Il degrado di San Francisco e le fortune di Trump: tutta colpa degli homeless!

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Sul Corriere della Sera del 16 agosto Federico Rampini afferma che «le chance di Donald Trump di rivincere un’elezione non sono del tutto inesistenti» a causa del degrado che caratterizza città come San Francisco, dove «gli spacciatori di fentanyl, i rapinatori o gli homeless che aggrediscono i passanti e defecano davanti ai negozi godono dell’impunità più totale» (https://www.corriere.it/oriente-occidente-federico-rampini/23_agosto_14/san-francisco-spirale-infernale-perche-suo-male-incurabile-regalo-trump-3654e296-3aae-11ee-abb0-42043eee8c66.shtml). Difficile trovare un’analisi più superficiale.

Chissà se Rampini conosce la storia di Charles Underwood – homeless cieco di San Francisco – da poco assolto da una giuria, dopo essere stato accusato di aver sferrato un calcio a una signora che non avrebbe acconsentito a una sua richiesta di elemosina. Sottoposto alla prescrizione di non ritornare nei sette isolati in cui normalmente chiedeva aiuto ai passanti, era poi stato arrestato per aver violato l’ordine. Si trattava, infatti, dell’unica zona della città in cui l’uomo non vedente era in grado di vivere, non avendo altrove punti di riferimento. Messo in prigione, aveva poi aspettato in carcere il dibattimento durante il quale ha infine potuto chiarire di essere semplicemente rimasto impigliato con una gamba al guinzaglio del cane della signora, alla quale non aveva dato alcun calcio (https://www.kron4.com/news/bay-area/blind-san-francisco-homeless-man-found-not-guilty-after-panhandling-assault/). Altro che non arrestare i poveri di strada che “molestano” i passanti!

Che la città di San Francisco sia tutt’altro che attenta ai diritti di chi non ha più nulla, se non la strada dove dormire, espletare i propri bisogni fisiologici ed eventualmente chiedere aiuto ai passanti per mangiare, appare d’altronde evidente quando si osservano le tante sanzioni penali che il comune prevede per punire i senza tetto. Chi dorme nella propria macchina fra le 10 di sera e le 6 del mattino è punibile con 1000 dollari di pena pecuniaria o sei mesi di prigione (https://codelibrary.amlegal.com/codes/san_francisco/latest/sf_police/0-0-0-421) e, se pure la polizia di norma non arresta chi ha solo la propria vettura dove rifugiarsi, la fattispecie penale serve a poter svegliare il malcapitato e ad imporgli di andare altrove. Anche chi chiede l’elemosina nelle vicinanze di un bancomat, di un occupante di un veicolo a motore, di un veicolo di pubblico transito o in un parcheggio pubblico, commette un reato che può preludere a un arresto e all’applicazione di una sanzione penale. Così come chi la chiede in modo aggressivo, dove con tale termine viene definita altresì la condotta di chi chieda aiuto economico più di una volta (https://www.sanfranciscopolice.org/sites/default/files/2023-08/SFPD_DGO_6.08_20230802.pdf).

E che dire del comportamento, questo sì, aggressivo e del tutto irrispettoso della dignità umana della polizia e degli incaricati dalla città di sgomberare gli attendamenti di chi non ha altro luogo dove dormire, di recente accertato da una Corte di giustizia di San Francisco? (https://scholar.google.com/scholar_case?case=11218187555754098580&q=coalition+on+homelessness+v). La decisione provvede a un dettagliato esame di ciò che accade quando i tanti accampamenti della città vengono sgomberati dalle forze dell’ordine, le quali – in forza di una rivoluzionaria e opportuna decisione del nono circuito federale del 2019 (Martin v. City of Boise 920 F.3d 584, 2019) – non possono più arrestare e imprigionare – come accadeva prima – chi dorme per strada, vi si siede o vi si sdraia, a meno che non siano disponibili posti pubblici dove passare la notte. Com’è noto San Francisco non è in grado di dare da dormire ai tanti suoi senzatetto: su più di 7.754 homeless (contati secondo il riduttivo metodo del “point in time count”: ossia della rilevazione di tutti coloro che in una certa notte in febbraio non hanno casa) – i letti disponibili nei dormitori sono 3.493. Il che significa che ci sono almeno 4.261 posti mancanti. Per questo motivo le forze dell’ordine non solo sono obbligate ad annunciare qualsiasi sgombero per tempo, ma devono anche provvedere a offrire agli accampati soggetti ad allontanamento un luogo pubblico dove dormire la sera seguente e non possono buttare via i loro averi senza il loro consenso. Ma la Corte accerta la costante violazione di tali regole, laddove gli sgomberi avvengono senza preavviso, gli averi dei senzatetto (comprese medicine e documenti) vengono buttati via senza pietà se i malcapitati non riescono a metterli al sicuro prima e nessuna offerta seria per un tetto sulla testa la notte seguente viene loro offerta. Quel che li aspetta è invece un’attesa in fila per due fino a otto ore per un posto in un dormitorio pubblico, che potrebbe anche poi non essere disponibile, col risultato che «per la maggior parte delle notti un numero fra 50 e più di 100 individui rimangono in fila o a dormire sulle sedie in attesa di un letto». Incuranti dei doveri di umanità, sanciti – nell’interpretazione del nono circuito federale – dall’ottavo emendamento della Costituzione (che vieta punizioni che siano crudeli e inusuali), coloro che sgomberano i senzatetto di San Francisco li trattano invece come fossero topi infestanti la città: è questo che la corte locale accerta nel dicembre scorso. Altro che l’atteggiamento buonista nei confronti degli ultimi, descritto da Rampini, che spingerebbe a votare per Trump e per un law and order assente nella città progressista governata dai dem!

