Gaza. Giustizia, non pietà

Sono indignato di sedere davanti a lei in questa confortevole sala conferenze mentre la mia famiglia attende disperatamente notizie su un cessate il fuoco, al buio, affamata e nelle tende, nel timore che l’esercito israeliano li uccida da un momento all’altro. In un mondo dignitoso, chiederei giustizia, non pietà. Quel giorno arriverà.

Rajaie Batniji, medico, è nato a Gaza e immigrato negli Stati Uniti quando era bambino.

La pubblicazione scientifica che ha avuto il maggiore impact factor fra le tante che ho prodotto nella mia vita professionale l’ho scritta insieme a Rajaie Batniji (Barriers to improvement of mental health services in low-income and middle-income countries. B. Saraceno, M. van Ommeren, R. Batniji, A. Cohen, O. Gureje, J. Mahoney, D. Sridhar and C.Underhill. Lancet, 2007; 370:1164-74).

Rajaie Batniji è nato a Gaza e immigrato negli Stati Uniti quando era bambino. Oggi è un medico specializzando in medicina interna a Stanford. Batniji ha una formazione accademica eccezionale: ha conseguito un dottorato in relazioni internazionali presso l’Università di Oxford e ha anche una laurea in Storia presso la Stanford University. Ha lavorato presso il Global Economic Governance Program di Oxford ed è stato consulente dell’Organizzazione mondiale della sanità. La sua ricerca esamina il finanziamento della salute globale da parte dei paesi ricchi e i processi di definizione delle priorità da parte delle istituzioni internazionali.

Il 1° febbraio di quest’anno Batniji ha incontrato il Segretario di Stato americano Antony Blinken per un colloquio privato di 90 minuti sulla situazione a Gaza. Alcuni dei palestinesi americani invitati avevano rifiutato di partecipare all’incontro, ma lui ha deciso di partecipare perché, ha detto, «sentivo che era mio dovere, in quanto palestinese americano con famiglia a Gaza la cui vita è in bilico, far conoscere direttamente al Segretario gli orrori e i crimini di guerra che sta favorendo». La CNN ha pubblicato il resoconto dell’incontro riportando le precise parole che Batniji ha detto a Blinken (https://edition.cnn.com/2024/02/14/opinions/palestinian-american-blinken-gaza-batniji/index.html ).

«Non sono orgoglioso né onorato di essere qui. Molti dei miei colleghi palestinesi americani mi hanno sconsigliato di parlare con voi oggi, preoccupati che questa discussione fosse esclusivamente propaganda e io condivido la loro preoccupazione. Sono venuto qui per senso del dovere, per cercare – per quanto inutile – di salvare dalla morte la mia famiglia a Gaza. Sono nato a Gaza e sono immigrato in California da piccolo. Sono cresciuto visitando spesso Gaza e quelle visite mi hanno formato in molti modi. Ho sperimentato personalmente la violenza dell’occupazione».

La lunga dichiarazione di Batniji di fronte al potente segretario di Stato americano prosegue in un crescendo di appelli morali e politici.

