Successione “feudale” nella CISL

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Annamaria Furlan, la postina di ferro”, ha annunciato le sue dimissioni da Segretaria generale della CISL nazionale e la nomina del suo successore al prossimo Consiglio Generale CISL di marzo. Il designato senza contendenti è Luigi Sbarra, 62 anni, che ha iniziato la sua esperienza sindacale nell’allora Federazione dei braccianti diventandone segretario generale nel 1985, del quale ancor oggi rimane opaca la vicenda della assunzione all’Anas e il contemporaneo distacco sindacale.

È una successione di pratica “feudale” programmata da tempo ‒ metodo purtroppo diffuso ‒ che di fatto trasforma il congresso in una passerella di ratifica, svuotandolo del compito statutario di essere la sede per un reale bilancio sulle strategie seguite e sugli obiettivi per aggiornarli, per valutare l’operato delle deleghe conferite ai funzionari e per procedere all’avvicendamento o alla conferma dei segretari nazionali. Sconforta constatare come da tempo i congressi siano diventati ben altra cosa: sedi di rendiconti molto lontani dalla realtà per diffondere un’immagine rassicurante sullo stato di salute del sindacato, mentre si registra l’arretramento dell’iniziativa sindacale sia nell’ambito sociale sia nell’aggregazione di vecchi e di nuovi lavori. Una narrazione per un verso autoreferenziale su un sindacato “del tempo pieno” – con grandi organici: nella CISL di oltre 34.000! – e che, per altro verso, promulga la coesione interna come fattore di stabilità del ruolo di dirigente sindacale. Così sono in pochi a conoscere e gestire le grandi risorse finanziarie e la quantità di tessere di uomini e donne da tempo privati del ruolo di soci e dunque della possibilità di contare nella propria organizzazione. Un modello feudale che assicura un percorso di “sindacalista a vita” con la relativa gratificazione economica e sociale. Si può ben dire che «Parigi val bene una messa»: nel nostro caso la “messa” è quel congresso con tanti inchini e osanna più o meno sinceri per chi lascia e per chi succede.

Abbiamo forti dubbi che nell’iter di questo congresso della CISL si assisterà a un risveglio del dibattito per interrogarsi su come mai il principale corpo intermedio della società italiana – le organizzazioni sindacali hanno oltre 12 milioni di iscritti – si trova al fondo dei sondaggi mentre al vertice c’è il volontariato organizzato, come risulta da una recente indagine presentata al Cnel (http://www.astrid-online.it/static/upload/pres/presentazione-risultati-di-ricerca_08_10_20.pdf).

La consultazione messa in campo dalla imperturbabile segretaria generale uscente si prospetta decisamente più quieta delle precedenti operazioni di palazzo: quella del 2006 che provocò le dimissioni spintanee di Savino Pezzotta indotte dalla cordata guidata da Raffaele Bonanni, e quella del 2014 che di fatto defenestrò lo stesso Bonanni per iniziativa dei suoi “fratelli coltelli”. È, ma solo all’apparenza, un segnale distensivo perché la gestione Furlan ha risolto anticipatamente e con metodo centralizzato e repressivo, come mai si è registrato nella storia della CISL, tutti i variegati casi di voci “fuori dal coro”. Ne emerge un’immagine alquanto inquietante per quanto riguarda l’esercizio del pluralismo e del senso critico sacrificati sull’altare della “santa coesione”. La discesa verso il peggio sembra non arrestarsi mai, anzi! Il decadimento della democrazia rappresentativa e delegata nella CISL si accompagna all’analoga involuzione dei partiti e dello stesso Parlamento, da tempo non più sedi propositive e di confronto ma di comizi e di ratifiche di decisioni dell’esecutivo.

Si avverte sempre più – e da più parti – la necessità di ridefinire un sindacato nuovo. In questa direzione si pone la discussione aperta dal coordinamento di “Prender parola” per una nuova agenda strategica per il sindacato che per essere tale richiede partecipazione reale dal basso anche con atti di democrazia diretta sia per la definizione delle proposte sia per l’elezione dei dirigenti. Di questo si discute anche nella UAW, il grande sindacato americano dell’auto. Tali problemi saranno al centro del dibattito pubblico on line di sabato 27 febbraio dalle 9.45 alle 12.15, con relazione introduttiva di Savino Pezzotta (per accedere digitare https://global.gotomeeting.com/join/286542557 ). Per far “rimbalzare” idee che facciano strada.

Toni Ferigo

Toni Ferigo è stato sindacalista della FIM e poi della CISL. Responsabile del settore internazionale è poi emigrato nella segreteria della Federazione internazionale sindacati metalmeccanici a Ginevra. Attualmente è pensionato ma continua a occuparsi dei temi del lavoro e delle relazioni sindacali.

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Adriano Serafino

Adriano Serafino, diplomato all’Istituto Avogadro di Torino, negli anni ’60 ha lasciato il lavoro di ricercatore all’Olivetti di Ivrea per impegnarsi nell’attività sindacale. Ha ricoperto gli incarichi di responsabile della Lega Fim-Cisl di Mirafiori dal 1965-71, di Segretario Generale della Fim e della Flm torinese. È stato componente del CdA dell’Agenzia della Casa di Torino, membro supplente nel Comitato Europeo Sociale a Bruxelles, consigliere della Comunità Montana Bassa Valle Susa. Per anni ha collaborato con la redazione della rivista Azimut, promossa dalla Fim di Milano, e del foglio torinese Consenso. Infine, da pensionato, è stato co-fondatore ed è redattore del sito www.sindacalmente.org.

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2 Comments on “Successione “feudale” nella CISL”

  1. Ma questo non era il sindacato di Pierre Carniti? Lo trovo totalmente irriconoscibile, peggio di così neanche la nuova UGL, vecchia CISNAL.

  2. il feudalesimo 2.0 evidentemente continua e dilaga in molti ambiti.

    in parlamento, dove il segretario di partito (talvolta nemmeno parlamentare) decide la lista dei nominabili alle elezioni.

    in parlamento, i nominati devono votare come indica il capo bastone, altrimenti alle prossime elezioni non vengono piu proposti agli elettori. (a che servono 600 parlamentari se poi a decidere sono una manciata di persone?).

    nel governo, dove i ministri e addirittura il presidentedel consiglio possono essere nominati esterni
    al parlamento (a che servono le elezioni se poi arrivano esterni a decidere? mah)

    nelle pubbliche amministrazioni ove i posti di vertice sono sempre piu appannaggio di correnti di partito
    e di amicizie. (a che serve impegnarsi e studiare?)

    perfino nella magistratura pare essere cosi. va avanti chi appartiene a una certa corrente. (la legge é uguale per tutti?)

    la separazione dei poteri, la meritocrazia, la rappresentativita sono divenuti dei miraggi proiettati sulle bacheche dei social.

    per tutto il resto cé il feudalesimo 2.0

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