La “marcia su Roma” nei giornali di 100 anni fa

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Cos’è stata, esattamente, la “marcia su Roma”?

Quale sia stato il ruolo storico di quell’avvenimento – anzi: di quell’insieme di avvenimenti – dal carattere politicamente eversivo e istituzionalmente golpista è oramai, in prospettiva storica, appurato: la debolezza, al limite della pusillanimità, del governo guidato da Luigi Facta nel (non) sostenere la decisione d’imporre lo stato d’assedio (l’unica che avrebbe potuto fermare Mussolini); la fascinazione mussoliniana subita dal re Vittorio Emanuele III e il suo rifiuto, di matrice autogolpista, di schierare l’esercito a difesa delle istituzioni statutarie; la duplicità delle forze armate, il cui comandante, il generale Armando Diaz, passa, nel giro di poche ore, dal ruolo di potenziale difensore dello Statuto a quello di ministro della Difesa del governo che lo Statuto farà a brandelli; l’illusione reazionaria dei sedicenti liberali, che ritenevano di poter usare il fascismo a fini antisocialisti e finirono usati dai fascisti a fini antiliberali (Giolitti, De Nicola, Croce, Einaudi sono solo alcune delle voci di un elenco lungo e, a tratti, doloroso).

Per quanto la storia non sia mai del tutto conosciuta – non possa mai esserlo del tutto –, i fatti principali sono noti e più che sufficienti a formulare un giudizio politico di irrevocabile condanna delle tante complicità, più o meno interessate, che nei tragici ultimi giorni dell’ottobre 1922 diedero avvio alla stagione più nefasta della nostra storia recente. Ma cosa sia stata, esattamente, la “marcia su Roma”, cosa sia accaduto in quei giorni, quali fatti, minuti o eclatanti, siano confluiti nell’insieme delle vicende raccolte sotto quel nome, chi ne sia stato protagonista, fautore, oppositore o anche solo semplice testimone non è altrettanto conosciuto o, quanto meno, non lo è a tutti nella misura che sarebbe invece – e tanto più oggi – necessaria. Una cosa, insomma, è l’interpretazione storica; un’altra la cronaca, pur sempre ragionata e selettiva, dei singoli fatti da cui quell’interpretazione scaturisce. Aiuta a colmare questo scarto il podcast 1922. Italia anno zero. La Marcia su Roma nei giornali di cento anni fa, realizzato dal giornalista del manifesto Andrea Fabozzi per “tracce.studio”, società di produzione ed editrice di audiolibri, podcast e audiodocumentari, titolare di un catalogo particolarmente attento ai temi storici (il podcast, pubblicato il 10 ottobre scorso, è scaricabile, al costo di 4,99 euro qui: https://tracce.studio/catalogo-generale/podcast/1922-italia-anno-zero/).

È un lavoro, quello di Fabozzi, costruito, grazie a un minuzioso lavoro di biblioteca, attraverso la raccolta, la selezione e, infine, la lettura dei giornali dell’epoca. Cronaca politica in senso proprio, insomma, fatta attraverso gli occhi dei testimoni, e a volte degli attori, di allora. Speranze e timori, illusioni e delusioni, non detti e non saputi, minacce e blandizie, astuzie e stoltezze, manovre e trame, fatti e retroscena, viltà e coraggio: tante sono le chiavi di lettura degli accadimenti di quei giorni, che Fabozzi intreccia con sapienza, scegliendo quale fonte far parlare, o quali mettere a confronto, sulle singole vicende che, di giorno in giorno, si guadagnano le prime pagine dei giornali o rimangono da svelare in quelle interne. Ne emerge una narrazione avvincente e coinvolgente, che, anche se sappiamo come andrà a finire, ci porta in maniera così profonda nel clima convulso di quei giorni, che, a volte, dimentichiamo quel che inevitabilmente sarà e quasi ci illudiamo che un commento particolarmente acuto o una lettura prospetticamente lungimirante possa far aprire gli occhi ai protagonisti dell’epoca, e fermarli prima che l’irreparabile si compia.

Con abilità, l’autore accompagna costantemente la comprensione dell’ascoltatore contemporaneo tramite la precisazione della proprietà della testata da cui legge o dell’orientamento politico dell’autore dell’articolo che ci farà ascoltare. Si scopre così il ruolo decisivo esercitato, nell’Italia di allora, dalla stampa nel formare l’opinione pubblica, grazie alla varietà delle testate che venivano vendute per le strade, la cui diffusione era favorita, nonostante l’ampio analfabetismo, dal modestissimo prezzo di vendita. Tutti gli esponenti politici più importanti avevano una propria testata di riferimento, con cui alimentavano un rapporto di collaborazione, anziché di separazione, tra potere politico e potere mediatico che ricorda quello che, ancora oggi, così profondamente segna il costume politico del nostro Paese. Più limpido, sotto questo profilo, il ruolo delle testate apertamente edite dai partiti di massa, una pluralità di voci che mettevano direttamente in contatto dirigenti politici e militanti e consentivano ai partiti di prendere posizione sulle questioni di loro interesse. A ulteriormente incrementare il ruolo dei giornali era, poi, l’abitudine di pubblicare più edizioni giornaliere, cosa che permette agli ascoltatori odierni di seguire – alla maniera delle pagine web soggette a costante aggiornamento – l’apprendimento o l’approfondimento delle notizie più importanti man mano che si andavano formando nel corso della giornata.

L’arco temporale coperto dal podcast di Fabozzi è ristretto ai giorni decisivi: dal 24 al 31 ottobre 1922 (l’adunata fascista di Napoli; la vicenda dello stato d’assedio; la marcia vera e propria: quella volta alla celebrazione della vittoria, non alla presa del potere), con un salto nel passato, al 1° agosto (lo sciopero “legalitario” proclamato dall’Alleanza del lavoro contro la violenza fascista, destinato al fallimento), che consente di comprendere il clima generale in cui si verificheranno i fatti di ottobre, e una puntata nel futuro, al 16 novembre, giorno della sottomissione della Camera al potere mussoliniano tramite la concessione della fiducia a un presidente del Consiglio che fin da subito assume tratti banditeschi.

La durata complessiva del podcast – tre ore e trentuno minuti – consente l’ascolto consecutivo delle cinque puntate, organizzate in ordine non cronologico, in cui è suddiviso (Assedio, Sciopero, Adunata, Marcia, Bivacco): probabilmente la scelta preferibile, perché il susseguirsi dei fatti consente di cogliere a pieno tutte le implicazioni e le connessioni dei tanti accadimenti riportati, anche grazie all’esposizione dell’autore sempre piacevole e coinvolgente, asciutta nel riportare le singole vicende, ma ricca di osservazioni, commenti, collegamenti, precisazioni e guizzi ironici che assicurano la godibilità di un lavoro di ricerca prezioso e utilissimo a meglio comprendere quel che siamo stati, al fine – si spera – di sfuggire al rischio di tornare a esserlo.

Gli autori

Francesco Pallante

Francesco Pallante è professore associato di Diritto costituzionale nell’Università di Torino. Tra i suoi temi di ricerca: il fondamento di validità delle costituzioni, il rapporto tra diritti sociali e vincoli finanziari, l’autonomia regionale. In vista del referendum costituzionale del 2016 ha collaborato con Gustavo Zagrebelsky alla scrittura di "Loro diranno, noi diciamo. Vademecum sulle riforme istituzionali" (Laterza 2016). Da ultimo, ha pubblicato "Contro la democrazia diretta" (Einaudi 2020) e "Elogio delle tasse" (Edizioni Gruppo Abele 2021). Collabora con «il manifesto».

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