Il lavoro e le imbarazzanti contraddizioni di vescovi e Vaticano

Per la Festa dei Lavoratori dello scorso primo maggio, i vescovi italiani pubblicarono un intenso messaggio dal titolo “Il lavoro per la partecipazione e la democrazia”. Nel messaggio si poneva l’accento sull’esigenza di “un lavoro dignitoso per tutti”, affinché “sia riconosciuta la dignità di ogni persona e si permetta alle famiglie di formarsi e di vivere serenamente”. Il documento dei vescovi non trascurava la piaga del precariato, sottolineando che “quando la persona perde il suo lavoro o ha bisogno di riqualificare le sue competenze, occorre attivare tutte le risorse affinché sia scongiurato ogni rischio di esclusione sociale, soprattutto di chi appartiene ai nuclei familiari economicamente più fragili, perché non dipenda esclusivamente dai pur necessari sussidi statali” (https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2024-02/messaggio-cei-festa-lavoro-primo-maggio.html).

È di questi giorni la notizia che TV2000, la rete televisiva di proprietà della Conferenza episcopale italiana, impone a circa 40 precari (giornalisti professionisti, autori e consulenti vari – alcuni dei quali sono partite iva con contratti continuativi in essere da oltre 10 anni) di firmare una transazione capestro, mediata da una Commissione di Conciliazione istituita presso l’Università Luiss, con la quale si costringono i lavoratori a dichiarazioni non conformi alla realtà dei fatti. Così si legge in una nota diffusa martedì 18 giugno 2024 dal Coordinamento dei precari della rete TV2000 (https://www.fnsi.it/tv2000-il-coordinamento-dei-precari-della-rete-lazienda-fa-carne-di-porco-dei-diritti-dei-lavoratori).

L’emittente televisiva della Conferenza Episcopale Italiana avrebbe proposto 500 euro e promesso il rinnovo della collaborazione per un altro anno a una quarantina di lavoratori precari di TV2000 per rinunciare a qualsiasi rivendicazione sul passato. Un passato trascorso come lavoratori autonomi assunti a partita iva e, quindi, di fatto come precari subordinati. E senza firmare quella che di fatto si appalesa per essere una transizione, il rapporto finisce qui. Una proposta ovviamente irricevibile per i lavoratori.

La nota del Coordinamento dei precari della rete TV2000 si chiude con una considerazione: “Ci piacerebbe conoscere il parere dei vescovi italiani su quanto sta accadendo tra le mura della loro rete televisiva, ma in tutta questa brutta storia – che mette 40 famiglie con il coltello alla gola – ci sono tanti silenzi. Silenzi assordanti”.

E qualche giorno fa, come riportato dal Corriere della sera, 49 dipendenti della Santa Sede hanno firmato un’istanza collettiva contro il Governatorato, l’organismo che esercita il potere esecutivo e da cui dipendono i lavoratori dei musei, denunciando, tra l’altro, il mancato pagamento degli straordinari e l’insicurezza degli ambienti di lavoro (https://www.corriere.it/cronache/24_maggio_18/il-lavoro-in-vaticano-un-solo-giorno-di-permesso-per-la-nascita-dei-figli-sanzioni-disciplinari-anche-per-la-condotta-nella-vita-privata-f40e2e7c-668e-4241-8658-15e075ffdxlk.shtml).

Dal pulpito (delle chiese e delle tv, pubbliche e private) è facile parlare di lavoro dignitoso, predicare di lavoro come priorità e auspicare equità e partecipazione. Ma la realtà delle cose, come si sa, spesso si adopera per contraddire le buone intenzioni. E allora forse conviene tenere a mente ciò che sosteneva il saggio cinese: “Sii molto cauto nel parlare, perché tu non abbia a vergognarti se le tue azioni non fossero state poi all’altezza dei discorsi” (Confucio). Anche per evitare gli imbarazzanti silenzi assordanti di questi giorni da parte delle gerarchie ecclesiastiche.

Gli autori

Giovanni Caprio

Giovanni Caprio, pubblicista, già ricercatore sociale e direttore di istituzioni pubbliche e di fondazioni private, si occupa prevalentemente di governo locale, partecipazione e beni comuni.

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