In Italia il salario reale diminuisce. Ma come ci si è arrivati?

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Ciclicamente riaffiora, per poi scomparire di nuovo senza alcuna soluzione, il problema del basso livello delle retribuzioni in Italia. I dati sono noti: l’Italia è l’unico paese dell’Europa in cui il salario reale, cioè la retribuzione rapportata ai prezzi, è diminuito del 2,9% rispetto a quanto percepito nel 1990 a fronte di aumenti del 33,7% in Germania, del 31,1% in Francia e di percentuali ancora più elevate nel Nord Europa e triplicate nei paesi Baltici.

Difficile attivare un percorso di recupero salariale e normativo, che è altrettanto fondamentale, in un mercato del lavoro, segnato da flessibilità e precarietà e in cui i rapporti di forza sono decisamente a favore della “classe padronale”. Impossibile farlo se prima non si analizza come si sia potuto arrivare a questo declino in un Paese che ha avuto una classe operaia importante, per numero e consapevolezza dei propri diritti e se non si mettono in evidenza le gravi responsabilità di una storica linea sindacale delle Confederazioni, più impegnate a contenere le lotte che a promuoverle, disponibili a continue mediazioni al ribasso e all’emarginazione dei delegati di base più combattivi.

Nel lungo percorso di declino della classe operaia, che inizia alla fine degli anni 70, ci sono alcuni momenti storici che segnano le tappe di una tendenza alla dispersione della coscienza di classe e quindi al disarmo dei lavoratori, e in questa rincorsa al ribasso spicca il ruolo di due “carismatici” dirigenti sindacali: Luciano Lama e Bruno Trentin le cui scelte si sono rivelate sbagliate e dannose.

È bene ricordare la cacciata di Lama dall’Università La Sapienza di Roma del 17 febbraio 1977, occupata dagli studenti in lotta contro la riforma Malfatti e le pesanti provocazioni neofasciste. Con quell’improvvido tentativo di comizio, che mirava a far cessare l’occupazione, Lama, come gran parte della dirigenza comunista, non solo dimostrò di non capire il mondo giovanile ma mandò anche un segnale di rottura all’unione operai-studenti che era stata la base delle lotte degli anni 70. L’anno successivo il 12-13 febbraio 1978 con la svolta dell’EUR il sindacato impose la strada dei sacrifici per i lavoratori, anticipata e spiegata nella famosa intervista di Luciano Lama a Eugenio Scalfari su Repubblica del 24 gennaio 1978. A rileggerla le affermazioni di Lama sembrano più da Presidente della Confindustria che da dirigente sindacale.

Scalfari: Lei parla di sacrifici. Vuole spiegare in che cosa consistono?

Lama: Ebbene, se vogliamo esser coerenti con l’obiettivo di far diminuire la disoccupazione, è chiaro che il miglioramento delle condizioni degli operai occupati deve passare in seconda linea”.

Scalfari: Che cosa significa in concreto?

Lama: Che la politica salariale nei prossimi anni dovrà essere molto contenuta, i miglioramenti che si potranno chiedere dovranno essere scaglionati nell’arco dei tre anni di durata dei contratti collettivi, l’intero meccanismo della Cassa integrazione dovrà essere rivisto da cima a fondo. Noi non possiamo più obbligare le aziende a trattenere alle loro dipendenze un numero di lavoratori che esorbita le loro possibilità produttive, né possiamo continuare a pretendere che la Cassa integrazione assista in via permanente i lavoratori eccedenti.

Alle parole seguirono i fatti, con la svendita della lotta dei 35 giorni alla FIAT. Dopo il licenziamento di 61 operai, scelti tra i più combattivi, del 9 ottobre 1979 nel settembre del 1980 la FIAT decise 14.469 licenziamenti che dopo le proteste vennero trasformati in cassa integrazione per 23.000 operai. La risposta dei lavoratori fu dura e Mirafiori venne bloccata per 35 giorni, pagina epica della resistenza operaia che si chiuderà con una sconfitta per l’accordo deciso dalla leadership sindacale che alzerà bandiera bianca utilizzando l’alibi della “marcia dei quarantamila” (ormai è noto che erano molti meno ma all’epoca i media schierati dalla parte della FIAT raddoppiarono il numero dei partecipanti), nonostante il Consiglio dei delegati FIAT si fosse pronunciato per continuare la lotta, nonostante assemblee infuocate da cui Lama uscì da porte secondarie, Carniti fu inseguito a ombrellate e Benvenuto, quello della “o la FIAT molla o molla la FIAT”, insultato e sbeffeggiato.

Con quella resa vennero accettate le condizioni poste dalla FIAT, con 23 mila operai messi in cassa integrazione e che non rientreranno più in Azienda, ma soprattutto venne sancita la sconfitta della classe operaia e la fine di un’epoca, quella delle lotte che avevano visto operai e studenti uniti nella lunga stagione di conflitti sociali iniziati nel 1968 contro il potere delle classi dominanti e per una società non autoritaria, e uno tsunami di restaurazione sospinse su un piano inclinato i diritti e le aspirazioni dei lavoratori, investendo con un negativo effetto domino tutta la società. Nell’arretramento della forza della classe operaia va letta la sconfitta del 1985 nel referendum abrogativo della misura del Governo Craxi che decise il taglio di tre punti di contingenza, decisione persino sostenuta da CISL e UIL; e infine la scala mobile venne definitivamente soppressa in Italia con la firma del protocollo triangolare di intesa tra il Governo Amato e le parti sociali avvenuta il 31 luglio 1992.

