Cristiano Cavina, La parola papà (Bompiani, 2022)

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È passato tanto tempo da quando Cristiano Cavina ha iniziato a pubblicare libri in cui, come un novello Mark Twain, dava voce a quei ragazzini che tanto gli assomigliavano «spostando le isole del tesoro nel cortile di casa» di un piccolo paese della Romagna, Casola Valsenio. Dieci romanzi dopo esce questo libro che racconta la vita adulta di un uomo senza padre, guarda caso uno scrittore, destinato a diventare padre di tre figli dopo aver accumulato una discreta serie di casini. “Babba”, così lo chiamano i bambini, si racconta, in un tempo non lineare, e riflette. Ci sono libri che sembrano sfidare le leggi della fisica. Come quella secondo cui se un corpo costituito da materia occupa un certo spazio, questo spazio non può essere occupato da un altro corpo. Che dire allora delle vite dentro le vite, dentro le vite in un infinito gioco (?) di specchi e di rimandi, di parole dette e taciute, di vita reale e immaginazione letteraria? Vale la pena seguirlo in questo viaggio anche e soprattutto perché non tutto fila liscio. Ma questo è il prezzo di ogni scrittura che tenta di afferrare la verità, quantomeno, dei propri personaggi.

segnalazione di
Filippo Scisciani
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