La Costituzione nata dalla Resistenza è antifascista

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La Costituzione è il più grande risultato della Resistenza sul piano politico e sociale tanto che l’una è il punto d’arrivo, l’altra è il punto di partenza. Si può dire che la Resistenza traccia le linee del cammino, la Costituzione pone le basi del nuovo Stato. In altre parole la Costituzione raccoglie gli ideali della Resistenza: il governo dal basso, i diritti di libertà e sociali, il ripudio della guerra.

Come ci ha insegnato Norberto Bobbio (si rileggano i suoi discorsi compresi in Eravamo ridiventati uomini, a cura di Pina Impagliazzo e Pietro Polito, Einaudi, 2015), tra la Costituzione e la Resistenza esiste non solo una innegabile “continuità storica” ma anche una stretta “connessione” ideale. In particolare sul piano etico-politico, la Costituzione è stata «l’esito naturale, lo svolgimento di una battaglia prima civile e poi anche militare per liberare l’Italia dal fascismo e per instaurare un regime democratico che fosse l’opposto di quello imposto dal fascismo».

Infatti, le diverse forze politiche che diedero vita alla Resistenza, pur distanti e opposte ideologicamente, furono accomunate da un ideale negativo, «l’antifascismo perenne, come dato essenziale della storia della repubblica», e da un ideale positivo, l’esigenza e la necessità di stabilire «le condizioni, seppure formali, di una forma di convivenza civile fondata sul potere dal basso anziché sul potere dall’alto». Inoltre, sul piano storico, quello degli eventi, come si è già detto, la continuità appare incontestabile. La Costituzione nasce da «un vero e proprio compromesso storico» tra le forze politiche che hanno partecipato alla Resistenza (liberali, cattolici, azionisti, socialisti e comunisti). Riprendendo una battuta di Gaetano Salvemini, la nostra Costituzione è stata «un compromesso all’inglese», vale a dire non «una combinazione all’italiana», quindi un buon compromesso, un compromesso durevole, che ha resistito nel tempo.

Bobbio è uno dei critici più consapevoli dei mali della nostra vita politica – l’occupazione del potere da parte dei partiti, il prevalere della rappresentanza degli interessi sulla rappresentanza politica, il potere invisibile, la questione morale – e insieme uno dei più persuasi che ciò non dipende affatto dalla Costituzione. Anzi, per lui, le cause del cattivo stato di salute della nostra democrazia non sono affatto da ricercare nella nostra Costituzione. Tra le varie cause che egli indica mi limito a sottolinearne due, che in qualche modo sono tra loro collegate: da un lato l’eccesso di eloquenza non fondata sulla effettiva conoscenza dei problemi e la rissosità che caratterizzano la nostra vita parlamentare, dall’altro l’affievolirsi dell’ispirazione ideale che era stata alla base della Resistenza.

Il rapporto tra la Resistenza e il nostro tempo è rappresentato da Bobbio con la formula “Resistenza incompiuta”, intendendo «l’incompiutezza propria di un ideale che non si realizza mai interamente, ma ciononostante continua ad alimentare speranze e a suscitare ansie ed energie di rinnovamento». Se la Resistenza è rimasta incompiuta, quando e in che senso si può parlare di Resistenza compiuta? Con Bobbio si può rispondere che la Resistenza è tanto più compiuta quanto più viene attuata la Costituzione e la Costituzione è tanto più attuata quanto più si richiama agli ideali della Resistenza.

L’opera riprodotta nella homepage (come quelle che affiancano gli altri contributi dello slider sul 25 aprile) è di Renato Guttuso.

Gli autori

Pietro Polito

Pietro Polito, storico delle idee, è direttore del Centro studi Piero Gobetti e curatore dell’archivio Norberto Bobbio. Si occupa del Novecento “ideologico” italiano ed è autore di saggi su Piero e Ada Gobetti, Aldo Capitini, Norberto Bobbio e Danilo Dolci. L’altro suo filone di studi è la pace, la nonviolenza e l’obiezione di coscienza.

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