Pioveva a Santiago del Cile l’11 settembre 1973

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L’11 settembre 1973 è stato – come ha scritto Luis Sepúlveda in Storie ribelli (pubblicato in Italia da Guanda nel 2017) – «il giorno più nero del Cile». Quel giorno, il giorno del golpe, quando svanirono in Cile le speranze di democrazia, socialismo e uguaglianza, Salvador Allende – il presidente Allende – barricatosi nel palazzo de La Moneda con 13 uomini del Gap (piccola formazione di guardie del corpo volontarie) e una decina di poliziotti che gli erano rimasti fedeli (mentre i carabinieri avevano subito abbandonato il palazzo, passando dell’altra parte), resistette per ore all’assalto dell’esercito e al bombardamento dell’aviazione. Dopo la conquista del palazzo e il suicidio di Allende, gli ultimi difensori della Moneda furono torturati e seviziati. Gli uomini del Gap vennero poi assassinati, «gettati in una buca profonda dieci metri, fatti saltare in aria con la dinamite e infine coperti di terra». Del Gap faceva parte, fin dal 1971, Luis Sepúlveda, poco più che ventenne. Al momento del golpe Sepúlveda non era alla Moneda, essendo stato inviato, insieme ad altri, a presidiare una centrale idroelettrica alla porte della capitale e non riuscì a raggiungere i compagni. In seguito, anche lui venne torturato nella caserma di Tucapel, incarcerato per oltre tre anni prima di scegliere la viadell’esilio. Venticinque anni dopo, il 25 novembre 1998, la Camera dei Lords di Londra, con una maggioranza di tre giudici contro due, decise che, in relazione al reato di tortura praticato in Cile durante la dittatura, il generale Augusto Pinochet Ugarte non aveva diritto all’immunità derivante dal suo status di ex capo di Stato e che l’arresto disposto nei suoi confronti dal giudice spagnolo Garzón manteneva piena validità. Il giorno successivo Luis Sepulveda commentò la decisione con un articolo denso di commozione che fornisce alcuni flash anche di che cosa volle dire il golpe per i democratici cileni. Merita – a 50 anni da quel giorno nero – riproporlo. (la redazione).

I Lord britannici hanno appena finito di leggere le loro ragioni legali che tolgono l’immunità diplomatica a quella spazzatura chiamata Pinochet, e sento che la mano di Carmen si rifugia tra le mie. Ci abbracciamo.

Piove nelle Asturie.

Pioveva anche a Santiago del Cile quell’11 settembre 1973, ma questa pioggia è diversa, non dà fastidio a quei vicini che arrivano con bottiglie di champagne a festeggiare la notizia, a ripeterci che sono con noi, a dimostrarci la forza della solidarietà, quel sentimento che esalta la specie umana e che noi cileni abbiamo trovato in tanti paesi del mondo.

Scrivo queste righe perché non so fare altro. Abbraccio mia moglie e tutti e due piangiamo. Piangiamo per la nostra casa saccheggiata dai militari a Santiago, piangiamo per tutti e ciascuno dei nostri fratelli assassinati, piangiamo per quelli che hanno finito i loro giorni nei cimiteri senza nome dell’esilio, piangiamo per quelli che sono tornati sconfitti dagli anni. Piangiamo per la nostra gioventù decimata dal fascismo, piangiamo per il ricordo di mio padre, che vidi per l’ultima volta all’aeroporto di Santiago nel 1977 quando uscii dal carcere per andare in esilio. Piangiamo il pianto liberatorio di quanti non abbiamo mai dimenticato, di quelli che non hanno mai smesso di credere nel giorno della minima giustizia.

Piove nelle Asturie in questo giorno felice.

Chiamano gli amici da ogni parte. Elia, dalla Sardegna, dice che ci abbraccia. Marcia, da Roma, ci bacia con tutto l’amore dei compagni. Marc ci augura salute e vittoria dalla California. Patricia ‒ riusciamo appena a sentire la sua voce ‒ però ci fa ascoltare l’allegria che regna nella sede dell’associazione familiari dei detenuti desaparecidos a Santiago. Olivia, con il suo dolce accento di Cordoba, ci chiama da Buenos Aires per abbracciarci celebrando la fine dell’immunità di Pinochet e l’arresto di Massera. Hennig stappa una bottiglia di champagne ad Amburgo e fa tintinnare la coppa sulla cornetta del telefono.

Questo giorno felice è il trionfo della Solidarietà Internazionale.

Piove nelle Asturie. Il rumore rauco del mare arriva sino alla mia finestra. Carmen ed io usciremo a fare un passeggiata, e sentiremo che la pioggia sui nostri volti comincia finalmente a lavare le vecchie ferite.

In homepage foto di Salvador Allende mentre esce dal Palazzo della Moneda durante l’assalito dei golpisti

L’articolo è tratto da la Repubblica del 26 novembre 1998

 

Gli autori

Luis Sepulveda

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