Lo tsunami Juventus affonda il calcio

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La giustizia sportiva arranca faticosamente a rimorchio di quella penale per lo tsunami Juventus che, a una distanza generazionale da Calciopoli, rischia di travolgere per la seconda volta la più amata (e ora, a maggior ragione, odiata) società italiana. Considerando che, secondo la più recente statistica, all’interno dell’universo maschile un italiano su tre tifa per i bianconeri, il carisma bianconero sarà capace di resistere a questo durissimo colpo?

Quel che è emerso da indagini e intercettazioni è un gorgo di irregolarità, di errori a catena, di dissipazioni amministrative nel management di Andrea Agnelli, che si è comportato come il giocatore di poker che, per rimontare la corrente, continua a chiedere poste, a bluffare, fino a essere travolto dall’irrazionalità dei propri comportamenti. Il miraggio della Superlega, anti-popolare e presto contraddetto, è stato l’ultimo folle rilancio, dopo l’acquisto di Ronaldo, passo più lungo di una gamba già messa a dura prova dal disinvolto uso delle plusvalenze: coda che avrà una pendenza in sede civile perché l’esoso calciatore portoghese, dopo aver litigato con tutti gli ultimi club in cui ha militato, vuole chiudere la carriera con ricche prebende e pretende il pagamento di 19 milioni in base a una scrittura privata misteriosa e clandestina. Il detentore della cassaforte Juve – John Elkann – ha pazientato a lungo, troppo, prima di chiedere le dimissioni di Agnelli al fine di evitare l’immagine sconsolante di un presidente della società costretto agli arresti domiciliari. Un redde rationem avviato appena un attimo prima della definitiva capitolazione. Che è fatta di tanti incidenti di percorso. Come il caso Suarez e le pericolose connessioni con la ‘ndrangheta evidenziate dall’inchiesta Alto Piemonte. E ora – come ha sottolineato l’avvocato Grassani, il giurista più preparato in materia di contenzioso calcistico – la Juventus rischia addirittura la retrocessione e la revoca degli scudetti, secondo un copione già tristemente sperimentato.

Ma quel che è più grave per il sistema calcio è constatare che attorno al “pesce pilota” Juventus c’era un intero mondo che tramava contro la legalità. Combinando inciuci e scambi fittizi e supervalutati. Una rete che coinvolge Sassuolo, Atalanta, Udinese, Sampdoria ed Empoli. Evidente che questa attività lobbistica non poteva non avere ricadute sulla regolarità del campionato. Cos’è il risultato di una partita se non una pallida controfigura quando tratti affari farlocchi dell’ordine di milioni di euro? Ed è chiara la complicità di un intero mondo. Certo non ne esce bene il presidente della Federcalcio Gravina, pescato a partecipare a una riunione il cui obiettivo fondamentale è parare gli scandali che si preparano. Non a caso le dichiarazioni di commento del primo dirigente federale sono state molto timide e miti rispetto all’uragano montante anche grazie alla progressiva pubblicità delle intercettazioni (che fanno capire perché Marotta ha abbandonato la barcollante navicella bianconera e perché Paratici ha preferito approdare in altri lidi dopo aver combinato i disastri che ora si palesano in tutta la loro gravità).

Intanto la squadra, schiaffeggiata dal campionato e dall’andamento europeo, sarà chiamata a testimoniare su compromessi e bugie che chiamano alla sbarra in prima persona anche lo sdoppiato Chiellini (il calciatore e il dirigente). Quanto fair play e quanto vero sport c’era in questi comportamenti oltre il borderline, oltre la linea di confine di un’etica minimale? Domanda retorica. Solo grandi affari e nessun rispetto per un principio di minima eguaglianza competitiva. Viene da ripensare al profetico Zeman che aveva evocato l’eccessivo potere degli uffici amministrativi poco prima che deflagrassero gli scandali che decretarono la caduta del Parma di Tanzi e della Lazio di Cragnotti.

Gli autori

Daniele Poto

Daniele Poto, giornalista sportivo e scrittore, ha collaborato con “Tuttosport” e con diverse altre testate nazionali. Attualmente collabora con l’associazione Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Ha pubblicato, tra l’altro, Le mafie nel pallone (2011) e Azzardopoli 2.0. (2012).

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