Le mani della politica sui bambini: come “ai bei tempi”

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«Roma, 28 marzo 2023 – Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, visitando il villaggio dell’Aeronautica Militare allestito in piazza del Popolo per i 100 anni della forza aerea, si è seduta ai comandi di un aereo caccia F35. Mentre saliva sulla scaletta per entrare nel cockpit, un gruppo di bambini dell’elementare Ponte Galeria ha iniziato a scandire il suo nome in coro, sventolando bandierine. Il premier si è quindi fermato tra loro per un selfie tricolore» (Agenzia Vista). Vale la pena di perdere due minuti e di cercare il video che rappresenta tale evento. Particolarmente pregevoli le inquadrature di Meloni seduta ai comandi dell’F35, con l’imponente figura del ministro Crosetto sullo sfondo, nonché, subito di seguito, Meloni che manda baci a bambini che scandiscono a pieni polmoni il suo nome.

Prima domanda: che cos’è un F 35? Si tratta di un “aereo da caccia multiruolo monoposto di quinta generazione”, “multiruolo e multiassetto”, che può ricoprire contemporaneamente più compiti, come quelli da Caccia intercettore, Cacciabombardiere, Aereo da attacco aria-terra, Aereo da ricognizione. Tutte funzioni utilissime, come ognuno riconoscerà, per il progresso dell’intera umanità e che ci portano dritti dritti alla seconda domanda: quanto costa un F35? Secondo i dati più recenti da 77,9 a 101,3 milioni di dollari o anche un po’ di più; è il prezzo che ci vuole per un gioiello tecnologico, ancorché potenziale seminatore di distruzione. Però, per comprendere quanto vale un F35, voglio anche ricordare un logo che compariva in parecchi siti piuttosto faziosi e contrari alle spese militari: un F35 vale 183 asili nido per 12.810 bambini – la precisione delle cifre sarà opinabile, ma gli ordini di grandezza sono questi. Terza domanda: cosa ci facevano tutti quei bambini con le loro bandierine tricolori in piazza del Popolo a Roma il 28 marzo? La risposta c’è già nella notizia di agenzia: visitavano il villaggio dell’Aeronautica militare allestito per celebrare i cento anni dell’Arma. Troviamo inoltre più ampia risposta a questo interrogativo in un articolo de La Repubblica del 29 marzo 2023; il giornalista ha pensato bene di sentire la scuola di Ponte Galeria coinvolta nello show con Giorgia Meloni. La responsabile del plesso (tra l’altro, intitolato ai fratelli Cervi – indubbiamente una certa ironia governa la Storia) dichiara che le bandierine sono state distribuite ai bambini dagli organizzatori, che i cori sono partiti da adulti non identificati – e poi, si sa, i bambini amano far caciara e quindi non hanno trovato di meglio che scandire “giorgia-giorgia-meloni-meloni” mentre agitavano come ossessi le bandierine. E le maestre? A detta della responsabile del plesso, erano tutt’altro che contente e tutt’altro che di destra. Conclusione: erano lì a loro insaputa, poverine e, nelle more, hanno forse anche loro agitato una bandierina.

La consuetudine di completare la scenografia di un evento pubblico con una coreografia di bambini urlanti, cantanti e patriotticamente sventolanti bandierine tricolori si sta facendo un po’ troppo frequente. Per esempio, a fine gennaio la Lega di Latina ha organizzato un convegno su PNRR e scuola 4.0, promotore l’immancabile senatore Claudio Dorigon. Invitato d’onore il meritevole ministro Valditara. Gli illustri ospiti sono stati accolti da un coro di studenti in divisa che, mano sul cuore e fazzoletto verde al collo, hanno intonato l’inno d’Italia. Il caso ha sollevato anche una interrogazione al ministro dell’Istruzione presentata dal capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, che richiedeva provvedimenti disciplinari nei confronti dei dirigenti scolastici e dei docenti che avevano coinvolto i loro studenti in un convegno promosso dalla Lega di Latina.

