decisamente sovradimensionati, in quanto le merci viaggiano su sagome ferroviarie PC45, pienamente soddisfatte dal tunnel esistente!

Di fatto, una nuova galleria non serve, la linea esistente è sufficiente e perfino sovradimensionata. E allora, chi ha da guadagnare da un’opera che non è una priorità ed è persino inutile e pericolosa per la Valle di Susa?

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