Ma Nordio è garantista o giustizialista?

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La recente nomina di Nordio a Ministro della Giustizia ha portato nuovamente alla ribalta, e in maniera prepotente, la distinzione tra “garantismo” e “giustizialismo”, con attribuzione allo stesso Ministro di una posizione garantista in relazione alle sue dichiarazioni sul carcere e sulla presunzione di innocenza e invece di un atteggiamento giustizialista in relazione al “decreto rave” e alla questione immigrazione.

Ma ha un senso questa distinzione? C’è qualcuno che possa seriamente distinguere in linea generale quali siano le caratteristiche che differenziano una posizione dall’altra? In passato, a fronte della richiesta di un gruppo di universitari, in allora aderenti al Centro Terracini a Torino, di chi fosse un garantista, rispondevo che lo era il giudice che, in un caso di omicidio compiuto dal marito nei confronti della moglie, a fronte della costituzione spontanea dell’uomo con consegna dell’arma usata per l’omicidio, avesse ritenuto l’inapplicabilità di misure cautelari nei confronti dell’omicida che avrebbe potuto attendere il processo a piede libero: non vi era, infatti, né pericolo di fuga, né di inquinamento delle prove e meno che mai di reiterazione del reato! L’esempio dimostra che il garantismo è concetto fondamentale, ma è stato stravolto da un abile uso fatto da Berlusconi & C. nel corso dell’ultimo ventennio: “garantismo peloso”, è stato definito, intendendo con tale definizione un uso di parte del concetto, utilizzato, cioè, quando applicabile ai propri amici e viceversa non applicato negli altri casi. Ma garantismo non può che significare rispetto delle regole, in maniera uguale per tutti, e sempre nel pieno rispetto dei valori costituzionali e della Convenzione dei diritti dell’uomo che devono sempre prevalere nell’interpretazione e nell’applicazione della norma penale.

Cosa si intende, invece, per giustizialismo? Un’applicazione cieca della norma, l’attribuzione di pericolosità sociale a chiunque delinqua, con la conseguente conclusione della necessità della carcerazione sempre, magari, come qualcuno dice, gettando via la chiave della cella! Dunque, Nordio, che parla di rafforzamento della presunzione di innocenza e di abuso della carcerazione preventiva, sarebbe un garantista; ma che dire quando, invece, si schiera a favore dell’ergastolo ostativo: dunque, è giustizialista? Ed essere a favore o contro l’utilizzo del trojan per individuare i reati contro la pubblica amministrazione, oltre che per i reati di criminalità organizzata, è giustizialista o garantista?

Sembra di risentire Giorgio Gaber quando si chiedeva, con la sua sottile ironia, quali comportamenti fossero di destra e quali di sinistra:

«Fare il bagno nella vasca è di destra / Far la doccia invece è di sinistra /
Un pacchetto di Marlboro è di destra / Di contrabbando è di sinistra.! /
I blue-jeans che sono un segno di sinistra / Con la giacca vanno verso destra».

Insomma, mi pare che il difetto del ragionamento stia proprio nell’errata ed astratta contrapposizione tra i due concetti o, meglio ancora, nell’interpretazione che si dà di essi.

Dunque, se Nordio ritiene che si debba evitare, nei limiti del possibile, una carcerazione preventiva e ritenere l’imputato innocente sino a sentenza definitiva, poco ci deve interessare come etichettarlo: prendiamo per buono ciò che dice, ma non per questo lo possiamo trasformare in un campione del garantismo, come Berlusconi, e non solo lui, vuole farci credere. Perciò, quando dice, o dirà, che gli immigrati clandestini devono essere respinti o, comunque, contenuti in strutture di sicurezza, non facciamoci sviare dai concetti positivi che ha espresso sul carcere (vedremo se li applicherà) e contestiamogli, piuttosto, la contraddittorietà delle sue affermazioni.

In tutte le dichiarazioni di Nordio, poi, spicca la posizione a favore della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri: questa posizione ha a che vedere con l’essere garantista o giustizialista? Non è forse l’abbattimento di quella regola che vede il processo come un campo di calcio ove si affrontano con regole comuni due squadre con pari (si fa per dire!) poteri, governate da un arbitro super partes? E si può, forse, sostenere che un pubblico ministero, differenziato dal giudice, oltre che, ovviamente, dal difensore, operi nel rispetto di quella comune cultura della giurisdizione, che deve essere elemento fondamentale per un regolare svolgimento di ogni processo? Ma abbattere quella regola vuol forse dire essere garantisti, nel momento in cui si mette, invece, in discussione uno dei principi cardine del nostro ordinamento, cioè lo svolgimento di un processo equo, con regole di “ingaggio” definite?

Possiamo, dunque, serenamente concludere che non ce ne deve importare molto se Nordio sia garantista o giustizialista: badiamo al concreto, alle cose che propone (e a quelle che lascia intendere!) e soprattutto, badiamo alla difesa di quello strumento ineguagliabile che è la Costituzione, che è certamente, direbbe Gaber, di sinistra e che è altrettanto certamente garantista, nel momento in cui richiede l’applicazione delle regole uguali per tutti, ma sempre nel rispetto dei valori umani e sociali che la caratterizzano.

Gli autori

Roberto Lamacchia

Roberto Lamacchia, avvocato in Torino, è presidente dell’Associazione nazionale Giuristi democratici

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