Oltre il 2 giugno. A scuola e non solo

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All’approssimarsi della ricorrenza del 2 giugno, i risultati di un’indagine svolta di recente nelle scuole (per un totale di più di 1500 allievi) dalla Fondazione Vittorio Occorsio sono decisamente incoraggianti: circa l’84 per cento degli studenti intervistati delle scuole medie sa che la nostra Costituzione è la legge fondante dello Stato e la stessa risposta è data dagli studenti delle scuole superiori per l’89 per cento degli intervistati. A ciò si aggiunge che il 93 per cento dei ragazzi è a conoscenza dell’entrata in vigore nel 1948 della nostra Carta costituzionale.

Se ci penso bene, non mi sorprendo di questi dati. Da insegnante delle superiori, so bene quanto si insista su questo tema a scuola, e non solo nell’ambito dell’educazione civica intesa come disciplina curricolare. Ciò diventa ancor più di auspicio e di speranza all’avvicinarsi del 2 giugno, che quest’anno si ritrova a coincidere con una domenica. Sono tuttavia convinto che la gran parte degli allievi, specialmente quelli di secondo grado, non abbia bisogno di chiedere la ragion d’essere di questa festività, anche se la stessa cade in un giorno festivo. I giovani dimostrano di essere a conoscenza del fatto che il 2 giugno 1946 la forma di Stato repubblicana venne scelta dal popolo con un referendum; che tale referendum costituì la prima pietra angolare della ricostruzione del nostro paese dopo il disastro del fascismo e della guerra; che la successiva e insostituibile pietra angolare fu appunto la promulgazione e conseguente entrata in vigore della Costituzione nel 1948. Dunque i nostri ragazzi sanno riconoscere, nel nostro ordinamento, la funzione di garanzia svolta dalle leggi e la difesa del principio della libertà della cultura. Proprio come recita l’articolo 33: «L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento».

Tuttavia qualcosa s’inceppa andando più avanti nella cronologia degli eventi, sia pure prendendo in considerazione solo la storia italiana. Il sondaggio della Fondazione Occorsio da questo punto di vista è implacabile: alle domande sugli anni di piombo o sull’orientamento ideologico di alcuni gruppi terroristici come le Brigate Rosse, gli studenti si mostrano alquanto incerti e insicuri nelle risposte. Addirittura un quinto degli intervistati delle superiori non sa collocare l’assalto di via Fani con il rapimento di Aldo Moro, mentre circa uno su quattro non sa chi sia stato il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Dovremmo stupirci? No, perché so bene quanto sia difficile affrontare la storia contemporanea, tanto più la seconda metà del Novecento in Italia, nelle nostre aule scolastiche. Ciò non è solo dovuto ai programmi scolastici o all’insistenza sulle Guerre puniche, come riportò un’uscita poco felice del nostro recente vissuto politico. Il punto è un altro e lo ha inquadrato bene il report della stessa Fondazione quando si è soffermato sulla trasmissione del sapere nella nostra società: «I padri (sarebbe meglio dire i nonni) non trasmettono la memoria del proprio vissuto a figli e nipoti. Quegli eventi, che hanno segnato la vita collettiva del paese, sembrano cancellati o sepolti».

Il nodo della trasmissione del sapere è cruciale in quanto investe tutti i settori del vivere civile, pubblico e privato. L’insistenza, negli ultimi decenni, su una didattica del “saper fare” ha penalizzato il “sapere” che doveva essere tramandato alle successive generazioni non con l’ottica distorta di “far da padroni del sapere” (che Don Milani rimproverava a certi insegnanti negli anni Sessanta, accusandoli di fare del proprio mestiere il palcoscenico dell’esibizione di uno sterile nozionismo, mentre non erano in grado di rivelare ai propri allievi la virtù liberatrice della cultura). L’ottica dev’essere, invece, quella di una trasmissione libera del sapere come veicolo dell’educazione al pensiero emancipatore e critico. È quello che ha fatto il film di Paola Cortellesi, “C’è ancora domani”, il cui straordinario successo si può associare alla capacità di aver coniugato la percezione della conquista della cittadinanza per tutti (come la protagonista), assieme al dato storico dell’esercizio per la prima volta del suffragio universale in Italia: appunto, il 2 giugno 1946.

Ecco, questo è il vero senso che dovremmo dare oggi alle celebrazioni del 2 giugno. Sì, il ricordo della scelta repubblicana. Ma non solo. Il senso è anche quello della lotta all’analfabetismo funzionale (che nel XX secolo ha preso il posto dell’analfabetismo puro e che in Italia nel 2019 ha riguardato, secondo i dati Ocse, il 27% della popolazione compresa tra i 16 e i 65 anni) che non permette un’adeguata conoscenza e una libera interpretazione dei principali eventi storici, scientifici, sociali ed economici. E pure ancora non basta. Alla fine il vero senso della celebrazione della festa di domenica 2 giugno 2024 ce lo hanno lasciato gli stessi padri costituenti quando hanno scritto una Carta costituzionale che non mirava alla perfezione formale o al dogma contenutistico. La nostra Costituzione ha, all’opposto, indicato la direzione di marcia: l’assunzione dell’impegno individuale e collettivo e il rispetto di una coesistenza non imposta dall’alto ma frutto di una volontà popolare. Dato che l’ordinamento repubblicano e le leggi che ne sono alla base ci impongono, quasi come monito instancabile, l’obbligo morale di perseguire sempre la ricerca di un futuro migliore e di una libertà solida e durevole. E pacifica, ora più che mai.

Gli autori

Michele Canalini

Michele Canalini insegna in un istituto professionale e tecnico della Lunigiana. Si occupa principalmente di scuola, tema su cui ha pubblicato due libri: "L’insegnante di terracotta. La Buona Scuola… e poi?" (Mimesis, 2018) e "La ricreazione a distanza. Una manica di studenti alle prese con quei pezzi di insegnanti" (Kimerik, 2021). Ha lavorato come docente di lingua italiana presso l’Università del tempo libero del comune di Carrara. Antifascista per educazione e convinzione, ha collaborato con l'Anpi di Pesaro e Urbino. Appassionato di cinema, ha scritto per il sito di divulgazione cinema4stelle.it e per il sito di informazione culturale idranet.it.

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