Dopo la débâcle Biden è davvero intoccabile?

«Già fin dalla prima domanda la voce del Presidente Biden non era che un soffio di raucedine». […] «Qualsiasi questione relativa alla possibilità che Biden avesse fatto uso di cocaina per affrontare il dibattito è apparsa archiviata non appena il presidente ha aperto bocca ed ha accusato quello che fin dall’inizio è apparso come un tracollo» (il riferimento è alle affermazioni di Donald Trump che il suo avversario avrebbe avuto bisogno della sostanza stupefacente – peraltro trovata nei bagni della Casa Bianca qualche giorno fa – per affrontare lo scontro verbale). «Perfino Trump è sembrato preso alla sprovvista quando il suo avversario ha cominciato a balbettare e faceva fatica a fare uscire le parole». […] «Fin da subito Mister Biden ha dato l’impressione di non essere affatto lucido, balbettando un lungo pensiero privo di sintassi sul sistema sanitario. Alla fine ha mostrato di rinunciare, dicendo “Guardate se finalmente non abbiamo sconfitto il Medicare» (laddove, ovviamente, il riferimento non era al sistema sanitario per anziani (il Medicare, per l’appunto, bensì al Coronavirus!). E ancora: «Biden si è ripetutamente interrotto strascicando mezze risposte. Mentre discuteva di aborto, probabilmente il suo cavallo di battaglia vincente, ha mescolato quel tema con l’immigrazione e la criminalità, questioni rispetto alle quali è invece particolarmente debole». […] «Più tardi si è inventato un modo tutto suo per definire i tre trimestri di gravidanza», individuati dalla Suprema Corte in una delle sentenze che nel passato avevano garantito alle donne il diritto di abortire, così confondendone il senso e le conseguenze giuridiche. È questo il resoconto non di Fox News, ma del New York Times, del tanto atteso dibattito fra i candidati presidenziali statunitensi Joe Biden e Donald Trump, condotto dalla CNN giovedì 27 giugno (https://www.nytimes.com/live/2024/06/27/us/biden-trump-debate?smid=).

Si tratta di un resoconto devastante per il presidente in carica in corsa per un nuovo mandato, il quale, insieme al suo partito, proprio su quel dibattito – per la prima volta anticipato di molto rispetto alla data del voto – aveva dichiarato di voler puntare per mostrare quanto la sua età non costituisse un problema per i suoi futuri elettori. Che sia proprio il New York Times a descrivere in termini così pesanti la performance di Joe Biden, la dice lunga. Aver anticipato a giugno un dibattito che di norma va in scena a settembre sembra, infatti, essere stata anche la scelta di quella parte dell’establishment democratico, cui l’autorevole giornale allineato al partito dei blu da tempo dà voce, che desiderava chiarire una volta per tutte lo stato mentale del presidente, in modo da spingere con forza verso una diversa candidatura, sia pure dell’ultimo minuto, a fronte di una prevedibile débacle di Biden. Da mesi la strategia del cambio di cavallo in corsa sembra serpeggiare nelle fila di chi osserva la dura realtà di un presidente che i sondaggi – anche gli ultimi del New York Times – danno in svantaggio rispetto a Trump in tutti gli stati cruciali per la vittoria finale (https://www.nytimes.com/interactive/2024/us/elections/polls-president.html?action=).

D’altronde, a febbraio di quest’anno, è stato nientepopodimeno che il prosecutor, incaricato dal Dipartimento di Giustizia di indagare su ipotetici reati a carico di Joe Biden, ad aver pubblicamente e drammaticamente messo in dubbio le sue capacità cognitive. E ciò in maniera del tutto inusuale per un documento legale e senza che ce ne fosse davvero bisogno, quasi a segnare un punto a favore della tesi della sua ineludibile sostituzione come candidato presidenziale (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2024/02/13/la-memoria-di-biden-e-una-candidatura-in-dubbio/).

Il giorno dopo la pessima prova di Biden, nello scontro dialettico con Trump, le forti tensioni all’interno del partito sono alfine venute allo scoperto, così come l’appoggio ad una diversa candidatura dell’ultimo minuto, da parte del più prestigioso giornale pro-dem degli Stati Uniti (https://www.nytimes.com/2024/06/28/opinion/biden-election-debate-trump.html). Mentre, infatti, c’è chi registra una vera crisi all’interno dei democratici per via dell’esplosione di telefonate di senatori, donors, operatori ed elettori, che esprimono la loro angoscia per l’inadeguatezza dimostrata dal presidente, come l’ex senatrice democratica del Missouri Claire McCaskill; altri, come Andrew Yang, candidato democratico alle primarie del 2020 contro Biden, scrivono sui social: «Ragazzi, i Dem devono nominare qualcun altro prima che sia troppo tardi». Un sentimento condiviso da tutti coloro che nel partito affermano che Joe Biden aveva una missione da compiere nel dibattito: quella di mostrare di essere all’altezza del suo compito, che ha certamente fallito. D’altronde, dopo giovedì, anche i donors sembrano prendere le distanze da una candidatura Biden. Fra questi in particolare Mark Buell, un contribuente facoltoso delle campagne democratiche e soprattutto di quella di Biden, il quale subito dopo il dibattito ha espresso con forza l’opinione che occorre al più presto trovare un altro candidato.

Per quanto, dunque, in molti nel partito democratico facciano finta di niente e lo stesso Biden, dimostrando ancora una volta assai poca lucidità di pensiero, dica di essere stato bravo, la sua disastrosa prestazione al debate di giovedì sera sembra aprire effettivamente il varco a una seria possibilità di cambio di cavallo in corsa. Se non prima, la questione sarà sul tappeto durante la Convention di agosto, in cui la candidatura democratica alle presidenziali verrà ufficializzata. Se Joe Biden farà un passo indietro, lasciando ai delegati la scelta del nuovo candidato senza dare il suo endorsement a nessuno – come in molti sperano – spetterà a quell’assemblea indicare democraticamente chi correrà a novembre. Si tratterebbe certamente di una situazione inedita, ma non per questo necessariamente foriera di conseguenze negative.

I nomi da prendere in considerazione per possibili candidature alternative non mancano: da Gavin Newsom – governatore della California – che ora dice di non voler voltare le spalle a Biden, a Gretchen Whitmer –governatrice del Michigan – che ha già dichiarato indispensabile un ricambio generazionale. Certamente si creerebbe un momento di grande incertezza, ma anche di forte entusiasmo, che potrebbe ridare fiducia ai tanti elettori democratici che oggi sono entrati nel panico. Se dunque il dibattito anticipato fosse stata una trappola escogitata da chi, nel partito democratico, pensava che Biden non fosse il candidato giusto per vincere, l’imboscata potrebbe rivelarsi il game changer di una corsa elettorale che per il momento vede i democratici sconfitti.

Gli autori

Elisabetta Grande

Elisabetta Grande insegna Sistemi giuridici comparati all’Università del Piemonte orientale. Da oltre un ventennio studia il sistema giuridico nordamericano e la sua diffusione in Europa. Ha pubblicato, da ultimo, Il terzo strike. La prigione in America (Sellerio, 2007) e Guai ai poveri. La faccia triste dell’America (Edizioni Gruppo Abele, 2017)

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