«Signor Segretario, lei ha fornito le armi e la copertura politica che hanno permesso l’uccisione di 65 membri della mia famiglia, per lo più donne e bambini, negli ultimi quattro mesi. Negli attacchi di metà novembre, tre generazioni della mia famiglia sono state uccise dai missili mentre cercavano riparo e sicurezza. Porto con me i loro ricordi. Quando chiudo gli occhi vedo i loro corpi schiacciati. I sopravvissuti della mia famiglia sono senza casa. Secondo un’analisi del Wall Street Journal, circa il 70% delle case di Gaza è stato distrutto, così come quasi tutte le scuole, tutte le università, molti ospedali, le moschee, le chiese, i siti storici e i registri pubblici… Secondo le nostre agenzie di intelligence statunitensi, Israele ha utilizzato 29.000 munizioni aria-terra durante i primi due mesi del suo assalto a Gaza. Sono più di quelle utilizzate negli anni della guerra in Iraq – e Gaza è grande meno di un millesimo. Nessuno dei miei conoscenti a Gaza ha una casa o dei beni oltre a quelli che ha portato con sé mentre fuggiva dai bombardamenti israeliani.
La mia famiglia può stare meglio di molte altre a Gaza, ma ha ancora fame. Questa settimana ho parlato con il fratello di mia madre e mi ha detto di aver perso quasi 20 chilogrammi (44 libbre). Nonostante le vostre promesse, gli aiuti alimentari non sono riusciti ad arrivare a Gaza in modo da soddisfare il bisogno. Sono bloccati in ogni occasione, anche dai manifestanti israeliani al valico di frontiera di Kerem Shalom, dalle ispezioni israeliane e all’interno di Gaza dall’esercito israeliano. (…)
Dopo che Israele ha lanciato accuse non verificate secondo cui una manciata di personale dell’Unrwa avrebbe partecipato agli attacchi del 7 ottobre, avete tagliato i fondi all’ Unrwa in quello che posso capire solo come un atto di punizione collettiva. Temo che questo renda voi e me – in quanto americano – complici dell’uso della fame come arma di guerra.
I miei cugini di Gaza, che sono medici come me, non hanno un posto dove esercitare la professione. I loro ospedali sono stati distrutti o messi fuori uso. Dopo essersi trasferiti dall’ospedale Shifa a quello di al-Aqsa, per poi essere evacuati da ciascuno di essi dall’esercito israeliano, dopo aver visto uccidere pazienti e colleghi, ora vivono in tende a Rafah e al-Mawasi, usando le loro abilità chirurgiche per riparare le falle nelle loro tende, mentre i corpi dei palestinesi feriti non vengono curati e spesso non vengono recuperati. (…)
Quale vuole che sia la sua eredità, Segretario Blinken? Non può dire che non sapeva. Non può dire che non ha sostenuto consapevolmente e materialmente queste morti, che un tribunale federale statunitense e la Corte internazionale di giustizia hanno entrambi stabilito che costituiscono plausibilmente un genocidio. (…)
Le chiedo di usare il suo potere, che può fermare l’uccisione delle nostre famiglie, per chiedere un cessate il fuoco immediato e di smettere di inviare armi a Israele. Lei e il Presidente potreste essere le uniche due persone con il potere di far cessare questa situazione. Le chiedo di usare tutti i poteri del suo ufficio e ogni leva che gli Stati Uniti hanno per permettere agli aiuti di raggiungere tutta Gaza, anche nel nord, dove centinaia di migliaia di persone sono ancora nella disperazione. E di riprendere il finanziamento dell’Unrwa, che sarà essenziale per la distribuzione degli aiuti. (…)
Sono indignato di sedere davanti a lei in questa confortevole sala conferenze mentre la mia famiglia attende disperatamente notizie su un cessate il fuoco, al buio, affamata e nelle tende, nel timore che l’esercito israeliano li uccida da un momento all’altro. In un mondo dignitoso, chiederei giustizia, non pietà. Quel giorno arriverà. Spero che lei e questa amministrazione possiate agire rapidamente per portare la nostra nazione dalla parte giusta della storia, prima che sia troppo tardi».

Rajaie Batniji non è un terrorista, non è un antisemita, non chiede la distruzione dello Stato di Israele. È semplicemente un palestinese che, dunque, fa parte, come migliaia di altri cittadini palestinesi – donne, uomini e bambini – di quella nazione che, pur se riconosciuta come Stato dalla assemblea delle Nazioni Unite, è invece stata definita dai rappresentanti di Israele come uno Stato terrorista sede del nuovo nazismo.

Quando vediamo la disperata popolazione di Gaza trascinarsi, senza più né casa né proprietà di alcun tipo, da un luogo a un altro, in fuga dai bombardamenti, noi non vediamo uno Stato nazista. Quando vediamo coloni israeliani che sventrano i sacchi di farina e zucchero destinati ai palestinesi affamati impedendo che ogni soccorso alimentare possa giungere a quelle popolazioni, noi non vediamo alcuna legittima difesa dall’antisemitismo. Quando veniamo a sapere che l’Italia non ha neppure votato in favore del riconoscimento della Palestina come nazione ci vergogniamo di essere italiani.

Anche noi facciamo un appello, e non solo per il cessate il fuoco, ma perché la verità sia affermata e che la legittima difesa del popolo ebraico non venga, indegnamente e consapevolmente, usata per giustificare una illegittima distruzione di un popolo. Si è detto che tecnicamente l’uso del temine genocidio non è appropriato. E sia. Chiediamo allora, insieme al collega Rajaie Batniji, che cessi il PALESTINICIDIO perpetrato dallo Stato di Israele.

L’articolo è stato pubblicato anche in saluteinternazionale.info

Gli autori

Benedetto Saraceno

Benedetto Saraceno, psichiatra, nato a Genova nel 1948, si è formato alla scuola di Franco Basaglia a Trieste. Ha lavorato come epidemiologo all’Istituto Mario Negri di Milano, ha coordinato progetti per le riforme psichiatriche in America Centrale e in Sud America, tra l’altro in Nicaragua, El Salvador, Honduras, Costa Rica, Panama, Brasile, Cile e Cuba. Dal 1995 al 2010 ha lavorato presso le Nazioni Unite, in qualità di direttore del Dipartimento di salute mentale e abuso di sostanze dell’organizzazione mondiale della sanità a Ginevra. È professore ordinario di Global Health alla Università di Lisbona, ove dirige il progetto di Global Mental Health della Fondazione Calouste Gulbenkian. A Lisbona dirige un master internazionale in Poli- tiche di salute mentale.

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