Il risultato di questo percorso fatto di sconfitte, mediazioni al ribasso, autosterilizzazione del diritto di sciopero bloccato da codici e codicilli, è stato il disarmo dei lavoratori impossibilitati a difendere occupazione e salario e mentre prima, con lo scatto della contingenza, veniva garantito un recupero automatico delle retribuzioni rispetto all’inflazione e il rinnovo contrattuale poteva permettere miglioramenti reali, abolito lo scatto di contingenza e legato gli aumenti contrattuali al tetto del tasso di inflazione programmato (sempre inferiore rispetto a quello reale !), il valore reale delle retribuzioni è rimasto bloccato.

Bruno Trentin, dal 1988 al 1994 a capo della CGIL, lanciò il 23 luglio 1993 la concertazione tra imprenditori e sindacati con la “politica dei redditi”: i salari venivano legati all’aumento della produzione e agli utili d’impresa, doveva essere una forma di controllo delle retribuzioni e di controllo dei profitti degli imprenditori. Fin troppo facile sottolineare, alla luce degli esponenziali profitti aziendali e relativi azionisti e delle retribuzioni di manager e quadri, come questo accordo abbia funzionato solo verso i lavoratori. Agli oltre 18 miliardi di utile netto di Stellantis… corrispondono in Italia la cassa integrazione di Mirafiori e le lettere di incentivi all’esodo per migliaia di lavoratori nei vari stabilimenti FIAT. Lo storico amministratore delegato di FIAT Vittorio Valletta guadagnava 12 volte un operaio, Marchionne era arrivato a 437 volte quello di un metalmeccanico, nel 2017, con poco meno di 10 milioni di euro. Nel 2024 Tavares con 36 milioni di euro, tra stipendi e bonus, 1000 volte un operaio.

L’analisi degli errori del “passato prossimo” è, sicuramente, un passaggio necessario per un percorso di aumenti del salario reale dei lavoratori, rovesciando il paradigma enunciato dal sesto uomo più ricco del mondo, il finanziere Warren Buffet (con un patrimonio di 116,2 miliardi di dollari): «Non è vero che la lotta di classe non c’è più. È vero che abbiamo vinto noi». I padroni.

Gli autori

Giovanni Vighetti

Giovanni Vighetti vive a Bussoleno ed è esponente del Movimento No Tav. E' appassionato e conoscitore della montagna che frequenta in scialpinismo, mtb ed escursionismo.

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3 Comments on “In Italia il salario reale diminuisce. Ma come ci si è arrivati?”

  1. Analisi storica importante e veritiera con un “percorso” che ha impoverito tutti trascinandoci verso un futuro ancora di tristezza e povertà assoluta!

  2. Non ho mai sentito nessun sindacalita di CGIL, CISL, UIL fare autocritica rispetto a quella politica di concertazione che ha portato l’Italia nella condizione in cui è. Inoltre il sindacalimo di base è stato vampirizzato da quel sindacalismo concertativo che tanto stigmatizzava. Praticamente tutti i sindacati di base hanno sottoscritto il TUR, causa prima dei contratti in peius, di cui poi ci si scandalizza. Il sindacato è afflitto da due mali – verticismo e burocrazia – dai quali non si guarisce se non con una cura complessa: la crescita di coscienza (coscienza di sé e del mondo in cui si vive), l’onestà del comportamento, la capacità di offrire una interpretazione del passato (ottimo partire dall’agghiacciante intervista di Scalfari a Lama) ed una prospettiva per il futuro, la chiamata dei lavoratori alla lotta, giusta e dura, per ottenere una vita più dignitosa. Le parole d’ordine sono semplici: redistribuzione della ricchezza sociale (Tavares guadagna 24 milioni di euro all’anno!), riduzione netta dell’orario di lavoro, salvaguardia dell’ambiente e della salute, no alla guerra – che significa lottare per la Vita contro la morte.
    Penso anche che non siamo pochi a sentire l’esigenza di occupare le piazze per rivendicare giustizia sociale. Orfani di partiti politici e sigle sindacali dovremo, prima o poi, trovare il modo e la forza per rappresentare noi stessi. Se verrà il momento, spero di esserci.

  3. sono entrato in fabbrica nel 1969 e ne sono uscito nel 2012, dal 1987 al 2012 ho rappresentato la fiom/cgil come delegato sindacale, ne segue ho ho un disceto bagaglio di conoscenza.
    non mi trovo d’accordo con l’analisi fatta,la ritengo molto semplificata e politicizzata ed anche”fiatcentrica”.
    Ritengo, invece, che l’intuizione di Trentin sulla codeterminazione con l’azienda tutta da conquistare anche con le lotte, poteva dare i suoi frutti in termini di innavazione , progresso sociale e in definitiva tutela occupazionale; il problema è che non è stata colta questa opportunità e si è andato allo scontro a prescindere, perdendo consenso e credibilità. su questo argomento ho scritto un libro utilizzando le fonti da me archiviate al Polo del 900.
    Per chi volesse il libro, presentato anche in via Trivero si intitola: Isidoro Antonio Sorella, la fabbrica brucia, contrattazione scioperi e dintorni, ed. Baima&Ronchetti, nov.2023

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