La realtà è che San Francisco, con il suo spettacolo di destituzione umana (fatta di corpi che si ammassano disperatamente lungo i marciapiedi, nelle tende piantate sotto i viadotti o nei giardini della città, cui di umano è rimasto ben poco abbandonati come sono alle intemperie, al degrado, alla follia o alla droga, che giovani e anziani si iniettano senza pudore en plain air), è lo specchio più evidente degli effetti di un sistema economico, politico e giuridico in auge da più di 40 anni negli Stati Uniti e in via di espansione anche a casa nostra. Si tratta di un sistema che non solo spinge un paese sempre più ricco, come gli States, verso l’aumento della diseguaglianza fra le persone, cosicché tutta la crescita economica finisce nelle tasche di pochissimi ricchi; ma che addirittura consente a quei ricchissimi di portare via a poveri e a poverissimi quel nulla che hanno (più in dettaglio mi permetto di rinviare a https://jus.vitaepensiero.it/news-papers-poverta-e-diseguaglianze-negli-stati-uniti-le-responsabilita-del-sistema-giuridico-e-le-opportunita-della-pandemia-5684.html).

Fra coloro cui il sistema consente di arricchirsi ai danni di chi, ormai in preda al disagio psicologico (e chi di noi non lo sarebbe se fosse un povero di strada a San Francisco?), defeca dove capita – come la signora che Rampini vorrebbe vedere punita, magari pesantemente – c’è anche il buon Elon Musk, che Rampini dipinge come ingiustamente maltrattato, perché costretto a togliere la sua insegna super luminosa a forma di X – forse pericolosa e comunque illegale perché installata senza i necessari permessi – dalla testa del palazzo quartier generale dell’ex twitter. Un Elon Musk certamente poco generoso con la bella San Francisco, che pur dice di amare, abbandonata non appena ha capito di dovervi pagare delle tasse. Dopo anni in cui, grazie a sotterfugi vari (in particolare figurando come privo di reddito, giacché il danaro che usa per vivere lo chiede in prestito alla sua società), ha pagato tasse ridicolmente basse (https://thehill.com/changing-america/respect/equality/558352-elon-musk-explains-his-extremely-low-tax-rate/), un acquisto, per una cifra da capogiro, di stock options della Tesla in scadenza (https://markets.businessinsider.com/news/stocks/elon-musk-tesla-stock-options-twitter-takeover-share-sales-financing-2022-4) lo avrebbe, infatti, obbligato a sottostare alla relativa intera imposizione fiscale. Non avendo modo di sottrarsi al prelievo federale, ha escogitato la via per evitare l’imposizione del 13,3% che la California stabilisce per i redditi più alti: spostare la propria residenza in Texas dove le tasse non si pagano (https://www.taxnotes.com/featured-analysis/many-loves-elon-musk-and-incentives-won-them/2023/03/16/7g77f)! Le disuguaglianze sempre in crescita negli Stati Uniti, con relativo impoverimento dei più deboli pure quando l’economia cresce, trovano le loro radici anche in comportamenti come questo, perché il “pizzo di Stato” è ciò che permette di fornire ai meno abbienti quel salvagente sociale che ne evita la caduta negli inferi della strada. Se si vogliono trovare soluzioni idonee per il problema dei senzatetto, che è vera emergenza sociale negli Stati Uniti e a breve lo diverrà anche a casa nostra, occorre chiudere a monte i rubinetti della povertà, perché a valle il flusso continuo di destituiti ostacola l’efficacia di qualunque risposta. Una seria progressività delle imposte è allora parte della soluzione a monte. Se gli “Elon Musk” statunitensi avessero contribuito diversamente al benessere collettivo forse la signora psicologicamente disagiata non defecherebbe per le strade di San Francisco, ma nella sua toilette.

Gli autori

Elisabetta Grande

Elisabetta Grande insegna Sistemi giuridici comparati all’Università del Piemonte orientale. Da oltre un ventennio studia il sistema giuridico nordamericano e la sua diffusione in Europa. Ha pubblicato, da ultimo, Il terzo strike. La prigione in America (Sellerio, 2007) e Guai ai poveri. La faccia triste dell’America (Edizioni Gruppo Abele, 2017)

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