Il salario minimo alla prova di bagnini ed educatori

image_pdfimage_print

Ho trascorso alcuni giorni in una cittadina ligure che chiamerò, con un nome di fantasia, Miragno (no, non c’è un bibliotecario di nome Mattia Pascal!).

A Miragno, ridente località con molte spiagge, mi fermo a parlare con una ragazza, Elisa (altro nome di fantasia). Mi racconta, con dovizia di particolari, la sua esperienza lavorativa di bagnina: 8-10 ore al giorno sotto il sole (se c’è vento non può tenere il suo ombrellone aperto), con mezz’ora di pausa pranzo. Sul “trespolo”, per tenere bene d’occhio i bagnanti, sei salvataggi nella stagione, inizio e fine turno con pulizia della spiaggia, chiusura ombrelloni, riordino sdraio e lettini. Compenso: poco più di 4 euro l’ora, elargiti dalla solita cooperativa, addirittura sotto forma di intervento lavorativo saltuario, nella spiaggia dove c’è bisogno quel giorno. In altre spiagge (poche) ci sono invece i bagnini fissi, dipendenti stipendiati dai singoli Bagni ( Bagni privati ben favoriti dallo Stato, come sappiamo). Elisa d’inverno fa la barista o la cameriera, sempre a Miragno. Sempre in nero, una volta anche licenziata in tronco, senza spiegazioni e senza pagarle le giornate già svolte al lavoro. Questa volta, si ribella e chiede assistenza a un sindacalista. A fatica, insieme, ottengono un risarcimento dai datori di lavoro. Elisa ha abbandonato la scuola (un istituto alberghiero) durante la pandemia. Le consiglio di riprendere gli studi interrotti, fino al diploma, in una scuola serale, visto che di giorno, estate e inverno, deve lavorare per aiutare i suoi genitori. Ma, mi dice, la scuola serale statale più vicina ha chiuso i battenti lo scorso anno, ce ne sarebbe una nella grande città ligure, ma dovrebbe rientrare in treno tardi la sera e non le sembra prudente, dati gli episodi di molestie in treno che ha già subìto.

Nella struttura dove alloggio a Miragno, viene ospitato un gruppo di adulti disabili, alcuni molto gravi. Il lavoro che svolgono gli educatori che li accompagnano è ammirevole e quasi commovente. Sono con loro 24 ore su 24, li aiutano in tutto, fanno il bagno in mare, con le dovute attrezzature, con loro (non immaginate la fatica!), li sostengono con allegria, impegno, dedizione. Il compenso che ricevono? Non ho osato chiedere, ma tutti possiamo immaginare quale sia.

Concludo citando parte dell’articolo 5 della Costituzione (Carta) del Carnàro, scritta nel 1920 durante l’impresa di Fiume, dal sindacalista Alceste De Ambris (all’epoca vicino al fascismo sansepolcrista) e da Gabriele D’Annunzio: «La Costituzione garantisce a tutti i cittadini senza distinzione di sesso, l’istruzione primaria, il lavoro compensato con un minimo salario sufficiente alla vita, l’assistenza in caso di malattia o d’involontaria disoccupazione, la pensione per la vecchiaia». Ecco, se la destra ignorante e stracciona che ci governa volesse anche solo rifarsi ai suoi miti fondativi, avrebbe almeno di che imparare! Ma noi auspichiamo con fiducia che sia la sinistra a occuparsi dei deboli, degli sfruttati come Elisa e gli educatori, a dare loro la speranza e la prospettiva di un mondo migliore. E, se non ora, quando?

Gli autori

Claudia Peirone

Claudia Peirone, insegnante di lettere in pensione, ha fatto parte del Comitato torinese per la difesa della Costituzione, dell'associazione CoAbitare e del Movimento per la decrescita felice.

Guarda gli altri post di: