La Germania legalizza l’uso ricreativo della cannabis

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Dal 1 aprile 2024 in Germania l’uso personale della cannabis a scopo ricreativo è legale. Un paese di 80 milioni di abitanti (il doppio del Canada), nel cuore dell’Europa, avvia la più estesa sperimentazione di legalizzazione di hashish e marijuana. Sulla scia delle “pulci” Malta (2021) e Lussemburgo (2023) la Germania è il terzo paese dell’Unione a invertire la rotta per quanto riguarda le politiche sulle droghe: non la repressione del consumo e dei consumatori, ma la legalizzazione dell’uso e la responsabilizzazione degli utilizzatori. Ciò passa attraverso la liceità del possesso fino a 25 grammi di cannabis e della coltivazione di tre piantine in ambito domestico per uso personale. A stretto giro, dal 22 luglio, si apriranno i cannabis social club, che consentiranno una prima commercializzazione.

La riforma, parte caratterizzante dell’accordo di programma della coalizione di governo rosso-giallo-verde (socialdemocratici, verdi e liberaldemocratici), ha faticato non poco a diventare legge e a trovare una prima applicazione. Gli ostacoli posti da un’opposizione vasta e articolata hanno determinato un ritardo di due anni del varo del provvedimento federale. I ritardi e le frenate, oltre che ad alcune titubanze all’interno della maggioranza (tra i socialdemocratici ci sono state alcune defezioni), si devono in particolare a una dura azione di contrasto da parte dei partiti di opposizione (la CDU ha già dichiarato che abrogherà la legge quando sarà al governo!) e alla ripetuta richiesta di chiarimenti da parte dell’Unione europea, preoccupata del rispetto dei Trattati internazionali e della omogeneizzazione al diritto europeo della nuova normativa penale prevista dalla riforma. Questo insieme di fattori ha prodotto una soluzione di compromesso suddividendo in due tempi l’approvazione della legge.

Per riuscire ad approvare la prima parte della riforma si è evitato di portare la legge, come richiesto dalla CDU e dall’estrema destra, al Comitato di mediazione, cosa che avrebbe ritardato il necessario parere consultivo da parte del Bundesrat (la Camera delle autonomie regionali in cui sono rappresentati i Länder). Ma l’approvazione della parte relativa alla commercializzazione della cannabis fuori dal circuito dei social club, che prevede la sperimentazione della vendita controllata in negozi specializzati in alcuni Länder e città, è stata rinviata a un momento successivo, anche se molte città – tra cui Berlino, Amburgo, Brema e Colonia – hanno già espresso interesse ad essere coinvolte nella sperimentazione, supervisionata da Enti di ricerca e Università. Inoltre questo provvedimento, che costituisce il secondo pilastro della legge, deve ancora essere sottoposto al vaglio dell’Unione Europea, per un processo di valutazione preventiva. Per il momento dunque i consumatori di cannabis, se non sono coltivatori domestici di tre piantine, per arrivare a possedere il tetto massimo di 50 grammi di cannabis mensili (30, se si ha un’età tra 18 e 21 anni), devono iscriversi ai social club. Con alcune limitazioni: ogni club non può avere più di 500 iscritti e ogni membro può essere socio di un solo social club, il THC non può superare il limite massimo del 10%, l’iscrizione ai club è vietata ai minorenni.

La riforma è quindi a metà del guado e rischia di incrinare alcuni obiettivi della legge. In primo luogo quello di depotenziare in maniera drastica il mercato illegale oltre a indicare il principio attivo presente nelle confezioni . Le procedure per l’iscrizione ai Cannabis social club sono, infatti, lunghe e complicate e i registri di tutte le consegne di cannabis ai soci possono essere messe a disposizione dell’Autorità giudiziaria con procedure che violano la normativa europea sulla protezione dei dati sensibili. Come si posizioneranno, a questo punto, i circa quattro milioni di consumatori tedeschi rispetto alle collaudate e più comode abitudini di ricorso al pusher sotto casa, considerato che, come noto, il “successo” della legalizzazione in molti States d’America è legato alla commercializzazione tramite una rete di negozi ad hoc. Con l’istituzione dei cannabis social club si apre comunque un primo canale distributivo, non commerciale, in cui i soci, con il proprio apporto economico, si accollano le spese di coltivazione e produzione e, come risulta da alcune ricerche condotte in Spagna sull’esperienza catalana, si trasmettono conoscenze tra i consumatori, rinforzando la capacità di autoregolazione del consumo

Secondo il ministro della salute tedesco, gli obiettivi principali della riforma sono due: proteggere la salute dei consumatori e contrastare il mercato illegale.

Sul primo punto la legalizzazione, oltre a inserire nelle confezioni la quantità del principio attivo presente, intende prevenire, tramite un controllo di qualità, il consumo di sostanze contaminate: si ha una conoscenza preventiva di cosa si consuma, a scanso di ogni sorpresa. Sottraendo la cannabis al mercato illegale, poi, si evita il contatto con i pusher, eliminando la tentazione di una contiguità di offerta con altre sostanze illegali o il coinvolgimento in attività illecite in cambio della gratuità della sostanza. La nuova legge è accompagnata da una campagna di prevenzione e sensibilizzazione al consumo responsabile, intitolata “Legale, ma …”, che riguarda i rischi connessi all‘uso ed è indirizzata in particolare ai consumatori più giovani. Il fatto di rendere legale il consumo, consente ai consumatori di uscire allo scoperto, depotenzia il relativo stigma, rende più facile il contatto con i servizi e più proponibili gli interventi di tutela della salute, di riduzione dei rischi e dei danni. Il divieto del consumo minorile dovrebbe svolgere una più incisiva protezione rispetto a quanto non avviene oggi nella illegalità e clandestinità dei comportamenti.

Sul secondo punto, oltre al contrasto del commercio illegale e al colpo inferto all’accumulazione di liquidità dei gruppi criminali che riciclano illegalmente i guadagni nell’economia legale, ci sono altri obiettivi non trascurabili consistenti nella riduzione del numero dei reati correlato al consumo (spaccio al minuto in primo luogo) e nella diminuzione della mole di lavoro per le Forze armate e la magistratura, connesso con la repressione dell’illegalità della cannabis.

Sicuramente l’estrema gradualità dei tempi della realizzazione della riforma proteggerà dal rischio di un aumento del consumo, che è non solo il “cavallo di battaglia” dell’opposizione ma anche la preoccupazione del Governo e del Ministero della salute. Se il consumo aumenterà, ciò continuerà a dipendere, come accaduto nelle ultime decine d’anni nonostante il regime di proibizione, da fattori che prescindono dalle forme e modalità della domanda e dell’offerta.