Clima e giustizia sociale

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Greta Thunberg è una quindicenne svedese dalla salute malferma ma dalla grande determinazione. Da tempo ogni venerdì salta la scuola e mette in atto una protesta davanti al Parlamento del suo Paese per chiedere che gli eletti del popolo rispettino gli impegni presi a Parigi sul clima e «lascino i combustibili fossili nel sottosuolo, concentrarsi sull’eguaglianza».

Nel dicembre scorso è andata a Katowice, in Polonia, alla COP24 (la Conferenza mondiale sul clima dell’ONU) dove ha parlato dal palco ufficiale rivolgendosi direttamente ai capi di Stato e di governo e dicendo loro, tra l’altro: «Non siamo venuti qui per implorare i leader mondiali di occuparsene [della tutela del clima, ndr]. Ci avete ignorato in passato e ci ignorerete ancora Voi avete finito le scuse, e noi stiamo finendo il tempo. Noi siamo venuti qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o meno. Il vero potere appartiene al popolo».

Quel breve intervento, concesso dagli organizzatori per salvare la propria cattiva coscienza (visto che i risultati della Conferenza sono stati a dir poco modesti), ha bucato lo schermo ed è diventato virale.

Ne pubblichiamo di seguito il video con sottotitoli in italiano e il testo integrale tradotto.

Mi chiamo Greta Thunberg, ho 15 anni e vengo dalla Svezia. Parlo a nome di Climate Justice Now. Molte persone dicono che la Svezia è solo un piccolo Paese e non importa quello che facciamo. Ma ho imparato che non sei mai troppo piccolo per fare la differenza. E se alcuni bambini possono ottenere titoli di giornale in tutto il mondo solo non andando a scuola, allora immagina cosa potremmo fare tutti insieme se lo volessimo davvero.

Ma per farlo, dobbiamo parlare chiaramente, non importa quanto possa essere scomodo.

Parlate solo di una crescita economica eterna e verde perché avete troppa paura di essere impopolari. Parlate solo di andare avanti con le stesse cattive idee che ci hanno portato in questo casino, anche quando l’unica cosa sensata da fare è tirare il freno di emergenza. Non siete abbastanza maturi per dire le cose come stanno, tanto da lasciare tutto il fardello ai vostri bambini. Ma non mi interessa essere popolare. Mi interessano la giustizia climatica e il pianeta vivente.

La nostra civiltà viene sacrificata per l’opportunità di un numero molto ridotto di persone di continuare ad accumulare enormi somme di denaro. La nostra biosfera viene sacrificata in modo che i ricchi di Paesi come il mio possano vivere nel lusso. Sono le sofferenze dei molti che pagano i lussi dei pochi.

Nel 2078 celebrerò il mio 75° compleanno. Se avrò figli, forse passeranno quella giornata con me. Forse mi chiederanno di voi. Forse chiederanno «perché non avete fatto nulla mentre c’era ancora tempo per agire».

Dite di amare i vostri figli sopra ogni altra cosa, eppure state rubando il loro futuro davanti ai loro stessi occhi.

Finché non inizierete a concentrarvi su ciò che deve essere fatto piuttosto che su ciò che è politicamente possibile, non c’è speranza. Non possiamo risolvere una crisi senza trattarla come una crisi.

Dobbiamo mantenere i combustibili fossili nel sottosuolo e dobbiamo concentrarci sull’equità. E se le soluzioni all’interno del sistema sono così impossibili da trovare, forse dovremmo cambiare il sistema stesso.

Non siamo venuti qui per chiedere assistenza ai leader mondiali. Ci hanno ignorato in passato e ci ignoreranno di nuovo.

Abbiamo finito le scuse e stiamo finendo il tempo.

Siamo venuti qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no. Il vero potere appartiene alla gente.

Grazie

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