Cari lavoratrici e lavoratori dell’Embraco

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Come salvare un’azienda abbandonata dai proprietari: lettera aperta dei soci della Cartiera Pirinoli ai lavoratori dell’Embraco in lotta per evitare il trasferimento in Slovacchia dello stabilimento di Riva presso Chieri.

Da quando la vostra vicenda è comparsa sulle prime pagine dei quotidiani locali e nazionali non abbiamo smesso di confrontarci sulla vostra condizione e di sperare, con voi, di vedere salvati posti di lavoro. Ci siamo chiesti a più riprese se e come la nostra esperienza avrebbe potuto essere di qualche aiuto per voi, fino a quando ci siamo resi conto di vedere riflessi noi stessi nella vostra storia.
Era il 2012 quando la nostra cartiera, già rilevata nel 2006 da una nuova proprietà e ribattezza Pkarton spa, fallì dopo 146 anni di storia. Come voi, ci siamo aggrappati alla possibilità che un nuovo acquirente potesse salvare la nostra cartiera dal rischio del fallimento, fino a quando l’ultima speranza è sparita assieme a molte delle persone che ci avevano promesso che non saremmo rimasti soli (non tutti, per fortuna). L’unica risorsa rimasta a nostra disposizione era la mobilità e la certezza di poter contare sulle nostre sole forze.
Se possiamo ancora usare il pronome “noi” nello scrivervi questa lettera è perché abbiamo avuto l’occasione di usufruire di una possibile alternativa alla chiusura della nostra azienda: costituirci in cooperativa e rilevare la cartiera. Un gruppo di noi assieme ai due dirigenti ha presidiato per tre anni la fabbrica, manutenuto le macchine, fino a quando, il 16 aprile 2015, ci siamo aggiudicati la nostra impresa all’asta fallimentare. L’emozione più grande è stata quando abbiamo azionato l’interruttore della centrale elettrica che ha riavviato la produzione. Ora lavoriamo a ciclo continuo su tre turni, non ci sono fine settimana.
Se abbiamo trovato il coraggio per scrivervi questa lettera è perché non possiamo rassegnarci all’idea che voi veniate condannati a un futuro di incertezza, esclusione sociale e perdita di legami soltanto perché non avete avuto accesso alle stesse informazioni che a noi consentirono di salvare la nostra cartiera. Sappiamo bene che ogni azienda ha una storia e specificità sue proprie: siamo consapevoli delle dimensioni ridotte della nostra realtà rispetto a quella dell’Embraco, che peraltro fa parte di un gruppo multinazionale da cui dipendono le sue commesse. Non vi scriviamo quindi con l’arroganza di chi pensa di avere una qualche verità o soluzione in tasca da elargire. Vogliamo semplicemente rendervi partecipi del fatto che un’alternativa esiste: starà a voi capire se e come percorrerla insieme.
Quando decidemmo di diventare cooperativa e rilevare la cartiera, non tutti credettero in questo progetto. Eravamo in 150 dipendenti al momento della crisi e siamo ripartiti in 70. In molti ci consigliarono di non perdere tempo e ci spronarono a cercare un nuovo lavoro. Sappiamo quanti sacrifici personali comporti una scelta come la nostra: non è stato facile acquisire nuove competenze, investire TFR e mobilità nel capitale sociale di una nuova cooperativa che avrebbe potuto anche non riuscire a restare sul mercato, lavorare più di prima e al tempo stesso rinunciare al 20% del precedente stipendio per costituire un “cuscinetto” e diventare proprietari dell’azienda di cui, un tempo, eravamo dipendenti. Molti di noi ancora non ci hanno fatto l’abitudine, perché nessuno di noi avrebbe mai potuto immaginare di diventare co-proprietario della cartiera Pirinoli.
Sappiamo anche, però, quante porte sbattute in faccia avremmo trovato se non avessimo scelto di tentare di salvarci insieme anziché da soli; quante competenze professionali maturate nel corso degli anni sarebbero andate perdute se la nostra azienda avesse chiuso; quanti altri posti di lavoro hanno potuto essere salvati, dopo il recupero della nostra cartiera; quanto un territorio abbia beneficiato di una scelta come la nostra. Abbiamo avuto la fortuna di recuperare i clienti storici e abbiamo imparato che cos’è la globalizzazione facendo i conti con i costi al ribasso della manodopera estera e con le bollette energetiche. Ora possiamo contare sul fatto che la produzione sta andando bene, il fatturato sta risalendo e a giugno torneremo a percepire lo stipendio pieno.
Ciò è stato possibile anche grazie alle risorse messe a disposizione da apposite leggi (quali per esempio “la Marcora”), e all’intermediazione della finanziaria partecipata dal Ministero dello Sviluppo Economico, Cooperazione Finanza Impresa (CFI), e a Coopfond, il fondo mutualistico di Legacoop. Anche grazie a queste risorse, siamo ancora noi a riciclare montagne di carta per produrre i cartoncini patinati che rivestono le confezioni di diversi prodotti alimentari e i pannelli di carta che stanno alla base dei bancali su cui poggiano le casse di acqua nei supermercati.
Se vi raccontiamo la nostra esperienza non è perché ci sentiamo latori di una qualche verità: sappiamo bene che certe condizioni sono tragiche proprio perché non esiste una soluzione semplice e percorribile. Se non altro, possiamo dirvi che salvare un’impresa come la vostra è possibile. Non siete parte del problema e non siete semplicemente cittadini a cui non è rimasto che il diritto di chiedere ad altri di vedere salvato il proprio posto di lavoro: potete diventare voi stessi la soluzione del problema creato da altri. La nostra storia, prima ancora delle nostre parole, lo dimostra.
Vogliamo che sappiate che da qualche mese a questa parte si sta costruendo una Rete Italiana delle imprese recuperate grazie all’impegno volontario di giovani militanti che credono nella capacità dei lavoratori di diventare padroni del proprio destino. I lavoratori che ne fanno parte potranno attivarsi per darvi tutte le informazioni di cui potreste avere bisogno, se sceglierete di percorrere la nostra stessa strada. In questi giorni di promesse elettorali, potete fidarvi di chi ha già vissuto la vostra condizione e ne è uscito assieme ai propri colleghi: sappiate che se anche voi sceglierete di diventare cooperativa e rilevare la vostra azienda, non rimarrete soli.
I soci della Cartiera Pirinoli