Israele. Docenti contro: tra isolamento e repressione

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Regev Nathansohn, che insegna comunicazione al Sapir College, fa parte delle due dozzine di accademici israeliani che hanno firmato una petizione che chiede agli Stati Uniti di smettere di armare Israele nella sua guerra contro Hamas. La petizione, che è stata firmata da oltre 1.000 accademici di tutto il mondo, definisce la condotta di Israele come un “genocidio plausibile”: «Presidente Biden, non permetta che gli Stati Uniti passino alla storia come facilitatori di un genocidio» – si legge nella petizione, che ha più di 1.000 firmatari, presentata da un gruppo chiamato Academics4Peace –. «Rispettate gli obblighi degli Stati Uniti in base al diritto internazionale e ai principi fondamentali dell’etica. L’unico modo per fermare la fame di due milioni di persone, tra cui oltre 100 ostaggi israeliani, è porre fine a questa guerra».

Sapir si trova al confine con Gaza, vicino alla città di Sderot, che è stata uno dei siti attaccati durante l’invasione di Israele da parte di Hamas del 7 ottobre, che ha visto 1.200 persone massacrate e 253 rapite nella Striscia di Gaza, di cui circa 130 sono ancora nelle mani di Hamas. Molti studenti e personale della scuola provengono dalla zona e centinaia di studenti hanno firmato una lettera per chiedere all’amministrazione del college di licenziare Nathansohn per aver firmato la petizione. Israele respinge le accuse di genocidio e afferma di adottare misure per evitare vittime tra i civili. «Non tollereremo gli educatori che incitano e invitano al boicottaggio del nostro Paese, così come quelli che diffamano i nostri soldati», si legge nella lettera degli studenti. Nathansohn non è stato licenziato. Ma la scuola ha rilasciato alla stampa una dichiarazione che condanna la petizione, distanziando Sapir dal suo contenuto e affermando di aver dato istruzioni al docente di non usare la sua affiliazione accademica per fare dichiarazioni politiche. Da allora, Nathansohn e l’amministrazione si sono scontrati su ciò che l’università debba a uno dei suoi membri di facoltà, se e come debba essere protetto e, più in generale, fino a che punto debba estendersi la libertà accademica.

Nathansohn, che ha conseguito il dottorato all’Università del Michigan, è uno degli almeno cinque firmatari israeliani che hanno dovuto affrontare una forte reazione da parte degli studenti, secondo l’organizzatrice della petizione, Shira Klein, docente di storia israelo-americana alla Chapman University in California. Gli altri sono Eran Fisher della Open University di Israele e tre studiosi dell’Università Ben Gurion di Beersheba: Michal Givoni, Maor Zeev-Wolf e Uri Mor. Klein ha citato i post degli studenti che li denunciano sui social media e in una petizione online, nonché, in un caso, con una protesta nel campus. In totale, più di 20 accademici israeliani hanno firmato la lettera, tra gli oltre 1.000 complessivi. Al di fuori di Israele, i firmatari includono due premi Nobel e numerosi studiosi dell’Olocausto e della storia ebraica. Klein è un’esperta dell’Olocausto e ha studiato l’antisemitismo contemporaneo.

I conflitti nei campus sono particolarmente evidenti in Israele, dove le istituzioni di istruzione superiore – tra cui Sapir – sono uno dei pochi spazi in cui ebrei e arabi israeliani interagiscono. Dopo il 7 ottobre sono scoppiati altri conflitti nei campus del Paese. «Condanniamo con forza la retorica contro i soldati dell’IDF e prendiamo molto sul serio l’offesa subita dagli studenti» – si legge nella dichiarazione del Sapir –. «Dobbiamo chiarire al di là di ogni dubbio: la petizione e i suoi firmatari non rappresentano Sapir in alcun modo». Il comunicato continua: «Pur sostenendo i principi fondamentali della libertà accademica e della libertà di parola, che l’università ha rispettato fin dalla sua fondazione, l’università ha inequivocabilmente indicato al docente di non utilizzare il nome dell’università in contesti personali e/o politici e che egli non rappresenta l’università in questi contesti».

