Missili in Polonia e rischio di guerra mondiale

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«E vidi uscire dalla bocca del dragone, da quella della bestia e da quella del falso profeta tre spiriti immondi […]. Essi vanno dai re di tutta la terra per radunarli per la battaglia del gran giorno del Dio onnipotente. E radunarono i re nel luogo che in ebraico si chiama Harmaghedon» (Apocalisse, 16,1). Quando martedì sera le agenzie hanno battuto la notizia che due missili russi erano esplosi sul territorio della Polonia, un brivido di paura ha attraversato la coscienza collettiva. Improvvisamente si è materializzato il fantasma dello scoppio della terza guerra mondiale. Le esplosioni in Polonia come la scintilla che avrebbe acceso un grande fuoco che avrebbe divorato tutto. Per fortuna è emerso quasi subito che non si trattava di un deliberato attacco della Russia contro un paese NATO, si è trattato di un fatto accidentale, un’esplosione provocata da un missile antiaereo ucraino fuori controllo. Per qualche ora si è temuto che la Polonia, lo Stato europeo animato dallo spirito più bellicoso, potesse dolersi di aver ricevuto un attacco armato facendo scattare la clausola di mutua assistenza militare di cui all’art. 5 del Patto Atlantico. Per fortuna coloro che nelle segrete stanze tirano la fila della NATO hanno ritenuto che non fosse ancora giunto il momento dello scontro diretto con la Russia e quindi Biden, la notte stessa, si è affrettato a dire di ritenere improbabile che i missili siano partiti dalla Russia. Per USA e Gran Bretagna, che conducono le danze nella NATO, è molto più comodo dissanguare la Russia facendo morire solo gli ucraini piuttosto che impegnarsi in uno scontro diretto.

Lo scampato pericolo, però, deve farci riflettere quanto sia elevato il rischio di escalation della guerra in corso in Ucraina poiché, in qualsiasi momento si può verificare un incidente che coinvolga le forze armate dai paesi NATO, un casus belli, che ci trascini nella guerra senza che ce ne rendiamo conto. Non possiamo ignorare che il mondo è stato sull’orlo di un conflitto nucleare per errore in un’epoca in cui la guerra era solo “fredda” e non “calda” come adesso. Se il 26 settembre 1983, a fronte di un errore dei sistemi di rilevamento radar sovietici, che segnalarono un massiccio attacco missilistico americano, il mondo non è saltato in aria, ciò fu dovuto al sangue freddo del colonnello Petrov che non attivò la procedura di risposta automatica. Oggi non possiamo sperare che un nuovo colonnello Petrov ci salvi dalla guerra per errore, perché, a fronte di attacchi veri o fasulli con missili ipersonici, la risposta è affidata all’intelligenza artificiale, che non conosce né compassione, né pietà, né istinto di sopravvivenza.

L’incendio, acceso con l’invasione delle forze armate russe il 24 febbraio, non accenna a spegnersi, anche perché gli “aggrediti” non hanno alcuna voglia di negoziare e puntano a riprendersi manu militari persino quei territori che avevano perduto nel 2014, come il Donbass e la Crimea, dove la popolazione locale aveva voltato loro le spalle. Dopo aver vietato, con un proprio decreto, ogni negoziato con la Russia, Zelensky si è dovuto presentare al G20 con un volto più conciliante e ha posto dieci condizioni per arrivare alla pace. Ma si è trattato di una finzione: alcune delle condizioni imprescindibili invocate possono essere scritte soltanto, dopo la resa, in calce ad un trattato che sancisca la sconfitta della Russia. Evidentemente Zelensky non ha dato ascolto al consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti Jake Sullivan che il 4 novembre si è recato a Kiev per consigliare al presidente ucraino di prendere in considerazione una posizione negoziale “realistica” sulla possibilità di avviare colloqui con la Russia. Quindi il massacro continua ed è destinato a durare.

Da più fonti si parla di oltre centomila vittime da una parte e dall’altra. Quante centinaia di migliaia o milioni di morti bisogna mettere in conto prima che la guerra finisca con la disfatta della Russia, come irresponsabilmente auspicano USA, Gran Bretagna e Unione Europea? Potrà questo conflitto continuare senza che si verifichi un’escalation che ci coinvolga tutti nella guerra? Siamo sicuri che in Russia, una volta messa alle strette, a qualcuno non venga la tentazione di premere il grilletto nucleare? Dobbiamo pensare a un altro mondo per evitare di andare tutti all’altro mondo.

Gli autori

Domenico Gallo

Domenico Gallo, magistrato è presidente di sezione della Corte di cassazione. Da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo e del movimento per la pace, è stato senatore della Repubblica per una legislatura ed è componente del comitato esecutivo del Coordinamento per la democrazia costituzionale. Tra i suoi ultimi libri "Da sudditi a cittadini. Il percorso della democrazia" (Edizioni Gruppo Abele, 2013) e "Ventisei Madonne Nere" (Edizioni Delta tre, 2019).

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