La slavina

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Nel 2022 la popolazione mondiale era di quasi 8 miliardi, di cui 1 miliardo in Occidente. Vale a dire che un ottavo del mondo pretende di governare i restanti 7 ottavi. E questo famelico ottavo è costituito dagli USA e dalla loro colonia: l’Europa. In rozza sintesi ecco  lo stato delle cose. E spiega il baratro in cui ormai siamo precipitati. Non ci sarebbe molto da aggiungere, dato il predominio totale degli USA e del loro braccio armato, la Nato. Sparsi qua e là nel mondo  ci sono oltre 200.000 soldati americani e più di 700 basi militari.Come ha detto brutalmente Noam Chomsky “Chi capisce qualcosa di politica internazionale sa che gli Stati Uniti sono un violento stato canaglia che fa quello che vuole.”

Slavina
Dal 1999 la Nato ha aggredito la Serbia (5.500 civili morti), occupato l’Afghanistan l’Iraq, la Libia… centinaia di migliaia di morti. Per non parlare delle guerre in Vietnam, Laos, Cambogia, Cile, Yemen, Iran…  Lo storico svizzero Daniele Ganser ha scritto saggi molto documentati in proposito (tradotti in Italia da Fazi Editore, che ha anche pubblicato un aureo libretto di Benjamin Abelow, Come l’Occidente ha provocato la guerra in Ucraina, con prefazione di Luciano Canfora) e sostiene che “a partire dal 1945, nessun’altra nazione ha bombardato così tanti Stati stranieri e rovesciato così tanti governi quanto gli USA. Nessun’altra nazione ha più avamposti militari, esporta più armi e possiede una quantità maggiore di armamenti.” (Lo stesso Ganser ha anche tenuto a Bologna un’ interessante e documentata conferenza sulle ingerenze della CIA in Italia durante gli anni di piombo, strage di piazza Fontana a Milano compresa).

800 basi militari USA in 170 paesi

Le informazioni, a cercarle, non mancano. Ma sembra che tutta (o quasi: a essere generosi le eccezioni si contano sulle dita di una sola mano) la pubblicistica italiana sia sottomessa alla vulgata statunitense. Come scriveva già anni fa Samuel Huntington (certamente non un rivoluzionario) nel suo Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale: “L’ Occidente ha conquistato il mondo non per la superiorità di idee, valori, religione, ma per la superiore applicazione della violenza organizzata. Gli occidentali se ne scordano spesso, i non occidentali mai.” E il liberale Sergio Romano nel suo Atlante delle crisi mondiali avvertiva:“Non condividiamo le ambizioni imperiali dell’America e non siamo tenuti a essere nemici dei suoi nemici.” E Luciano Canfora: “La convinzione che i princípi americani siano universali implica che i governi che non li praticano siano illegittimi.” Già: ma chi ha detto che tutti debbano praticare i nostri princípi? È la hybris occidentale, ormai giunta, sembrerebbe, al capolinea. E proprio per questo più pericolosa e in grado di far crollare in extremis, come un nuovo Sansone, anche tutta la baracca: “Motus in fine velocior” ricorda un vecchio e saggio proverbio.

Il problema è che noi (e per “noi” intendo gli anziani residui di un mondo scomparso) siamo impotenti: possiamo scriverci tra di noi o brontolare, come i vecchietti sfaccendati che la mattina presto guardano i muratori che cominciano a lavorare in cantiere o le figurine del grande disegnatore Giuseppe Novello che da un ponte contano i vagoni del treno merci che passa nella ferrovia sottostante…ma con un senso di angoscia che non è né dei primi né dei secondi.

La mia sensazione è che non ci siano più punti di riferimento:  come camminare in una  notte nebbiosa su una strada sconosciuta o illudersi di nuotare agitandosi sdraiati sul trampolino, come Mr Bean… Tutto quello che abbiamo vissuto e conosciuto non ci serve più: sono cambiate le serrature e non abbiamo le chiavi. E per il nuovo che avanza non abbiamo ancora le mappe. E nemmeno le parole: balbettiamo seguendo un lessico superato, vecchie grammatiche e una sintassi sbilenca. Pesciolini nella brocca. Non penso solo alla situazione italiana, con un governo penoso, nostalgico e pericoloso ma senza concorrenti credibili: starà in piedi per mancanza di avversari o di sostituti. O forse cadrà per la tragicomica incompetenza dei suoi ministri.

Penso soprattutto al passaggio epocale di egemonia da Occidente a Oriente, perché di questo credo che sostanzialmente si tratti. Ai rischi che questo passaggio comporta. E all’impotenza dell’ Europa, stretta nella gabbia statunitense e della famelica Nato, e alle occasioni perdute in tutti questi anni per diventare autonoma. Siamo stanchi e depressi, disperatamente attaccati a valori che nello sgretolamento generale non hanno più corso: una testimonianza più che un contributo. E la slavina sta già precipitando.

Gli autori

Gianandrea Piccioli

"Una lunghissima esperienza alla guida di marchi storici, prima Garzanti, poi Sansoni, più tardi Rizzoli, ancora Garzanti, a settant’anni è considerato uno dei grandi saggi dell’editoria («Ma che esagerazione, sono solo capitato fra le due sedie: dopo i grandi e prima del marketing»), cresciuto alla Corsia dei Servi, l’eretica libreria milanese che negli anni Sessanta mescolava Bellocchio e padre Turoldo. Passo resistente da montanaro, è abituato a scalare le vette impervie di giganti quali Garboli o Garzanti, Steiner o Fallaci. L’editoria che incarna è molto diversa da quella attuale, «per imparare il mestiere non ti portavano a fare i giochi di ruolo in luoghi esotici». Quasi dieci anni fa la decisione di lasciare, «perché il mondo era cambiato e non riuscivo più a intercettare il mutamento». Oggi il suo sguardo appare molto nitido, nutrito di letture meticolose condotte nel buen retiro di Rhêmes o nel silenzio di Casperia, un borgo medievale nell’alta Sabina. «La crisi dell’editoria è una crisi culturale. Si fanno troppi libri, molti anche interessanti, ma oscurati dalla censura del mercato. E soprattutto le case editrici hanno rinunciato a un progetto, a una visione complessiva che suggerisca un’interpretazione del mondo»" [da https://ilmiolibro.kataweb.it].

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