Contro la minaccia nucleare: scendere in piazza in massa, ora

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Il momento di scendere in piazza, in massa, è ora. Se davvero la nostra libertà, quella che distingue le democrazie occidentali dall’autocrazia russa, è ancora viva e vitale, è inconcepibile non usarla. È inconcepibile la passività con la quale noi, uomini e donne dell’Occidente, camminiamo sull’orlo dell’abisso nucleare.

È sempre sconvolgente leggere le cronache dei momenti che hanno segnato tragicamente la storia. In certi casi la folla inneggiava alle dichiarazioni delle guerre che presto le avrebbero decimate. Più spesso la vita continuava con leggerezza, si finiva danzando tra le braccia della morte. Ebbene, oggi è il nostro turno. La follia omicida di Vladimir Putin e l’irresponsabile bellicismo delle cancellerie occidentali stanno trascinando l’umanità verso una catastrofe. Ormai l’uso di armi nucleari nei prossimi giorni è accreditato come possibile, se non probabile. Ma a dispetto delle dichiarazioni e dei calcoli (spesso allucinanti) degli esperti, nessuno davvero sa cosa succederebbe dopo il lancio di una prima atomica, anche “solo” tattica. Quanto velocemente brucerebbe la miccia, in tutto il mondo? Con quanto margine per eventi imprevisti, per errori, per l’imponderabilità del caso? Stiamo per buttare un fiammifero in un deposito di benzina: davvero sappiamo cosa succederà un attimo dopo?

Nel 1955 un manifesto promosso da Bertrand Russell e Albert Einstein diceva: «In considerazione del fatto che in una qualsiasi guerra futura saranno certamente usate armi nucleari e che queste armi minacciano la continuazione dell’esistenza umana, noi invitiamo i governi del mondo a rendersi conto, e a dichiararlo pubblicamente, che il loro scopo non può essere ottenuto con una guerra mondiale, e li invitiamo di conseguenza a trovare i mezzi pacifici per la soluzione di tutti i loro motivi di contesa». Quel futuro è ora: l’ottobre del 2022. Nella premessa di quella risoluzione, quei due giganti del pensiero pacifista avevano scritto: «Il mondo è pieno di conflitti, tra cui, tralasciando i minori, spicca la titanica lotta tra Comunismo e Anticomunismo. Quasi chiunque abbia una coscienza politica nutre forti convinzioni a proposito di una di queste posizioni; noi vogliamo che voi, se è possibile, mettiate da parte queste convinzioni e consideriate voi stessi solo come membri di una specie biologica che ha avuto una ragguardevole storia e di cui nessuno di noi desidera la scomparsa». Oggi dobbiamo dire: è in corso una lotta tra Occidente e Russia (e Cina). Ciascuno di noi umani ha un giudizio più o meno chiaro circa i torti e le ragioni. Ma ora è il momento di pensare come appartenenti all’unica vera patria, il mondo; all’unica vera nazione, l’umanità. In un conflitto atomico nessuna ragione potrà prevalere: solo la morte vincerà.

Come ha detto il papa parlando ai ragazzi dell’emergenza climatica, questo è il momento di fare chiasso. È il momento di uscire di casa, di andare per strada, chiedendo ai nostri governi democratici di ascoltare la voce dei loro popoli. I cuori pulsanti delle democrazie sono i parlamenti, ma ci sono dei momenti così gravi da pretendere che il popolo faccia sentire direttamente la propria voce: in questo caso, la propria voglia di vivere.

Nelle ultime ore in Italia molti appelli e molte voci individuali invitano alla mobilitazione, e un leader di primo piano come Giuseppe Conte ha fatto suo questo invito. È un passo importante. Ma deve essere soprattutto la società a insorgere: le associazioni, i sindacati, le chiese, le studentesse e gli studenti. C’è qualcosa di insopportabile nel vivere questi giorni come giorni qualunque, quando potrebbero essere davvero i nostri ultimi giorni: gridiamo ai nostri governi che le Costituzioni che li legittimano nascono per difendere i popoli, non per estinguerli. Diciamo loro: l’opzione della guerra nucleare non è un’opzione. E non basta non cominciarla, è vitale fare di tutto (e anche di più) per non indurre l’altro fronte a cominciarla a sua volta. Svegliamoci oggi da questa abulia, domani sarà tardi!

L’articolo è pubblicato anche su Il Fatto quotidiano

Gli autori

Tomaso Montanari

Tomaso Montanari insegna Storia dell’arte moderna all’Università per stranieri di Siena. Prende parte al discorso pubblico sulla democrazia e i beni comuni e, nell’estate 2017, ha promosso, con Anna Falcone l’esperienza di Alleanza popolare (o del “Brancaccio”, dal nome del teatro in cui si è svolta l’assemblea costitutiva). Collabora con numerosi quotidiani e riviste. Tra i suoi ultimi libri Privati del patrimonio (Einaudi, 2015), La libertà di Bernini. La sovranità dell’artista e le regole del potere (Einaudi, 2016), Cassandra muta. Intellettuali e potere nell’Italia senza verità (Edizioni Gruppo Abele, 2017) e Contro le mostre (con Vincenzo Trione, Einaudi, 2017)

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3 Comments on “Contro la minaccia nucleare: scendere in piazza in massa, ora”

  1. #AnnaPolitkovskaja assassinata il 7 ottobre del 2006 perché aveva capito tutto e detto tutto di #Putin
    Coloro che manifestano per la vera pace dovrebbero sfilare con le foto di tutte le persone uccise da Putin !

    1. @Mariosalis Ti invito a rileggere in particolare la fine del terzo paragrafo dopo Russell/Einstein. Del tuo “coloro che..” dovresti poi far parte anche tu: se credi nella “vera” pace, come dici tu, unisciti per esprimere dissenso. Abbiamo bisogno di schierarci dalla sola e unica parte: nell’articolo è esplicitata quale. È quella che ci accomuna al di là degli schemi mentali su torti e ragioni, di cui il tuo commento è vittima anche perché al livello in cui siamo finiti la responsabilità non è unilaterale.

  2. Scendere in Piazza è importante per creare due benefici: fare sentire le persone che partecipano, in qualche modo concretamente attive nel senso di avere una potenzialità ad associarsi per creare opinione che esprima una nuova progettualità ma anche per far sentire a chi è in pericolo che non è stato abbandonato e che ha la reale possibilità di trovare rifugio.
    Spero che i mezzi di comunicazione di MASSA si adoperino per dare all’operazione il MASSIMO di visibilità! Sarebbe il caso di uscire dai confini italiani, perché solo chi sta respirando il proprio ultimo soffio di vita può disinteressarsi della situazione che stiamo vivendo. L’UMANITA’ MANIFESTI GLOBALMENTE LA PROPRIA VOLONTA’ DI VIVERE!!!!

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