Ho letto E ti chiameranno strega tutto d’un fiato. Non nego di aver sperato l’insperabile, di aver desiderato fino in fondo che almeno una di loro si salvasse, che qualcuno si schierasse con quelle donne sole ma indipendenti, deboli eppure così temute. Guaritrici, levatrici, capaci di dare o togliere la vita, di alleviare la sofferenza, “strighe”. Arianna Miele è una giovane antropologa che, vinto un concorso, si appresta a lavorare all’allestimento di una mostra sulle streghe dello Scilar sulle Dolomiti. Grande occasione di carriera che la porterà, però, verso verità nascoste e le farà scoprire la tragica storia di Barbara Vellerin. Arianna e Barbara, due donne distanti secoli, unite da un filo, nella difficoltà di essere libere in una società, maschilista e giudicante: «Noi siamo le guardiane dei boschi, siamo una porta sempre aperta tra la terra, che ci è madre, e gli uomini, che ci sono figli. Conosciamo i segreti dei torrenti e del mutare delle stagioni. Conosciamo il popolo sotterraneo dei funghi. Conosciamo il carattere dei fiori, di ogni fiore e di ogni foglia: sappiamo ciò che pensano degli uomini, se sono benigni o malevoli, se possono lenire il dolore o provocarlo». Un libro che ci fa soffermare su quante morti ingiuste abbia visto la storia spesso in nome di una presunta fede e quanto sia importante l’oggettività della ricerca storica per poter dare a tutte le vittime almeno una giustizia oggi.

segnalazione di
Martina Franchino
libraia di La Casa dei Libri
corso Laghi 31, Avigliana (Torino)
tel. 011 9320999

La storia è, per la maggior parte, piena di morti ingiuste. Io, a differenza dell’Autrice, credo nell’impossibilità di dare giustizia postuma a qualsiasi tipo di ingiustizia, meno che mai all’ingiusta morte. La storia ci ripropone, quasi farlo apposta, un quotidiano colmo di ingiustizie. Sperimentiamo già nell’oggi la nostra incapacità di porre freno a questo stillicidio di violenza… figuriamoci cosa possiamo risarcire per il passato. Come si dice, abbiamo a disposizione solo il presente, e, personalmente, l’unico modo di dare senso a questo presente, lo individuo nel tentare di lenire le sofferenze altrui. Ognuno per quello che può.