Il partito dei “normalizzatori” riterrà che i due fatti riportati abbiano ben poco valore: che male c’è ad intonare l’inno d’Italia in divisa, mano sul petto (sul fazzoletto verde al collo si può scivolar via – e infatti nelle immagini più recenti dell’incontro di Latina è sparito)? Che male c’è a scandire il nome della Signora Presidente del Consiglio ai comandi di un F35? Noi invece non riteniamo normali né il fatto di “deportare” un’intera scolaresca a un convegno di chiara marca partitica, né tanto meno l’assembramento di bambini che sventolano bandierine di fronte a uno strumento di morte “cavalcato” da una Meloni Giorgia sorridente protagonista di un siparietto creato per accrescere la popolarità di una leader che certo non può contare sulle sue dubbie competenze ma, al massimo, sui suoi modi ruspanti da borgatara romana.

Dietro Meloni, come una enorme ombra di Banquo, compare il ministro Crosetto. Egli ha appena dichiarato che «è fisiologico procedere a un continuo ripianamento delle scorte, sia per termine di vita operativo sia per ammodernamento, a prescindere dall’esigenza ucraina». E quindi, ben vengano gli investimenti in armi – d’altra parte, Guido Crosetto è un tipico esempio di uomo che passa da revolving doors, quelle porte girevoli che permettono il passaggio dal settore privato a quello, corrispondente, di governo. Crosetto è stato presidente dell’AIAD che è l’equivalente della Confindustria nel settore della Difesa. Dichiara che liquiderà tutte le sue società – ma il sospetto del conflitto di interessi tra il suo ruolo istituzionale e il suo precedente impegno nel settore delle armi può continuare a sussistere.

Tutto questo i bambini che sventolano le bandierine non lo possono sapere; ma gli adulti che li accompagnano sì. Allora, che razza di educatori sono se permettono ai loro piccoli allievi di farsi interpreti di un entusiasmo di cui non comprendono il senso, di inneggiare a una presidente del Consiglio che li strumentalizza per vendere di se stessa un’immagine “simpatica”? Il preside dell’istituto “Fratelli Cervi” dichiara di dubitare che i bambini (sette anni!) abbiano compreso il ruolo di Giorgia Meloni. Mentre la Giorgia ha compreso molto bene che uso fare di quei bambini festanti: «Vedere tutti questi bambini con le bandierine tricolore è fantastico, vivaddio riusciamo ancora a trasferire il sentimento della patria». Che il “sentimento della patria” passi attraverso gli F35 non esige commenti; che il motivo per cui i bambini agitano le bandierine tricolori sia il segno dell’avvenuto “trasferimento” del sentimento della patria è un dato di fatto soltanto nella testa di Meloni e di quelli come lei. Da tutto ciò risulta chiaro soltanto un aspetto: gli adulti, soprattutto gli educatori, che non si oppongono a queste sceneggiate indecorose non sono degni del loro ruolo e non aiutano i loro piccoli allievi a capire il mondo complesso che li circonda. I più piccoli vanno protetti e una indegna kermesse che ha al proprio centro non l’albero della Cuccagna ma un F35 non li deve vedere protagonisti. La parola d’ordine oggi, per gli educatori, dovrebbe essere soltanto una: proteggiamo gli innocenti da coloro che vogliono colonizzare le loro menti.

Gli autori

Giovanna Lo Presti

Giovanna Lo Presti, ricercatrice, si occupa di Letteratura italiana e del rapporto tra sistema scolastico e società.

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One Comment on “Le mani della politica sui bambini: come “ai bei tempi””

  1. Da docente in pensione non posso che condividere tutto il contenuto dell’intervento e in modo particolare il riferimento al ruolo della “…razza di educatori…”. Sconcertante per una scuola che porta il nome dei fratelli Cervi!

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