«Viva l’Italia antifascista!»

image_pdfimage_print

«Viva l’Italia antifascista!». Sentire risuonare quel singolo grido la sera del 7 dicembre 2023 tra i loggioni del Teatro alla Scala di Milano, subito dopo l’inno nazionale, è stato come assaporare l’aria primaverile del 1945, annuncio di Liberazione. Chi c’era ha riferito che l’applauso è stato più forte di quello dedicato poco prima all’inno di Mameli, una sua più convinta continuazione. L’autore di quel “viva” si è poi visto avvicinare da agenti della Digos che hanno chiesto i documenti identificativi.

Nel riportare questo episodio, al centro della cronaca nazionale più di quanto lo sia stato il “Don Carlo” di Verdi eseguito poco dopo, si ha quasi l’impressione di darvi troppa importanza: come fosse solo un evento “pittoresco”, una tinta fuori dal coro al più grande evento lirico che di lì a poco si stava compiendo. Non è così. Quel grido e l’applauso che ne è seguito hanno detto quanto sia importante non dimenticare mai che la nostra Repubblica è, per Costituzione, antifascista: il segno distintivo, nucleo centrale dei diritti, irrinunciabile per chi crede nella democrazia italiana.

Ci sono soggetti, attualmente al vertice delle istituzioni, che provengono dalla storia fascista e in quella continuano orgogliosamente a immedesimarsi, lontani anni luce dal rinnegarla: ciò, nonostante siano insediati in ruoli che hanno richiesto fedeltà alla Costituzione antifascista prima dell’effettivo esercizio. Sul palco reale del teatro sedeva, per esempio, l’attuale presidente del Senato, il sornione Ignazio La Russa, che soltanto pochi mesi fa, in occasione della festa nazionale del 25 aprile, aveva descritto un battaglione nazista marciante in Via Rasella come una innocua banda musicale e con fierezza aveva dichiarato di essere anti-antifascista. Acquattato più dietro, sedeva Matteo Salvini, il ministro dei trasporti nonché vicepresidente del consiglio, fresco reduce da un convegno romano organizzato dal suo partito, la Lega, per chiamare a raccolta i leader delle destre europee più estreme, incluse le filonaziste. E in alcuni ministeri di questo Governo e nel Parlamento siedono soggetti la cui storia politica rimanda all’MSI, al Fronte della Gioventù, a organizzazioni come Forza Nuova e Casa Pound. Non se le sono lasciate alle spalle, tutt’altro: con gli atteggiamenti, le espressioni dialettiche, i comportamenti, non perdono occasione per farne ricordare l’imperitura appartenenza. Non si tratta di soggetti-macchiette le cui uscite, apparentemente improvvisate, sembrano essere gratificate dalla sicurezza di vivere in un Paese la cui democrazia consente la libera manifestazione del pensiero. Si tratta di soggetti il cui progetto, nei singoli fatti quotidiani sino alle decisioni istituzionali, è predisposto alla demolizione dei quasi 80 anni di democrazia repubblicana antifascista conquistata contro e nonostante loro.

Solo per ricordare gli ultimi avvenimenti. Non possono essere sottovalutati episodi come la gratuita aggressione fisica da parte della polizia verso cittadini inermi, come è avvenuto a Torino il 5 dicembre scorso, vittime, tra gli altri, due docenti di diritto costituzionale della Facoltà di Giurisprudenza presenti a un presidio studentesco: nessun tentativo di “equilibrio dell’ordine pubblico” è stato esercitato dalla polizia nei confronti di membri del Fuan, noto movimento universitario fascista, coperti nel loro operare dalle forze dell’ordine (https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2023/12/07/antifascismo-e-repressione-il-barometro-non-segna-bel-tempo/). Non possono essere sottovalutati episodi come l’identificazione di un cittadino solo per aver lanciato il suo “Viva l’Italia antifascista!” tra le decorate sale della Scala di Milano, un’identificazione priva di qualunque legittima motivazione. Non possono essere sottovalutati episodi come l’impedimento, a Ravenna, di deporre una corona dell’ANPI nell’anniversario della Liberazione o come la decisione di una giunta comunale di investire denaro pubblico per ristrutturare cimiteri riservati a defunti appartenenti alla Repubblica Sociale di Salò, come avvenuto a Genova.

Alta attenzione va data a ciò che sta accadendo ai vertici delle istituzioni. Mentre nuove forme di squadrismo si verificano qua e là nel Paese, al vertice si predispongono disegni di legge formalmente definiti di “revisione costituzionale”, di fatto destinati a demolire l’impianto costituzionale contenuto nella Carta antifascista. È il caso del disegno di legge AS n. 935, teso a introdurre la “madre di tutte le riforme”: il premierato. Nei calcoli ad esso sottesi esso è destinato a liquidare in un solo colpo lo stesso Parlamento e il Presidente della Repubblica, rappresentativo il primo, garante il secondo della democrazia costituzionale di questo Paese. L’attenzione dev’essere alta perché la propaganda di questi variegati reduci o nostalgici del fascismo è già iniziata con lo stile che li caratterizza: imbrogliando l’opinione pubblica, sulla cui disattenzione confidano perché travolta da difficoltà economiche e sociali senza precedenti; lanciando messaggi e slogan menzogneri inneggianti al potere di decidere che, loro, conferirebbero ai cittadini nello scegliere direttamente il “capo del governo”; tacendo accuratamente sull’effettivo scopo che intendono raggiungere con questa “riforma costituzionale”.

Si è sempre parlato di vigilanza democratica, una delle espressioni che sin dagli anni ’70 ha fatto parte del vocabolario e dell’agire delle forze politiche progressiste contro ogni tentativo di riportare il Paese a lugubri e feroci periodi storici del secolo scorso. Vigilanza democratica è quella che ora, più che in altri momenti, va messa in moto, in ogni luogo. Vigilanza democratica: con la consapevolezza di avere a che fare con chi, conquistato il potere con le elezioni, mostra tutta l’intenzione di volerne far uso, nella quotidianità e nelle istituzioni, per cancellare i valori costituzionali antifascisti. E allora, sì: «Viva l’Italia antifascista!».

Gli autori

Silvia Manderino

Silvia Manderino, avvocata a Venezia, è componente del direttivo dell'Associazione nazionale Giuristi democratici

Guarda gli altri post di: