Per la democrazia buone notizie solo dal Sud del mondo

Le notizie buone sullo stato della democrazia vengono tutte e soltanto dal Sud del mondo.

Dopo il ritorno in fiamma di Lula alla presidenza del Brasile, il più grande elettorato del mondo – quello dell’India – ha arrestato il consolidamento della dittatura teocratica indù di Modi, costringendolo ad accettare alleati di diverso orientamento e a subire il rilancio del partito del Congresso. Il New York Times con evidente soddisfazione registra l’indebolimento elettorale dell’African National Congress, al governo in Sud Africa, reo di avere promosso l’accusa di genocidio del Tribunale di Giustizia Internazionale nei confronti del governo d’Israele (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2024/01/30/la-corte-internazionale-di-giustizia-e-israele-una-decisione-storica/). Eppure esso non rinuncia al ruolo svolto a questo fine. Né gli stessi media amici di Biden, impegnato con Trump in una gara che postula crescenti misure repressive dell’immigrazione dal Messico, possono compiacersi dell’elezione alla presidenza di Claudia Sheinbaum, ebrea filopalestinese, e continuatrice della politica indipendentista, c.d. bolivariana, del suo predecessore, Andrés Manuel López Obrador (https://volerelaluna.it/mondo/2024/06/12/messico-claudia-sheinbaum-una-vittoria-nel-segno-di-amlo/).

Tuttavia, i problemi elettorali più gravi degli Stati Uniti in realtà sono più, come dire, domestici. Il fascistoide Donald Trump è appena stato dichiarato colpevole dal tribunale che lo giudica nel meno infamante dei tre processi che sta subendo (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2024/06/03/trump-e-colpevole-ma-la-democrazia-negli-stati-uniti-e-a-rischio/), mentre deve ancora difendersi dalle accuse di sottrazione di documenti dello Stato e di avere sostenuto l’invasione violenta del Congresso, allo scopo di travolgere l’esito delle precedenti elezioni presidenziali, nel gennaio 2021. D’altra parte il suo avversario, il presidente in carica, Joseph Biden, riproposto quale candidato del partito democratico, in una logica più monarchica che politica, è palesemente incapace di governare se stesso (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2024/02/13/la-memoria-di-biden-e-una-candidatura-in-dubbio/) oltre che due guerre di sterminio di cui è almeno indirettamente responsabile, dopo la sconfitta subita in Afghanistan. Nello stesso tempo la condanna subita da suo figlio Hunter, anch’essa per reati minori, gli offrirà ulteriori imbarazzi giudiziari, se non proporzionati a quelli di Trump, sicuramente politicamente rilevanti. Il successivo processo per reati fiscali, sempre a carico di suo figlio, programmato per la vigilia elettorale, farà emergere il conflitto d’interesse da lui ignorato da vice presidente incaricato di combattere la corruzione in Ucraina, con il suddetto Hunter all’incasso di prebende per l’appunto ucraine. Ma il dilemma con cui si confronterà l’elettore statunitense nel mese di novembre non è che la punta dell’iceberg di un declino democratico ed istituzionale (https://volerelaluna.it/mondo/2024/04/03/le-elezioni-usa-non-solo-uno-scontro-tra-un-rimbambito-e-un-delinquente/), segnato da un sistema sempre più governato dal denaro pure straniero – basti osservare i condizionamenti subiti dal Congresso e dagli stessi candidati presidenziali, foraggiati da denaro israeliano, nella gestione della politica mediorientale – e da meccanismi elettorali caotici e contraddittorii, rispetto a cui le sacrosante manifestazioni pacifiste dei giovani e una crescente protesta ebraica e filopalestiniana, costituiscono l’unico, prezioso antidoto.

Tuttavia, se Sparta piange, Atene non ride. Non mi riferisco “soltanto” alla crescita della destra estrema, o di provenienza tale, in tutta Europa. Abbiamo appena eletto un Parlamento Europeo segnato da poteri deboli e incerti, all’interno di un’Unione Europea che non riesce a decidere la propria esistenza politica, ancora prigioniera di una pericolosa riesumazione della Guerra Fredda, utile a Washington e a Mosca per alimentarne le divisioni e ostacolarne l’inserimento a pieno titolo in un sistema globale e multipolare più pacifico e quantomeno più governabile. Sintomatica a questo riguardo la diatriba italiana riguardo alla sovranità popolare su cui si fonda la nostra Costituzione e che, nella realtà che ci circonda, può soltanto realizzarsi con rinunce reciproche di marca europeista, come previsto dall’articolo XI (e correttamente osservato dal presidente Mattarella). Non certo con l’euroatlantismo su cui convergono i nostri due maggiori partiti: quello di governo, condizionato dal proprio passato, e quello di opposizione, ancora prigioniero di una storica subalternità nei confronti di Washington.

Il rischio da combattere con tutti i mezzi, pur limitati dal governo mediatico dominante in tutto l’Occidente, è quello che corre un numero crescente di cittadini: venire meno al proprio diritto-dovere di partecipazione e di voto. Il diverso orientamento, elettorale e militante, dei giovani in tutto l’Occidente, Italia compresa (https://volerelaluna.it/commenti/2024/06/13/elezioni-a-che-punto-e-la-notte/), resta motivo di speranza.

È, con variazioni minime, l’articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 13 giugno

Gli autori

Gian Giacomo Migone

Gian Giacomo Migone ha insegnato Storia dell'America del Nord e Storia delle relazioni Euro-Atlantiche nell’Università di Torino dal 1969 al 2010. Senatore della Repubblica per tre legislature (tra il 1992 e il 2001), eletto nelle liste del Pds e poi dei Ds, collabora attualmente con numerose riviste e quotidiani. Nel 1984 ha contribuito a fondare “L’Indice dei libri del mese” di cui è tuttora membro del Comitato editoriale e del Consiglio di amministrazione.

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