Nathansohn ha detto che l’università avrebbe dovuto fare di più per difendere il suo diritto alla libertà di espressione. In seguito alla pubblicazione della lettera degli studenti sulla stampa israeliana, egli ha dichiarato di aver ricevuto telefonate anonime e messaggi di condanna da parte di colleghi docenti. In una lettera inviata agli amministratori di Sapir il 28 marzo, Nathansohn ha scritto che non hanno «impedito la creazione di un’atmosfera di lavoro ostile all’interno del college». Ha dichiarato di non poter insegnare nel semestre primaverile, che sarebbe dovuto iniziare il 1° aprile, e ha chiesto un periodo di congedo. Gli amministratori del college hanno inteso la sua e-mail come una richiesta di congedo non retribuito, dicendo che concedere un congedo retribuito non sarebbe stato possibile secondo i regolamenti della scuola e, secondo la corrispondenza esaminata dalla Jewish Telegraphic Agency, hanno offerto un congedo non retribuito di sei mesi. Gli amministratori hanno anche respinto le sue accuse, affermando di aver fortemente difeso il suo mantenimento in servizio sulla base della libertà accademica. «Negli ultimi giorni, abbiamo difeso in modo inequivocabile il suo diritto di esprimere la sua opinione come privato cittadino, dinanzi a una serie di fronti con cui ci stiamo confrontando, dall’associazione degli studenti alle agenzie governative», si legge in una lettera datata 1° aprile dell’amministratrice delegata del Sapir, Orna Gigi, e del suo rettore, Omri Herzog. L’università non ha risposto a una richiesta di commento da parte della Jewish Telegraphic Agency.

Nathansohn ha infine accettato di prendere un congedo non retribuito, ma non la considera una scelta volontaria. Ha detto che le restrizioni sull’uso della sua affiliazione accademica nelle petizioni sono ingiuste e, se applicate solo a lui, potrebbero costituire un illegale doppio standard. «Mi hanno posto di fronte a una scelta di stampo mafioso: o tornare a insegnare senza tutele e con una libertà di parola più limitata, o rimanere in congedo non retribuito che incide drammaticamente sul mio sostentamento», ha detto Nathansohn. Un giornalista di Channel 14 di Israele ha twittato i nomi dei firmatari della recente petizione che lavorano in college e università israeliane. Il post ha suscitato l’indignazione di molti utenti, alcuni dei quali hanno accusato gli accademici di tradimento.

La petizione è la quarta organizzata da Academics4Peace. La prima, messa online ad agosto, precedente alla guerra tra Israele e Hamas, ha cercato di attirare l’attenzione sul trattamento riservato da Israele ai palestinesi durante le proteste di massa contro gli sforzi del governo per indebolire la magistratura. Le tre successive si sono concentrate sul 7 ottobre e sulle sue conseguenze. Oltre alle lettere che lo esortano ad affrontare le conseguenze, Nathansohn ha ricevuto il sostegno di diverse associazioni accademiche e di professori. Un collega accademico ha scritto in una mail alla direzione di Sapir che Nathansohn «è stato sottoposto a una persecuzione politica e a un trattamento ingiusto dalla comunità del Sapir Academic College e in particolare dalla sua direzione». Herzog ha risposto che Sapir ha cercato di rispettare i propri valori in un contesto sempre più difficile: «Stiamo facendo da guardiani, con tutte le complessità di cui lei può o meno essere a conoscenza» – ha scritto –. «Sono orgoglioso del lavoro che svolgiamo nelle aule e nel campus».

L’articolo è tratto da The Times of Israel del 14 aprile. La traduzione in italiano è di Sabrina Di Carlo

Gli autori

Asaf Elia-Shalev

Asaf Elia-Shalev è un giornalista israeliano

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