Auto. La fuga di Stellantis e la risposta operaia

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La situazione del gruppo Stellantis a Torino è riassumibile in pochi ma significativi numeri. Partiamo dal 2006-2007, ovvero l’ultimo periodo in cui a Mirafiori non c’è stato l’utilizzo degli ammortizzatori sociali e dove si sono prodotte, nella media dei due anni, 213.000 autovetture. Da quel momento in avanti il numero di autovetture prodotte ha iniziato a diminuire, toccando il minimo nel 2019 con solo 21.000 unità e una variazione percentuale in negativo del 90%. Nel 2023 se ne sono prodotte 85 mila. Questo crollo delle produzioni ha innescato l’utilizzo degli ammortizzatori sociali senza soluzione di continuità. Il 2024 è il diciassettesimo anno consecutivo in cui le lavoratrici e i lavoratori non lavorano a pieno regime, con la conseguenza che nel corso di questo periodo, sommando tutta la retribuzione che non hanno ricevuto stando in cassa integrazione, ognuna/o di loro ha perso decine di migliaia di euro, che, com’è intuibile, per un operaio che guadagna 1.300/1.400 euro al mese è una somma considerevole. In parallelo, sempre a partire dal 2008, c’è stato il ridimensionamento occupazionale di Mirafiori che, tra uscite incentivate e pensionamenti naturali, è passato dagli oltre 24.000 occupati del 2007 agli attuali 12.000 con il dimezzamento della forza lavoro.

Se a Mirafiori le nubi sono state nere, la domanda successiva è: cosa è successo invece nell’indotto e nelle altre industrie? La risposta è immediata: l’armageddon, l’Apocalisse nel senso reale del termine. Infatti oltre 500 aziende metalmeccaniche hanno chiuso i battenti e 35.000 lavoratrici e lavoratori sono stati licenziati, come se l’intera cittadina di Pinerolo fosse stata rasata completamente al suolo.

Con un terremoto di queste dimensioni e con le conseguenti difficoltà economiche delle famiglie, l’intera economia dell’area metropolitana di Torino è andata in crisi. Tutti gli indicatori sociali ed economici hanno visto un peggioramento. Anche il numero di abitanti è in costante diminuzione e l’età media dei cittadini è in aumento. I rapporti Rota, puntuali nel monitoraggio di Torino anno dopo anno, sono descrivono con dati e cifre questo avvitamento verso il basso, effetto diretto del fatto che il suo settore più grande, rappresentato dall’automotive, è stato ridimensionato con le scelte precise degli Agnelli-Elkann, prima, e di Tavares, poi, di non assegnare più nuove produzioni per Mirafiori.

Stiamo rischiando l’ennesimo delitto industriale perpetuato in Italia, che dopo aver perso l’informatica, la siderurgia, l’elettrodomestico rischia di perdere, a Torino e poi in tutto il Paese, la produzione di automobili. Per evitarlo la Fiom Cgil ha avanzato alcune proposte precise e concrete per il rilancio di Mirafiori (che rappresenterebbe anche il rilancio di Torino) riassumibili in quattro punti: avere nuovi modelli di auto da produrre, che arrivino almeno alle 200 mila unità; assumere al più presto dei giovani perché, in difetto, fra 7-8 anni tutti gli operai di Mirafiori andranno in pensione (avendo un’età media di 57 anni) e lo stabilimento si chiuderà da solo per consunzione; definire chiaramente la funzione di impiegati, tecnici e ingegneri e il loro ruolo di progettazione e ingegnerizzazione degli autoveicoli; fare di Mirafiori il centro di elettrificazione delle auto Stellantis, inserendo la produzione di motori elettrici, batterie di trazione e tutto il riciclo dei materiali delle auto dismesse (ivi comprese, più avanti, le batterie). Solo in questo modo lo storico stabilimento torinese può ritrovare nuova linfa. Tutto il resto è un semplice corollario e un palliativo per coprire una dismissione che, alla luce dei numeri sopra riportati, è già in atto nei fatti.

Ecco perché i trionfalismi del presidente della Regione Cirio e del sindaco di Torino Lo Russo ogni qual volta Stellantis inaugura piccoli progetti su Mirafiori sono assolutamente fuori luogo. Dovrebbero invece essere più determinati nel portare avanti le istanze delle lavoratrici e dei lavoratori che con le loro proposte sono gli unici ad avere idee chiare su cosa possa servire per il rilancio di Mirafiori.

Intanto qualcosa inizia a muoversi. La grande manifestazione delle metalmeccaniche e dei metalmeccanici di Stellantis e dell’indotto, che hanno scioperato il 12 aprile, dimostra che il tempo sta per scadere, che la consapevolezza di giocare una partita per Mirafiori, per Torino e per l’intero Paese, per non perdere un’industria strategica come quella dell’auto, inizia a essere patrimonio comune. Non ci si può fermare. Occorre andare avanti non si otterranno risultati tangibili con investimenti in grado di rilanciare Mirafiori, e come più volte detto, rilanciare l’intera economia di Torino.

Gli autori

Edi Lazzi

Edi Lazzi è segretario generale della FIOM-CGIL di Torino

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2 Comments on “Auto. La fuga di Stellantis e la risposta operaia”

  1. Che la situazione sia catastrofica è innegabile, ma non sono molto d’accordo sulle soluzioni proposte. O meglio. Le soluzioni sarebbero certamente efficaci, ma solo nel breve periodo, perchè si inseriscono nel quadro della competitività capitalista, quel dogma universalmente accettato che ci ha portati al punto in cui siamo. Essere più competitivi non fa che spostare altrove il problema, e in un mondo globalizzato non può più essere la soluzione. A mio avviso bisogna passare dalla competizione alla collaborazione. Bisogna ridistribuire il lavoro (come la ricchezza) a livello planetario. Inoltre alcuni beni, come le automobili, vanno ridimensionati: è impensabile e impossibile continuare su, è proprio il caso di dirlo, questa strada. Riconvertire le aziende verso produzione di beni collettivi e non individuali (treni e autobus invece di automobili). Diminuire l’orario di lavoro garantendo un reddito sufficiente per condurre una vita più che dignitosa (redistribuzione della ricchezza). Collaborare con i paesi più poveri per una transizione energetica equa e solidale (impianti di energie rinnovabili pagati con l’energia prodotta), altroché Piano Mattei…

  2. l’acquisisca lo stato. Le maestranze ci sono i manager si trovano e si inizi con costruire autovetture da destinare agli enti pubblici. le università per fare ricerca scientifica non mancano. Lo so che non è facile ma se lo fosse non sarebbe una rivoluzione. La cosa indispensabile è mandare affanc…lo quei sanguisuga degli Angnelli che ancora oggi chiedono soldi allo stata nel mentre hanno spostato la sede fiscale all’estero.

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